DISCLOSURE DAY

DISCLOSURE DAY

Fantascienza + Steven Spielberg = Disclosure Day. Con Emily Blunt, Josh O’Connor e Colin Firth, il film è fantascienza canonica che si prende le sue libertà, con più di un problema di costruzione riscattato dalla potenza, dalla qualità e dall’intelligenza dello spettacolo.

Cosa vuol dire, davvero: non siamo soli

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Riassumendo la storia del cinema americano dagli anni ’70 in poi, pochi pitch sono più elettrizzanti di: un film di fantascienza diretto da Steven Spielberg. In alternativa, perché non è un segreto e, se sì, è di Pulcinella: un film di Steven Spielberg che parla di vita extraterrestre. Stanno davvero così le cose con Disclosure Day, in sala dal 10 giugno 2026 per Universal Pictures Italia? Discutiamone. Lo script è del solito David Koepp ma l’idea è di Spielberg, il cast è pazzesco – Josh O’Connor, Emily Blunt, Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo – la colonna sonora è del monumentale John Williams. La prima cosa che salta all’occhio è come la storia giochi con le idee preconcette su cosa sia e come debba comportarsi un film di fantascienza diretto da Steven Spielberg. A guardarlo da vicino, Disclosure Day aderisce al canone – tecnologia e sentimento, storytelling mostruoso, azione, un gusto per una messa in scena agile, moderna ma insieme così tradizionale – ma sa anche deviarlo. Più umano che extraterrestre, è un film di fantascienza del tipo più flessibile e ibrido, al punto che viene da chiedersi se stavolta l’etichetta non sia la più pigra e stiracchiata delle semplificazioni.

Extraterrestre, con enfasi sul terrestre

Disclosure Day, Delaney Anne Cuthbert in un momento del film
Disclosure Day, Delaney Anne Cuthbert in un momento del film

Disclosure Day guarda alle stelle ma pensa all’essere umano. La contraddizione è solo apparentemente ironica o, meglio, l’ironia riflette in modo impietoso l’algida deriva, fredda, impersonale e algoritmica, del sempre più mediocre cinema commerciale americano. Pochi film di questo tipo parlano così poco degli alieni e così tanto di noi come Disclosure Day, il più terrestre di tutti i film sulla vita extraterrestre. L’empatia, il bisogno di conoscere, la poesia dello stupore, la solitudine e la possibilità di condividere vita ed esperienze; è questo che importa. È un film “testamentario” per Steven Spielberg, ma l’affermazione non va intesa in senso triste e profetico. Cosa riservi il futuro professionale al maestro lo scopriremo solo vivendo, l’auguro è per il meglio, ma Disclosure Day è una faccenda molto personale per Steven Spielberg anche in relazione alla sua filosofia dello spettacolo. La missione cinematografica di Disclosure Day è: reclamare, per il cinema d’azione, per il genere, per lo spettacolo nella forma più pura e nobile, l’intelligenza e il sentimento necessari. A una buona storia servono entrambe, testa e cuore, soprattutto il cuore, sottolinea Spielberg. Che ci sia bisogno di ribadirlo testimonia di quanto male vadano le cose, sullo schermo e fuori. In Disclosure Day, le cose, almeno all’inizio, vanno davvero male.

Il caos ai margini, mentre al centro della scena c’è un segreto sconvolgente

Disclosure Day, Emily Blunt con Colman Domingo, Josh O'Connor e Tommy Martinez in un momento del film
Disclosure Day, Emily Blunt con Colman Domingo, Josh O’Connor e Tommy Martinez in un momento del film

