SUPERGIRL

SUPERGIRL

Secondo capitolo del DC Universe firmato Gunn/Safran, Supergirl di Craig Gillespie porta sullo schermo una Kara Zor-El disillusa e traumatizzata, lontana anni luce dall'ottimismo del cugino Clark. Milly Alcock è convincente e autentica nel ruolo, ma la sceneggiatura di Ana Nogueira non capitalizza fino in fondo sulle premesse più interessanti, e la regia soffre di un'apatia visiva che il confronto con Superman (2025) rende ancora più evidente. Un prodotto che intrattiene senza esaltare, e che lascia intravedere un personaggio più grande del film che lo contiene.

Kara non è Clark, e qualche volta si nota

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Secondo capitolo del nuovo DC Universe targato James Gunn e Peter Safran, Supergirl arriva nelle sale italiane col peso di un confronto ingombrante sulle spalle. Dopo che Superman (2025) aveva rilanciato con discreta fortuna critica e commerciale le ambizioni di un franchise che sembrava moribondo, il film di Craig Gillespie era chiamato a confermare la solidità di questo nuovo “cantiere”. Il risultato è un’opera che galleggia a metà — più onesta di quanto i detrattori più feroci vogliano ammettere, più fragile di quanto i sostenitori sperino — e che trova il proprio senso quasi esclusivamente nell’interpretazione della protagonista.

La storia è quella di Kara Zor-El (Milly Alcock), cugina di Superman, sopravvissuta alla distruzione di Krypton in condizioni molto più traumatiche di quelle di Clark Kent: cresciuta su un frammento del pianeta alla deriva, abbastanza grande da ricordare tutto. Quando il film comincia, Kara sta festeggiando il suo compleanno vagando ubriaca di pianeta in pianeta sotto soli rossi che neutralizzano i suoi poteri — un modo di raccontarci la sua distanza di partenza da qualsiasi idea di eroismo. L’incontro con Ruthye (Eve Ridley), ragazza in cerca di vendetta per l’omicidio del padre per mano del pirata spaziale Krem delle Colline Gialle (Matthias Schoenaerts), la trascina in un viaggio interstellare che diventa, suo malgrado, un percorso di riconciliazione con se stessa. Nel mezzo, fa capolino Lobo (Jason Momoa), cacciatore di taglie czarniano.

La ragazza sbagliata

Supergirl, Milly Alcock e Eve Ridley in un'immagine del film
Supergirl, Milly Alcock e Eve Ridley in un’immagine del film

Il tratto più interessante della concezione del personaggio è la sua distanza strutturale dall’ottimismo solare del cugino. Laddove Clark è cresciuto avvolto nell’affetto di una famiglia terrestre, e ha costruito il suo eroismo su una fede sincera nell’umanità, Kara porta i segni di un’infanzia spesa a guardar morire tutto ciò che conosceva. Ne risulta una supereroina per sottrazione: nichilista per autodifesa, cinica per necessità, capace di scelte morali più radicali di quelle dell’Uomo d’Acciaio. Questo disallineamento rispetto all’archetipo è la scommessa più audace di questo Supergirl, e anche la più riuscita sul piano concettuale. Peccato che la sceneggiatura di Ana Nogueira non riesca sempre a trasformare questa premessa in drammaturgia. La caratterizzazione psicologica c’è, ma tende a restare enunciata piuttosto che incarnata nel racconto: Kara è meramente descritta, più che mostrata nel suo dolore, e il percorso emotivo che dovrebbe portarla ad accettare il mantello dell’eroina sembra cucito in modo un po’ affrettato, specialmente nel finale.

Il problema della messa in scena

Supergirl, Jason Momoa in una scena del film
Supergirl, Jason Momoa in una scena del film

Craig Gillespie è un regista che ha dimostrato in passato di saper lavorare con personaggi femminili complessi e con un’estetica vivace — Tonya e Crudelia ne sono la prova. Qui sembra però spiazzato da un materiale che non padroneggia fino in fondo. Le sequenze d’azione soffrono di una piattezza visiva che stride con la vivacità cromatica del fumetto Supergirl: Woman of Tomorrow, di Tom King e Bilquis Evely, a cui il film si ispira: scenari asfittici in dominanti ocra e grigio, inseguimenti confusi, effetti speciali che nel terzo atto cedono visibilmente sotto il peso delle aspettative. Il confronto con il Superman di James Gunn, tutto colori saturi e composizioni pop, è da questo punto di vista impietoso. La colonna sonora di Claudia Sarne sorregge bene il tono, e qualche sequenza ritmata da needle drops azzeccati dimostra che il film sa essere divertente quando si fida della propria energia — ma sono lampi isolati in un continuum troppo spesso in modalità pilota automatico.

