ROMERÍA – IL MARE DEI RICORDI
di Carla Simón

Carla Simón torna al cinema dopo l’Orso d’Oro a Berlino 2022 (Alcarràs - L'ultimo raccolto) con un giallo esistenzialista ambientato a Vigo. Romería - Il mare dei ricordi, che prima di uscire in sala va al Biografilm 2026, è una riflessione sul rapporto tra tempo, memoria e identità.
Il mare dei ricordi e dell’identità
Prima di arrivare nelle sale italiane, l’11 giugno 2026 per I Wonder Pictures, Romería – Il mare dei ricordi passa al Biografilm Festival. Era già stato a Cannes, un anno prima. La routine festivaliera è invogliata dal pedigree dell’autrice, la catalanaCarla Simón, qui regista e sceneggiatrice; con il precedente Alcarràs – L’ultimo raccolto aveva vinto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 2022. C’è del terreno in comune tra i due film, si tratti di misurare l’eredità del tempo o di tracciare i limiti del senso di appartenenza a una terra e a una comunità, ma non bisogna neanche esagerare. Romería – Il mare dei ricordi va per la sua strada: è esistenzialista per vocazione e ha una struttura che, soprattutto all’inizio, somiglia al genere, declinato in giallo. È un film personale, per Carla Simón, e questo spiega perché non quadra tutto come dovrebbe. La miscela degli ingredienti richiedeva un altro tipo di lucidità, meno compromessa col materiale, e probabilmente l’intervento di un punto di vista vergine, alieno, lontano dalla storia, avrebbe aiutato. Detto questo, Romería – Il mare dei ricordi funziona – magari a corrente alternata, tra un’imperfezione e l’altra, ma funziona – perché, a dispetto degli sbilanciamenti strutturali, ha buone idee e un’intuizione azzeccata. Da lì vale la pena di partire.
L’intuizione

L’intuizione di Carla Simón è che il racconto di formazione è tale solo quando nega sé stesso. Quando impara a essere, a farsi, cronaca di una disintegrazione, disfacimento dei pregiudizi, requiem delle mezze (false) verità e ricostruzione di nuova verità, più sincera, dolorosa e brutale, l’unico terreno possibile su cui costruire l’identità. Romería – Il mare dei ricordi è la storia di una giovane donna che torna a casa (la casa, è del padre) per riempire il vuoto della sua identità. È l’estate del 2004 e Marina (Llúcia Garcia) ha diciotto anni. È cresciuta con una madre adottiva perché i genitori biologici sono morti quando era piccola. Torna a Vigo dalla famiglia del papà Alfonso detto Fon, un’accoglienza tiepida. C’è l’affetto imbarazzato dello zio Lois (Tristán Ulloa), un numero imprecisato di cugini ma a lei interessa soprattutto Nuno (Mitch Martín), il chiacchiericcio delle zie, l’amicizia della pecora nera della famiglia, la reticenza sospetta dei nonni. Marina è a Vigo per ovviare a un impaccio burocratico, la certificazione del riconoscimento paterno che le serve per una borsa di studio. In tasca ha il diario della madre ed è la sola porta alle verità sottaciute della prima infanzia. Non ha che parole per fantasticare sulla vita dei suoi; la ricostruisce con la sua videocamera, perché se il passato è opaco il futuro già si intravede, e il futuro di Marina è il cinema.
Verità, identità e memoria

Carla Simón si specchia in Marina e muove Llúcia Garcia nei labirinti del tempo perduto e della memoria, e il suo film che somiglia a una casa infestata. Marina è puro cinema, agisce e reagisce in modo plastico, espressivo, non verbale. Le parole sono fragili: ciò che conta, del bisogno di verità della ragazza – e Llúcia Garcia lo tratteggia con trattenuto stupore e una bella dignità – è nello sguardo e in una postura di tenacia ostinata, cocciuta. Marina è spesso ai margini dell’inquadratura in Romería – Il mare dei ricordi ma poi si sposta verso il centro, per recuperare quanto può della vita del padre nascosta dalle ipocrite reticenze dei parenti; è il vuoto che deve riempire per trovare sé stessa. Buona parte delle (poche) cose che sa sui genitori sono, se non false almeno imprecise. Non resta che sbarazzarsi di quel poco e aprirsi alla novità. È qui che il racconto di formazione cambia pelle senza tradire la sua natura, e si fa cronaca della disintegrazione del vecchio (sé) per arrivare al nuovo: Marina, in pace (sul serio?) con la memoria e la fine dei suoi, approda alla verità, e la scopre frammentaria, ambigua e frustrante. Non per questo meno vera. È il viaggio dell’identità.
Verità, identità e memoria, per un film che non riesce sempre a conciliare forma e contenuto