Il mondo è sull’orlo della Terza Guerra Mondiale: caos, assoluta perdita di senso, la morte della speranza e il senso di una fine incombente. La densità di Disclosure Day si riflette nello scarto tra la periferia – il mondo che va in pezzi – e il centro della storia. Daniel (Josh O’Connor) e Jane (Eve Hewson) sono tra i pochi a non preoccuparsi di questo genere di cose. A loro, della Corea del Nord non importa molto. Stanno insieme da poco, hanno segreti custoditi gelosamente e una missione da portare a termine. Per conto di chi? Di un collettivo misterioso, e il capo si chiama Hugo (Colman Domingo). Daniel ha sottratto delle informazioni, potenzialmente esplosive per il genere umano, controllate dalla nefasta corporation guidata da Noah Scanlon (Colin Firth) in combutta col governo americano. Daniel, Hugo e, con qualche difficoltà in più, Jane, credono che le informazioni vadano divulgate. Anzi, sono convinti che condividerle col resto dell’umanità sia un dovere morale. È a questo punto che la traiettoria dei personaggi si interseca con quella di Margaret (Emily Blunt), meteorologa in una tv di Kansas City insoddisfatta della propria vita. Dir più di così, per esempio a proposito del potentissimo finale, non si può. Il tipo di suspense alimentata dal film non impone ma suggerisce che ci si avvicini sapendone il meno possibile.

Lo script zoppica: è davvero importante?

Disclosure Day, Emily Blunt e Josh O'Connor in una tesa sequenza del film
Disclosure Day, Emily Blunt e Josh O’Connor in una tesa sequenza del film

Steven Spielberg conosce le leggi – scritte e non – del cinema spettacolare e sa bilanciare l’intelligenza e la deliberata vacuità di questo tipo di intrattenimento con un istinto prodigioso affinato da un’esperienza e una capacità di storytelling fuori dal mondo. Non esiste, oggi, forse non è esistito nemmeno ieri – Hitchcock, magari – un narratore per immagini così disinvolto. Il piacere di Disclosure Day è sensoriale, di messa in scena, di sound mixing, orchestrale – la colonna sonora di John Williams è un auspicabile richiamo ai classici degli anni ’70 – e di potenza dell’immagine. I difetti vanno cercati in zona copione, e si tratta per lo più di limiti di costruzione e di definizione dei caratteri. Disclosure Day è uno dei film più visibilmente imperfetti di Steven Spielberg da un po’ di tempo a questa parte. Il rapporto tra il mondo – la guerra, il caos generalizzato – e i personaggi è tratteggiato in maniera imprecisa. La storia si concentra soprattutto sul segreto e le ripercussioni emotive e culturali della sua divulgazione, va da sé, ma dovremmo sentire il caos della vita quotidiana con un’intensità superiore. Disclosure Day ha il pregio di introdurre lo spettatore nel mezzo dell’azione, senza perder tempo in preamboli; l’involontario risvolto di questa rapidità è che non tutte le caratterizzazioni sono tratteggiate a dovere. Con la parziale eccezione di Josh O’Connor,va meglio alle donne. Eve Hewson, incarnazione di una fede traballante, lacerata dal dubbio ma aperta alla speranza. Emily Blunt, che si prende il tempo necessario a tratteggiare il viaggio di Margaret da una vita come tante all’inedito ruolo di intermediaria tra l’umanità e un segreto di colossale rilevanza. I difetti del film sono visibili, e poco importanti. È il cinema che conta. Lo spettacolo, la fantascienza, la fiaba, la religione, la scienza, la tecnologia e l’emozione. Soprattutto l’emozione.

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Un film spielberghiano, a suo modo kubrickiano

Disclosure Day, una inquietante immagine del film di Steven Spielberg
Disclosure Day, una suggestiva immagine del film di Steven Spielberg

