LA CASA – IL ROGO DEL MALE
Tra le saghe horror pluridecennali che Hollywood continua a tenere in vita, quella di Evil Dead si conferma come la più in salute: questo nuovo La casa – Il rogo del male, diretto dal francese Sébastien Vaniček, rilancia il franchise creato nel lontano 1981 da Sam Raimi, bilanciando bene elementi di novità, fedeltà filologica, e ovviamente altissimi tassi di cattiveria ed emoglobina.
L’inestinguibile fuoco dell’horror
Approcciandosi a questo La casa – Il rogo del male, sesto capitolo (settimo se si conta anche la serie televisiva Ash Vs Evil Dead) della saga nata col piccolo film indipendente che nel 1981 segnò l’esordio per Sam Raimi, viene proprio da chiedersi se il suo autore avrebbe previsto, allora, sviluppi del genere. Specie a oltre 40 anni di distanza, e specie in un contesto che vede il cinema dell’orrore – così come l’industria cinematografica nel suo complesso – così profondamente mutato. Che un horror a bassissimo costo – in questo caso diretto da un esordiente – finisca per originare un franchise multimilionario e dalla durata pluridecennale, obiettivamente non è certo un’esclusiva della saga di Evil Dead; ma a stupire – per una volta positivamente – nelle vicissitudini della saga creata da Raimi e dai sodali Robert Tapert (co-produttore) e Bruce Campbell (protagonista storico) è il sostanziale stato di salute del “marchio” originale, e la sua rinnovata coerenza, pur con gli ovvi distinguo, con la sua concezione originale. Certo, in termini di anarchia visiva, cattiveria concettuale e libertà creativa, il passaggio dal 1981 al 2026 – e da un budget da poche centinaia di migliaia di dollari a una superproduzione col marchio Warner – non poteva certo risultare del tutto indolore; eppure, diciamocelo chiaramente, considerato lo stato comatoso che stanno vivendo le saghe storiche dell’horror (chi ha detto L’esorcista e Halloween? Tanto per citare le prime due che vengono in mente) che proprio Evil Dead continui ancor oggi a offrire intrattenimento, sana crudeltà ed emozioni – se non proprio brividi – sempre ad alto tasso di emoglobina, non può che stupire positivamente.
Il passato che (non) brucia

Al centro del plot di questo La casa – Il rogo del male (adattamento abbastanza pertinente del titolo originale Evil Dead Burns) c’è la neovedova di origini francesi Alice (l’attrice svizzera Souhelia Yacoub), reduce dalla drammatica perdita di suo marito Will a causa di un incidente d’auto; un incidente di cui la donna si sente, pur indirettamente, responsabile. Subito dopo il funerale, Alice accetta di seguire la famiglia di Will nell’isolata casa delle vacanze di sua proprietà, dove decenni prima il nonno dell’uomo aveva condotto delle ricerche sul leggendario Necronomicon. Alice, tuttavia, finirà presto per pentirsi della sua scelta: la riunione pensata per commemorare Will si trasformerà da subito in un plumbeo ricettacolo di rancore e recriminazioni che la vedono sul banco degli imputati; ma soprattutto in un terreno fertilissimo per il risveglio di quelle forze demoniache che il nonno dell’uomo era riuscito, faticosamente, a contenere tanti anni prima.
Amara isteria orrorifica