La verità è identità, l’identità è memoria, la memoria è l’ambigua eredità del tempo. Ecco la complessa morale della favola di Carla Simón e di un film in bilico tra intimismo, spettacolo e vocazione autobiografica. Per una buona prima metà della storia, forse qualcosa in più, il viaggio di Marina ha la forma e la cadenza del giallo. Un’indagine venata d’esistenzialismo è comunque un’indagine, è l’esplosiva attesa per lo scoperchiamento del mistero che toglie il sonno alla protagonista: cos’è successo a suo padre? Carla Simón si fa bastare l’originalità formale, e non lavora allo stesso modo sull’estetica. La messa in scena è sobria, composta, forse troppo sobria e composta: una grazia leggera e mai violenta nella resa, alternando macchina a mano e sguardo statico. Solo nella terza parte, quando la memoria dei genitori si fa carne, storia e immagine, solo nel suggestivo preambolo al finale, Romería – Il mare dei ricordi esprime finalmente quella forza poetica, struggente, esistenzialista e politica (con pudore, ma c’è) accennata nella prima parte.
È un sogno a occhi aperti, è una fantasia realistica e dolorosa, forse dura troppo e arriva in ritardo ma è seducente, è un’espressione di libertà creativa, è sentimentalmente forte. Audace nella forma, ha qualcosa da dire sul rapporto tra identità e tempo – la verità e la memoria sono filtrate dal punto di vista dell’osservatore/ice, ergo la verità sui genitori di Marina esiste solo rielaborata dalla sua imaginazione– ed è esteticamente appagante. È l’unico momento in cui la carne e l’anima di Romería – Il mare dei ricordi esprimono il massimo delle rispettive potenzialità. Carla Simón gira un film che su memoria, appartenenza, identità e tempo – e del modo in cui sono legati – e ha molto da dire, ma fatica a tradurre i suoi pensieri in una forma cinematografica coerente. Lo squilibrio, qui, è tra una forma incerta e un contenuto di granito. Funziona per quello che ha da dirci – per l’ambiguità, frustrante ma vera, con cui ammorbidisce e sfuma le sue conclusioni, per gli sfondi, per l’intensità misurata di Llúcia Garcia – e un po’ meno per come prova a dircelo.
Locandina

Scheda
Titolo originale: Romería
Regia: Carla Simón
Paese/anno: Spagna, Germania / 2025
Durata: 114’
Genere: Drammatico
Cast: Tristán Ulloa, Alberto Gracia, Antón Lemos, Celine Tyll, Gabriela Rodríguez, Gala Rodríguez, Hans Romagosa, Helena González, Janet Novás, José Ángel Egido, Laia Manzanares, Laura Nuñez, León Romagosa, Lia Mora, Llúcia Garcia, Marina Troncoso, Miryam Gallego, Mitch Martín, Moisés Fernández, Nerea Kirsten, Pilar Viqueira, Sara Casasnovas, Toño Casais
Sceneggiatura: Carla Simón
Fotografia: Hélène Louvart
Montaggio: Sergio Jiménez, Ana Pfaff
Musiche: Ernest Pipó
Produttore: Olimpia Pont Chàfer, Holger Stern, Àngels Masclans, Stefan Schmitz, María Zamora
Casa di Produzione: Ad Vitam, Movistar Plus+, Dos Soles Media, 3Cat, Elastica Films, Ventall Cinema, Televisión de Galicia (TVG) S.A., Romería Vigo, Netflix, Radio Televisión Española (RTVE), ZDF/Arte, Instituto de la Cinematografía y de las Artes Audiovisuales (ICAA), MK2 Films, Crea SGR
Distribuzione: I Wonder Pictures
Data di uscita: 11/06/2026