Disclosure Day è l’anello di congiunzione tra la magnificenza sensoriale di Incontri ravvicinati del terzo tipo e l’empatia struggente di E.T. – L’Extraterrestre, con venature paranoiche e un senso ansiogeno della realtà più vicini alla produzione recente. È il film più kubrickiano di Steven Spielberg da qualche anno a questa parte: aderisce al canone fantascientifico ma lo porta al punto di massima deformazione, mixato all’action e con risvolti favolistici, imbevuto di un senso religioso, quasi messianico – non fondamentalista – dell’esistenza. Nonostante le enormi differenze, come faceva 2001 – Odissea nello spazio, Disclosure Day cerca, mentre riflette sulla condizione umana, un’armonia (forse impossibile) tra scienza e spiritualità. L’esperienza fuori schema – film è riduttivo – di Stanely Kubrick coniugava sacro e profano (scientifico) immaginando l’evoluzione umana accompagnata da una razza aliena tanto sofisticata da imporsi ai nostri occhi come una forza divina. Più modestamente, il potente anche se imperfetto film di Steven Spielberg usa la religione, la spiritualità e la fiaba per ragionare di sentimenti, bisogni e verità universali: lo stupore verso l’ignoto, il bisogno di conoscere, la condivisione come antidoto al più grande vulnus esistenziale, la solitudine.

Lennon/McCartney

Disclosure Day, un'immagine dei cerchi nel grano
Disclosure Day, un’immagine dei cerchi nel grano

Disclosure Day manipola il mantra della narrativa fantascientifica extraterrestre e ne recupera il sentimento: non siamo soli… a condividere il peso e lo stupore dell’esistenza. Serviva Steven Spielberg a ricordarci che nella vita e al cinema è tutta questione di sensibilità e ragione, con una leggera enfasi sulla prima. È il monito che il film rivolge al cinema contemporaneo, che celebra il trionfo della tecnologia messa al servizio di intrattenimento inerte, e nella ridondanza di un effetto speciale ottuso e fine a sé stesso nasconde goffamente la sua immorale fame di profitti. Disclosure Day è un film fiaccato dalla sovrapposizione di troppe linee narrative e che fatica ad accogliere, nella sua idea di spettacolo, le tante cose che ha da dirci sulla condizione umana. Non è un problema, la sua forza è più elementare. È Steven Spielberg, è il senso per uno spettacolo intelligente e sensibile, è il gusto per la narrazione, il bisogno primordiale di incantare e restare incantati dal cinema e dai misteri dell’esistenza. Il film è sentimentale e perciò divisivo, come spesso capita nella vita e nella carriera del nostro. Se Kubrick è il graffio rock e malinconico di un Lennon, l’equazione suggerisce che Spielberg sia il McCartney del cinema, il versante (apparentemente) più ottimista, il lato melodico che talvolta sconfina nello sdolcinato la cui consistenza tendiamo di quando in quando a smorzare (sbagliando) con una cinica scrollata di spalle. La verità è che c’è poco cinema più intrinsecamente cinematografico di quello di Steven Spielberg, e Disclosure Day ne è una efficace dimostrazione. Con coerenza, la sua forza viene fuori ragionando ed emozionandosi. Soprattutto emozionandosi.

Locandina

Disclosure Day, la locandina italiana del film di Steven Spielberg

Gallery

Scheda

Titolo originale: Disclosure Day
Regia: Steven Spielberg
Paese/anno: Stati Uniti / 2026
Durata: 145’
Genere: Drammatico, Fantascienza, Thriller
Cast: Wyatt Russell, Colman Domingo, Emily Blunt, Colin Firth, Josh O’Connor, Henry Lloyd-Hughes, Elizabeth Marvel, Eve Hewson, Noah Robbins, Chavo Guerrero Jr., Jeremy Shamos, Amir Malaklou, Brandon Wilson, Brian Cage, Brian Hutchison, Elliot Villar, Gabby Beans, Hettienne Park, Jim Parrack, Lance Archer, Lora Lee Gayer, Priyanka Kedia, Tommy Martinez
Sceneggiatura: David Koepp
Fotografia: Janusz Kaminski, Patrick Capone
Montaggio: Sarah Broshar
Musiche: John Williams
Produttore: Kristie Macosko Krieger, Steven Spielberg, Michael Kahn, Emma Elgort
Casa di Produzione: Universal Pictures, Amblin Entertainment
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 10/06/2026

Trailer

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Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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