THE SUMMONING OF BABY BLUE

THE SUMMONING OF BABY BLUE

L'edizione 2025 dell'Italian Horror Fantasy Fest, tenutasi nella Casa del Cinema di Roma lo scorso autunno, si era conclusa con la proiezione in anteprima europea di The Summoning of Baby Blue: un horror corale affascinante seppur diseguale nei risultati, con cortometraggi intrecciati tra loro grazie a un curioso e intrigante stratagemma narrativo.

Le evocazioni pericolose

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L’edizione 2025 dell’Italian Horror Fantasy Fest, da noi già celebrata per l’originale, brillante The Red Mask di Ritesh Gupta meritatamente premiato tra i lungometraggi, si era conclusa alla Casa del Cinema con la proiezione, in anteprima europea, di The Summoning of Baby Blue, film corale prodotto negli Stati Uniti e distribuito dalla neozelandese Black Mandala, partner ufficiale del festival. Non vi era stato modo all’epoca di parlarne. Ma ora che il film sta uscendo – almeno in streaming – in diverse nazioni, ad esempio Svezia e Paesi Bassi, riteniamo che qualche commento lo meriti. Anche per il particolare fascino che possono esercitare i film a episodi.

Diversi sono infatti i capitoli che compongono The Summoning of Baby Blue, in pratica cortometraggi horror perlopiù brevi e folgoranti, intrecciati tra loro grazie a un curioso e intrigante stratagemma narrativo. Citiamone quindi a scaglioni i differenti autori. Sergio Gonzales firma The Summoning of Baby Blue(il capitolo eponimo che fa da collante agli altri racconti), Brandon Piskorik è l’autore di Scarecrow, Corey Benson Powers dirige Locksmith, Felipe Vargas firma invece sia Hiveche Carnivora, mentre la regia dell’ultimo racconto In the Shadow of God è di Brian Sepanzyk. Ma vorremmo sottolineare un altro contributo artistico di prim’ordine, quello dell’argentino Luciano Onetti, grande ammiratore diDario Argento che qui si è occupato – ottimamente – della colonna sonora, ma che in passato abbiamo ammirato anche come regista: vi sono Sonno profondo (2013), Francesca (2015) e Los olvidados (2017), tra i suoi titoli più famosi.

Davanti allo specchio

The Summoning of Baby Blue, un'agghiacciante scena del film
The Summoning of Baby Blue, un’agghiacciante scena del film

Vanno quindi considerate mani differenti, dietro la realizzazione di questo film a episodi, alcune ispirate, altre meno. Proprio la cornice narrativa ideata da Sergio Gonzales, ovvero il capitolo The Summoning of Baby Blue, regala le tensioni più forti, pur appoggiandosi a un citazionismo alquanto sfrontato, sfacciato. La situazione iniziale ricorda del resto la saga di Scream nonché altri slasher movies, con l’immancabile baby sitter chiusa in casa e – almeno apparentemente – minacciata al telefono da chissà quale psicopatico. L’evoluzione del racconto sarà però di altro tipo. A farle visita non sarà infatti un clone di Ghostface bensì alcuni avventati amici, intenzionati a proporle un gioco che per la presenza dello specchio e di alcuni rituali da seguire non può non ricordare, a sua volta, Candyman (1992) e relativi sequel.
L’evocazione di spettrali figure regala qui qualche brivido…
Ma soprattutto, dovendo ciascuno dei personaggi coinvolti inserire nel rituale un proprio racconto dell’orrore, ispirato magari alle classiche “leggende metropolitante”, tale esercizio di storytelling si rivela strada facendo un ottimo canovaccio su cui inserire gli altri spaventosi cortometraggi. Sebbene lo stesso episodio che fa da cornice si chiuda forse in maniera un po’ troppo brusca, affrettata, la trovata in sé è qualcosa di decisamente funzionale, che contribuisce ad assicurare al film un ritmo secco, tagliente.

Gli altri racconti

The Summoning of Baby Blue, un'inquietante immagine del film
The Summoning of Baby Blue, un’inquietante immagine del film

Purtroppo non tutti gli episodi hanno la stessa presa sullo spettatore. A Locksmith di Corey Benson Powers e In the Shadow of God di Brian Sepanzyk, che nel flirtare col prolifico filone della home invasion possono vantare qualche stuzzicante variazione sul tema, va purtroppo rimproverata qualche soluzione narrativa confusa e approssimativa, che brucia almeno in parte l’effetto sullo schermo di soggetti iniziali non originalissimi, ma neanche così banali.

Le vere perle del lotto sono però i due corti diretti da Felipe Vargas: in Hive l’infestazione di un parco giochi per bambini ha esiti così perturbanti, malvagi, stranianti, da proiettare il pubblico in una dimensione tanto liminare alla realtà quanto inquietante e sottilmente perversa. Mentre le non meno orripilanti “tradizioni famigliari” in ambiente latino di Carnivora, con quelle mutazioni fisiche oscene e un sornione ritorno al tema (presente anche nell’altro cortometraggio) dell’essere inghiottiti, digeriti, imprigionati in un corpo altro, occhieggiano intelligentemente tanto alla poetica “cronenberghiana” che a quella di Brian Juzna.

Locandina

The Summoning of Baby Blue, la locandina originale del film
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Scheda

Titolo originale: The Summoning of Baby Blue
Regia: Brian Sepanzyk, Brandon Piskorik, Felipe Vargas, Sergio Gonzalez, Corey Benson Powers
Paese/anno: Stati Uniti, Argentina / 2025
Durata: 76’
Genere: Horror
Cast: Adam Lolacher, Mark Kandborg, Xochitl Gomez, Aaron Burt, Agustín Olcese, Andrew Roy Drury, Carmela Zumbado, Daniela Flombaum, Gigi Zumbado, Giovanni Onetti, Julia Vera, Justina Ceballos, Lorelei Olivia Mote, Milagros Ribet, Nannu Spannauss, Nicolás Onetti, Paige Bourne, Peter Berwick, Sara Canning, Valeria San Martín
Sceneggiatura: Camilo Zaffora
Fotografia: Luciano Montes de Oca
Montaggio: Ludovico Opipari
Musiche: Luciano Onetti
Produttore: Nicolás Onetti, Michael Kraetzer, Carlos Goitia
Casa di Produzione: Black Mandala

Trailer

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Giornalista, critico cinematografico e organizzatore di svariati eventi, tra i quali spiccano le prime tre edizioni di Indiecinema Film Festival, ha esordito in ambito critico negli anni '90, quale redattore della storica rivista Cinemasessanta. Nel tempo ha allargato i suoi orizzonti occupandosi anche di teatro, libri, musica, mostre, sport ed eventi enogastronomici, mentre la passione per il cinema lo ha spinto a collezionare diverse altre collaborazioni, tra il web e il cartaceo, per cui ci si limita qui a segnalare il mensile Taglio Corto, Movieplayer, Hotdog Magazine, Gothic Network, Taxi Drivers, Sicilia Cinema, CineClandestino, Sul Palco e, per l'appunto, Asbury Movies. A livello saggistico si possono ricordare i suoi scritti sull'animazione nipponica per Laboratorio Bizzarro edizioni, i saggi sul cinema giapponese di Nihon Eiga, il ritratto della cineasta spagnola Icíar Bollaín presente in una pubblicazione dell'Associazione Museo Nazionale del Cinema e, soprattutto, l'originale focus su "Zardoz" di John Boorman contenuto in "Cinema e Società", volume edito da Tabula Fati.

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