LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO

LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO

Un restauratore che arriva in un’assolata e sonnolenta provincia ferrarese dei primi anni Cinquanta per recuperare un affresco in una chiesa; una bellissima e decadente villa liberty in cui soggiornare, abitata da un’anziana signora allettata; un prete impaurito e un sagrestano sempliciotto; una dolce e giovane maestra; un tassista ubriacone; un oste con una moglie problematica e una storia che prende piede a ogni frammento dell’affresco riportato alla luce, rivelando scenari terrificanti. Un paese complice di silenzi per un film di Pupi Avati, La casa dalle finestre che ridono, rivelatosi uno dei thriller più spaventosi del cinema italiano. Il film di Avati, per il 50esimo anniversario della sua uscita, è tornato nei cinema italiani il 13 luglio 2026, con la distribuzione di Cat People e CG Entertainment.

La Bassa Padana, tra paura e omertà

Pubblicità

Scritto da Antonio e Pupi Avati, Gianni Cavina e Maurizio Costanzo, La casa dalle finestre che ridono vede il protagonista Stefano (Lino Capolicchio) arrivare in un paesino del ferrarese per restaurare un affresco in una chiesa. A segnalarlo, per la sua particolare bravura, è un suo amico, Antonio, reduce da una forte crisi personale. Quest’ultimo gli racconta di essere vicino a scoprire una storia stranissima riguardante proprio l’affresco e il suo autore, Buono Legnani, di cui si sono perse le tracce. Nel paese, Stefano è apparentemente ben accolto, soprattutto dall’oste (Andrea Matteuzzi), dal sindaco (Bob Tonelli), dal parroco Don Orsi (Eugene Walter) e dal buffo e sempliciotto sagrestano Lidio (Pietro Brambilla). Eppure c’è qualcosa che lo tormenta. Fortunatamente, conosce Francesca (Francesca Marciano), la nuova maestra del paese, con cui intreccia una relazione. Per Stefano è interessante anche la conoscenza della proprietaria della villa in cui soggiorna, un’anziana signora malata e costretta a letto. Nel frattempo, il restauro dell’affresco, che raffigura il martirio di San Sebastiano, prende forma e, contemporaneamente, accadono situazioni drammatiche e spaventose, su cui il paese si mostra fortemente omertoso.

Il pittore delle agonie

La casa dalle finestre che ridono, Lino Capolicchio in un momento del film di Pupi Avati
La casa dalle finestre che ridono, Lino Capolicchio in un momento del film di Pupi Avati

Al centro de La casa dalle finestre che ridono c’è la figura di Buono Legnani (Tonino Corazzari), autore dell’affresco della chiesa e di altri dipinti piuttosto quotati nella zona del ferrarese. Di lui non si sa nulla da vent’anni e si presume non sia più vivo. Purtroppo, l’uomo era mentalmente instabile, per via della sifilide e di uno strano modo di concepire il mondo della pittura, dato che dipingeva solo soggetti in punto di morte. Era, così, chiamato “il pittore delle agonie”. Eppure, intorno al suo nome si sviluppa una ricerca che non riguarda solo il suo passato (e le sue misteriose sorelle, di cui si ignorano le sorti), ma procede attraverso piccoli indizi, mezze verità e silenzi, trasformando il restauro dell’affresco in un’indagine vera e propria, come se il Legnani stesso fosse ancora presente tra gli abitanti e le vite del paese. Il suo personaggio sprigiona inquietudine, così come la sua voce registrata (che è quella di Gianni Cavina) su un vecchio registratore, ritrovato da Stefano nella soffitta della villa in cui vive totalmente da solo (eccezion fatta per l’anziana proprietaria, immobile a letto per una malattia). Sul pittore cerca di fare luce Coppola (Gianni Cavina), tassista considerato poco credibile perché incline all’alcol e raramente sobrio. Stefano, invece, si fida di lui. Il legame tra l’omertà di paese e Coppola è importante ai fini della crescente tensione nell’arco di tutto il film.

Pupi Avati e la paura

La casa dalle finestre che ridono, una suggestiva sequenza del film di Pupi Avati
La casa dalle finestre che ridono, una suggestiva sequenza del film di Pupi Avati

Il modo in cui Pupi Avati costruisce la paura ne La casa dalle finestre che ridono non ha a che fare con gli stilemi del thriller all’italiana che funzionava negli anni ‘70 grazie a Mario Bava (prima) e Dario Argento (dopo), che inserivano canoni ben riconoscibili, come il killer coi guanti neri che spesso segue la vittima, prima di compiere il delitto (solitamente ben rappresentato in ogni sequenza). E non vi sono le città a fare da sfondo alla storia. Non, quindi, le consuete Roma, Milano o Torino, ma la Bassa Padana, terra che si associa al buon cibo, alla giovialità della popolazione e a un solido benessere economico, nato genuinamente dal lavoro e dalla cooperazione tra persone. Avati prende una terra ridente e la trasforma in un luogo omertoso, ostile e fintamente amichevole, fino a renderlo un tutt’uno con il concetto di “paura”. Il film si dipana in frammenti di crescente angoscia, lenti e apparentemente impalpabili. L’affresco si svela, il parroco ne è terrorizzato, la popolazione è silenziosamente in allerta e Coppola sempre più solo e isolato, interpretato da un Cavina che si mostra come emblema della tensione in ogni sua espressione. Stefano ignora di giocare con la morte, assorbito anche dalla dolce presenza di Francesca, elemento che spezza il clima ansiogeno del film. Niente sangue gratuito, ma tensione continua, sapientemente alternata a sequenze dal sapore felliniano in alcuni momenti più leggeri (come nell’osteria del paese) e una colonna sonora, di Amedeo Tommasi, che non rassicura mai.