Se la cifra stilistica della saga di Evil Dead – ivi compreso il precedente episodio, il riuscito La casa – Il risveglio del male, di Lee Cronin – è sempre stata quella di una singolare mistura tra orrore esplicito e iperrealismo grottesco (di volta in volta declinato in forma di eccesso che esorcizza lo spavento, o di vera e propria violenza cartoonesca), qui la formula sembra subire, forse per la prima volta in modo avvertibile, una decisa virata dal lato “disturbante”: la componente grottesca e/o smitizzante, che pure aveva fatto capolino fin dalle premesse del film precedente, sembra venire (temporaneamente) messa da parte dal regista, il neofita (della saga) Sébastien Vaniček. È un inganno, quello messo in campo da questo La casa – Il rogo del male, sia ben chiaro, anche se non sappiamo quanto consapevole: servirà infatti l’entrata nel vivo dell’orrore – quello vero, che unisce i demoni richiamati dall’indistruttibile libro maledetto, alle ben più “naturali” e prosaiche crudeltà di un’impeccabile famiglia borghese – a confermarci che la discesa nel girone dantesco del sangue e delle frattaglie, anche stavolta, non può passare senza provocarci più di una risata sardonica. Forse, tuttavia, stavolta sono risate un po’ più amare, a tratti persino isteriche: perché la corruzione (fisica e mentale) portata dai demoni evocati dal libro, stavolta va a innestarsi su una realtà sociale e familiare già in pieno, irresistibile disfacimento. Una realtà che l’evento luttuoso ha solo fatto venire a galla: un po’ come il macabro reperto rinvenuto dagli sfortunati protagonisti del prologo del film.
L’orrore è di casa

È inevitabile, al termine della visione di La casa – Il rogo del male, pensare che l’entrata nel franchise del francese Sébastien Vaniček (noto come autore dell’horror del 2023 Infected) abbia portato nel tessuto di Evil Dead un impianto in certo qual modo più “europeo” – sappiamo che ai puristi della saga sembrerà una bestemmia – pur non cedendo nulla quanto a impeto puramente gore: se la componente da “satira” familiare al sangue era già evidente nel precedente La casa – Il risveglio del male, qui diventa addirittura centrale, ragion d’essere principale della storia. E, se il film di Lee Cronin aveva sfruttato, soprattutto, l’alienazione urbana dell’ambientazione, e il rancore di vecchia data tra due sorelle come detonatori per lo scatenarsi del male, qui è proprio la struttura di una “famiglia allargata” al completo (segnata dalla forte avversione per l’elemento estraneo) a farsi terreno di coltura ideale per l’orrore. Un orrore che in qualche modo “torna a casa”, vista la rinnovata ambientazione rurale, e soprattutto la confermata centralità (fisica) dell’edificio come spazio nevralgico e cuore della vicenda: e restano pochi dubbi, a questo proposito, sul fatto che il trio Raimi/Tapert/Campbell fosse a conoscenza – e abbia ben tenuto conto – della titolazione italiana della storica saga. Poi, certo: in un horror datato 2026 (arrivato dopo un biennio che, pur tra alti e bassi, ha comunque fatto registrare una certa vivacità per il genere) i deja-vu sono in qualche modo inevitabili; e le suggestioni orrorifico/familiari qui evocate (diciamo meglio: sviscerate) non possono non far venire in mente quelle di Finché morte non ci separi e relativo sequel, a loro volta debitori di altre e ancor più lontane storie. Nulla si crea e nulla si distrugge, è bene sottolinearlo sempre, a maggior ragione in un genere come l’horror: tutto però si trasforma, e finché le trasformazioni sono così fantasiose e (letteralmente) succulente, non possiamo che gioirne.
Locandina

Gallery
Scheda
Titolo originale: Evil Dead Burn
Regia: Sébastien Vaniček
Paese/anno: Stati Uniti / 2026
Durata: 110’
Genere: Horror
Cast: Alain Chabat, Souheila Yacoub, Hunter Doohan, Tandi Wright, Erroll Shand, George Pullar, Greta van den Brink, Keanu Karim, Maude Davey, Tapiwa Soropa, Victory Ndukwe, uciane Buchanan
Sceneggiatura: Sébastien Vaniček, Florent Bernard
Fotografia: Philip Lozano
Montaggio: Maxime Caro
Musiche: Double Danger
Produttore: Rob Tapert, Sam Raimi, Bruce Campbell
Casa di Produzione: New Line Cinema, Ghost House Pictures, Screen Gems
Distribuzione: Sony Pictures Italia
Data di uscita: 08/07/2026

