ODISSEA
Con Matt Damon, Zendaya, Anne Hathaway, Tom Holland e un buon 80% del cinema americano contemporaneo, Odissea è l’atteso ritorno del cinema spettacolare/autoriale di Christopher Nolan. Adattamento e rilettura del testo omerico con una forte sintonia con il presente (altro che le demenziali polemiche), il film è inevitabilmente imperfetto, data la complessità del materiale di partenza, ma è anche uno spettacolo intelligente e sontuoso.
Il senso di un ritorno
Dei e umani, con enfasi sui secondi; così è per Odissea. Il cinema di Christopher Nolan è spettacolo con qualcosa in più. Fantasia ruvida, immaginazione cerebrale e cocciutamente realistica – ma bisogna capire che tipo di realismo – passo epico con i piedi per terra, e insieme un’ambizione esageratissima. Ora, chissà chi ha ragione. Se il protagonista, l’astuto Matt Damon, che all’occorrenza si improvvisa Cassandra e intravede un fosco futuro per il cinema spettacolare di qualità – il senso del suo discorso è che Odissea è l’ultimo kolossal di questo tipo, Hollywood ha smarrito la ricetta – o il suo regista, il kubrickiano di ferro Christopher Nolan, che crede ci sia ancora una strada per l’intrattenimento nobile. È chiaro che un film come Odissea è possibile soltanto con un certo tipo di recensioni, di incassi e di premi (Oscar) a precederlo. Oppenheimer “chiama” Odissea, il successo del biopic sui generis giustifica la posta in gioco altissima e quasi sconsiderata dell’atteso adattamento: ingabbiare, in due ore e cinquanta minuti, un universo mitico, un fondo epico, una mappa interattiva di sentimenti, idee e archetipi che sono l’humus culturale di una civiltà. Odissea è il libero adattamento – l’attualizzazione, perché no, o il congegnato tradimento – dell’omonimo poema epico attribuito al poeta Omero e vecchio tremila anni. È uno spettacolo forte interamente girato in IMAX 70 mm; è un’esperienza sensoriale; è cinema vecchia scuola. Ha un cast sterminato. Prima di affrontare la questione, bisogna riflettere un po’ sul cinema di Christopher Nolan, e sui rapporti tra Odissea e il diretto predecessore.
Il realismo e l’epica secondo Nolan

Ai due film serve, per parlarsi, una lingua condivisa: eccola, è il senso di Christopher Nolan per il cinema. Odissea e Oppenheimer riflettono in modo epico sull’insostenibilità dell’ambizione, sui limiti di una volontà di potenza senza il freno a mano della ragione a contenerla, sull’integrità di una scelta e il peso dei rimpianti. Se il film del 2023 partiva da una base fattuale di verità storica, documentata, iniettandola di un sentimento epico, mitico – si trattava, cioè, di fare della Storia e della vita di un uomo leggenda – con Odissea il movimento è uguale e contrario. Si converte l’epica alle necessità del realismo. Qui il realismo è una patina smitizzante di verità (brutta, sporca e cattiva) che contamina la lucentezza dell’epica. È la puzza di escrementi che soffoca la claustrofobica interiorità di un cavallo di legno, forse l’esempio più calzante per quello che il film ha da offrirci. Il cavallo di Troia lo abbiamo sempre visto di fuori, a debita distanza. Christopher Nolan ci porta dentro, e nello slittamento della prospettiva c’è tutto il senso di un’epica riscritta in senso realista ma non tradita. I puristi non disperino; il realismo di Odissea prevede, tra le altre cose, una ninfa che stordisce con fiori di loto, una maga che trasforma uomini in maiali, sirene dalle inascoltabili melodie, gorghi assassini, un giretto nell’aldilà e un tizio gigantesco con un occhio solo. Parte tutto da un uomo, una donna, e un figlio.
Un’isola, un cavallo, un lungo viaggio

Ulisse (Matt Damon) è il re di Itaca, sovrano giusto, soldato esemplare, uomo astuto. Lascia la casa, la moglie Penelope (Anne Hathaway) e il piccolo Telemaco (da grande lo interpreta Tom Holland) per seguire i colleghi Agamennone (Benny Safdie) e Menelao (Jon Bernthal) alla volta di Troia. Ufficialmente per recuperare la moglie di Menelao, Elena (Lupita Nyong’o, qui anche Clitemnestra), in realtà per spezzare con il ferro il monopolio troiano sulle rotte commerciali (spolveratina di realismo alla Nolan su fondo epico-sentimentale, capito come funziona?). La guerra si trascina per dieci anni, poi Ulisse ha un’idea. Un cavallo di legno, apparentemente un dono di pace al popolo di Troia, portato nel cuore della città e con al suo interno un manipolo di assalitori: città saccheggiata, bagno di sangue, fine della storia. Odissea è quello che succede a Ulisse nei dieci anni del ritorno che seguono i dieci anni della guerra. Lui pensa a un viaggio breve, ma si sbaglia. Lungo la strada c’è Circe (Samantha Morton), l’amore intossicante di Calipso (Charlize Theron), il fantasma nell’Ade del compagno Sinone (Elliot Page), Polifemo (John Irwin), la vendetta di Poseidone e Zeus e la compagnia di Atena (Zendaya). Dieci anni per Ulisse che prende coscienza della natura delle sue azioni, del sangue che ha sporcato il suo cammino, che scopre quanto arrogante sia il bisogno di sfuggire al controllo degli dei, o quanto sconsiderata la presunzione di chi si sente più forte del destino.
Un tempo fluido, e non è sempre un bene