Un cult tardivo

La casa dalle finestre che ridono, una terrificante sequenza del film di Pupi Avati
La casa dalle finestre che ridono, una terrificante sequenza del film di Pupi Avati

Sebbene sia stato girato con un budget piuttosto basso e in brevissimo tempo (tra aprile e maggio del 1976), La casa dalle finestre che ridono ha riscosso un discreto successo, nonostante fosse uscito nell’agosto dello stesso anno. Eppure, per parecchio tempo è rimasto solo uno dei tanti ottimi film di Pupi Avati, fino a diventare un vero cult dagli anni 2000 in poi e con una fama crescente, tanto da essere stato riproposto nelle sale per il cinquantesimo anniversario, con la distribuzione di Cat People e CG Entertainment. Gli appassionati del cinema di genere (e non solo) lo hanno, col tempo, consacrato come uno dei migliori thriller italiani, per via delle atmosfere, delle musiche, della fotografia e dei colpi di scena che trasformano l’angoscia in certezza. In particolare, una rivelazione in una sequenza a fine film è talmente inquietante da mettere i brividi puntualmente a ogni visione, come se la si guardasse sempre per la prima volta. Nonostante la fama di film terrorizzante, si ha sempre l’impressione che Avati non si sia mai davvero reso conto di ciò che è stato capace di realizzare. Il thriller e l’horror, per il regista emiliano, sono sempre stati una piccola parte della sua produzione, e tale lui stesso li ha sempre, spesso a torto, considerati. Ha quasi creato un genere a sé, il cosiddetto “gotico padano”, capace di ispirare registi più giovani che spesso guardano a lui piuttosto che a maestri più blasonati.

Pubblicità

Locandina

La casa dalle finestre che ridono, la locandina del ritorno in sala nel 2026

Gallery

Scheda

Titolo originale: La casa dalle finestre che ridono
Regia: Pupi Avati
Paese/anno: Italia / 1976
Durata: 110’
Genere: Horror, Thriller, Giallo
Cast: Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Andrea Matteuzzi, Arrigo Lucchini, Bob Tonelli, Carla Astolfi, Cesare Bastelli, Eugene Walter, Ferdinando Orlandi, Flavia Giorgi, Francesca Marciano, Gina Bonacquisti, Giovanni Brusadori, Giulio Pizzirani, Ines Ciaschetti, Libero Grandi, Luciano Bianchi, Paolo Gramignano, Pietro Brambilla, Pina Borione, Tonino Corazzari, Vanna Busoni, Zora Kerova
Sceneggiatura: Pupi Avati, Antonio Avati, Gianni Cavina
Fotografia: Pasquale Rachini
Montaggio: Giuseppe Baghdighian
Musiche: Amedeo Tommasi
Produttore: Antonio Avati, Gianni Minervini
Casa di Produzione: A.M.A. Film
Distribuzione: CG Entertainment, Cat People

Data di uscita: 13/07/2026

Trailer

Pubblicità
Mi occupo di scrittura ed editing da molti anni e ho collaborato con riviste musicali, sia cartacee sia online, oltre che con blog di cinema. Scrivo anche contenuti come copywriter e gestisco diversi blog, tra cui Il Metrònomo, dedicato alla cultura pop e oggi interamente focalizzato sulla musica, con rubriche e interviste a musicisti emergenti e indie. Ho pubblicato due libri: il romanzo La luce dentro (2007, rieditato nel 2017) e la raccolta di racconti horror Morirai presto (2021). Appassionata di cinema, musica, libri e, soprattutto, manga, alterno la mia cultura “nerd” alla passione per il fitness. Mens sana in corpore sano!

Un pensiero su “LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO

  1. Pupi Avati fece un lavoro incredibile con questo film, un film che a mio avviso non è invecchiato affatto e anzi è un ottimo esempio di come si dovrebbero costruire le atmosfere e la tensione. Inoltre è anche uno dei pochi ad aver tentato di portare elementi folkloristici nel cinema, cosa che da molti critici italiani non era sempre ben vista dato che si predilige più il reale al fantastico nella nostra cultura (una strana eredità letteraria dovuta a Manzoni che in parte si è ripercorsa anche nel cinema). Per me è un’opera eccellente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.