Milly Alcock salva il salvabile

Supergirl, un primo piano della protagonista Milly Alcock
Supergirl, un primo piano della protagonista Milly Alcock

La vera ragione per sedersi in sala davanti a Supergirl è Milly Alcock. L’attrice australiana, già notata nella prima stagione di House of the Dragon, porta Kara Zor-El in territorio emotivo autentico anche quando la sceneggiatura le offre poco appiglio. C’è qualcosa di vero nella sua interpretazione — una fragilità mal nascosta dietro la scorza spavalda, una malinconia che non si lascia ridurre al cliché della supereroina tormentata. Nei momenti più quieti, nei flashback sul pianeta perduto, nel rapporto silenzioso con il cane Krypto, la Alcock trova una misura che il film intorno a lei non sempre merita. La chimica con Eve Ridley funziona, anche se il film tende a trascurarla proprio quando sarebbe più preziosa. Jason Momoa, nei panni di Lobo, è esattamente quello che ci si aspetta: caotico, sopra le righe, godibile quanto basta — ma il suo inserimento nella storia ha i contorni di una decisione produttiva più che narrativa, e si sente.

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Tra il fumetto e la sala

Supergirl, Milly Alcock con Krypto in un momento del film
Supergirl, Milly Alcock con Krypto in un momento del film

Vale la pena ricordare che la miniserie originale a fumetti di Tom King e Bilquis Evely è un’opera di rara eleganza visiva, capace di fare del western spaziale un veicolo per una riflessione sul trauma, la vendetta e la possibilità del perdono. Il film ne conserva le coordinate di genere e qualcosa dello spirito, ma ne appiattisce la complessità, trasformando il villain Krem in una macchietta senza storia e la dinamica tra Kara e Ruthye in una sottotrama, piuttosto che nel cuore pulsante del racconto. Chi non conosce il fumetto probabilmente troverà il tutto piacevolmente scorrevole; chi lo conosce potrebbe uscire con la sensazione di un’occasione non pienamente colta.

Un cantiere aperto

Supergirl, un'immagine del Superman di David Corenswet
Supergirl, un’immagine del Superman di David Corenswet

Supergirl non è il disastro che qualcuno ha sentenziato, ma nemmeno la conferma che il nuovo DCU sappia mantenersi all’altezza delle proprie ambizioni anche senza la mano diretta di James Gunn. È un film di transizione, utile a presentare un personaggio che merita senz’altro una traiettoria più ambiziosa, costruito attorno a una protagonista che la sua traiettoria, francamente, la regge già. L’appuntamento con Man of Tomorrow, in arrivo tra un anno esatto, diventa quindi il vero banco di prova: quella di Milly Alcock è una Supergirl su cui scommettere, se qualcuno intorno a lei saprà scrivere la storia che merita.

Locandina

Supergirl, la locandina italiana del film di Craig Gillespie

Gallery

Scheda

Titolo originale: Supergirl
Regia: Craig Gillespie
Paese/anno: Stati Uniti / 2026
Durata: 110’
Genere: Avventura, Fantascienza, Azione, Fantastico
Cast: Seth Rogen, Jason Momoa, David Corenswet, David Krumholtz, Diarmaid Murtagh, Emily Beecham, Matthias Schoenaerts, Clara Rosager, Ferdinand Kingsley, Leo Bill, Wil Coban, Charlie Rawes, Emily Piggford, Kadiff Kirwan, Milly Alcock, Naomi Wirthner, Paul Hunter, Alice Hewkin, Asha Soetan, Audrey Brisson-Jutras, Avye Leventis, Bruce Lennox, Craig Binning, Eve Ridley, George Montague, Heather Agyepong, Imogen Turner, Keeley Forsyth, Luke Rollason, Thalissa Teixeira
Sceneggiatura: Ana Nogueira
Fotografia: Rob Hardy
Montaggio: Tatiana S. Riegel
Musiche: Claudia Sarne
Produttore: James Gunn, Peter Safran
Casa di Produzione: The Safran Company, Troll Court Entertainment, DC Studios
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 25/06/2026

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Mi piace il cinema di genere degli anni '80. Ne sono malato. Guarderei solo quello dalla mattina alla sera, ma sono consapevole che nella vita c'è anche (poco) altro.

Un pensiero su “SUPERGIRL

  1. In generale sto sentendo molte critiche simili alla tua. Un film con delle buone premesse che però non sfrutta appieno quel che ha e una protagonista che però convince ed è piena di carisma. Nonostante tutto lo andrò a vedere visto che comunque mi incuriosisce.

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