Per la prima metà di Odissea il discorso è declinato con molta libertà dal punto di vista temporale. La storia rifiuta una progressione lineare, standardizzata, cronologicamente coerente, dei fatti. È il modo di procedere, per Christopher Nolan: raccontare il tempo forzandone le convenzioni, riscrivendone la direzione, sovrapponendo passato e presente. L’escamotage del tempo “fluido” era stato messo alla prova con efficacia millimetrica in Dunkirk (2017), in modo un po’ caotico ma incredibilmente affascinante in Tenet (2020), ed era servito a tenere insieme l’anarchia e l’ordine di Oppenheimer. In Odissea funziona meno, forse perché l’immaginario omerico è troppo vasto per essere compresso in un film solo e il continuo slittamento di piani temporali non fa che accentuare un’impressione di confusione ed eccessiva sbrigatività di certi frangenti della storia. Non è un caso che il film decolli soprattutto sul finale, quando la cronologia degli avvenimenti è sobria e perfettamente lineare, per raccontarci di Ulisse tornato a Itaca, sostenuto da Telemaco e da pochi altri –il guardiano dei porci Eumeo (John Leguizamo) e il fedele cane Argo – mentre lotta contro i pretendenti di Penelope che avvelenano la casa e insidiano l’armonia familiare, su tutti il sinistro Antinoo (Robert Pattinson). Itaca è la meta. A contare è soprattutto il viaggio.
Un viaggio, un’esperienza esistenziale

L’attualizzazione/rilettura di Odissea colora di tinte esistenziali il ritorno di Ulisse: espiazione e castigo per i peccati del passato, di un uomo e, per estensione, della civiltà che lo sorregge. Lo spettacolo, superbo, non è sopraffatto dallo spessore dei temi. Ulisse – Odisseo, che dir si voglia – è un figlio del suo tempo, che è lontano e moderno. È il figlio di una civiltà di commerci, guerrafondaia e materialista, che ha smarrito il senso delle cose e deve ricominciare tutto da capo. È un uomo di tremila anni fa, e un uomo di oggi. Matt Damon lo interpreta con fermezza e una dolente malinconica consapevolezza. Il ritorno di Ulisse è un doloroso bagno di coscienza che smitizza l’eroe, lo costringe a fare i conti con i fantasmi del passato – il massacro di Troia, che il film scompone in tre episodi, è epico al principio e poi sempre più brutale – e a riconoscere la vanità dei suoi propositi. Ulisse, prima, è il perfetto antieroe nolaniano, convinto di manovrare il mondo senza lasciarsi sopraffare dalle sue macchinazioni. Poi, è un eroe dolente e maturo che paga dazio alle sue azioni e non pretende di controllare le cose ma piuttosto di farsi controllare, di farsi vivere. È, la traiettoria del protagonista, un monito che il regista rivolge a sé stesso. È Christopher Nolan che abbandona la parte più cerebrale – e fredda, direbbero alcuni – del suo cinema per aprirsi a uno spettacolo più empatico e caloroso.
IMAX e un super cast

Accanto allo stoico e solidissimo protagonista, il regista inglese semina una pattuglia di straordinari comprimari. Troppi, decisamente, per rendere conto del lavoro di tutti/e, ma qualche nome va fatto. Tom Holland, un Telemaco audace e fragile insieme, struggente nel suo bisogno furioso di riempire il vuoto paterno. John Leguizamo/Eumeo, che dà tanto colore al suo personaggio nonostante il minutaggio. Samantha Morton,che colora di tinte horror e poetiche la sua Circe, e il meravigliosamente infido Robert Pattinson. Poi c’è l’IMAX 70 mm, l’eroe occulto di Odissea, e per il pubblico italiano una bella chimera. Di sale atte a cogliere la rivoluzione del film, il primo girato interamente con questa tecnologia, ce ne sono poche. È un peccato, perché ne va della nitidezza del quadro e della profondità, a tratti sbalorditiva, dell’immagine. Ma questa impressione di una verità colta solo parzialmente è la croce e la delizia di Odissea. Spettacolo senza un attimo di tregua, aggressione ai sensi e provocazione intellettuale, coraggiosa rilettura di un testo “sacro”, Odissea pesca da un immaginario epico impareggiabile ma forse troppo denso per un singolo film. A volte più sbrigativo e superficiale del necessario, è il capolavoro imperfetto di Christopher Nolan, piegato dal peso di un’ambizione insostenibile che, felice paradosso, proprio nell’imperfezione e nella fragilità trova il suo respiro migliore.
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Scheda
Titolo originale: The Odyssey
Regia: Christopher Nolan
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2026
Durata: 172’
Genere: Drammatico, Avventura, Fantastico
Cast: Anne Hathaway, Jon Bernthal, Tom Holland, Matt Damon, Zendaya, Charlize Theron, John Leguizamo, Lupita Nyong’o, Mia Goth, Robert Pattinson, Anthony Molinari, Benny Safdie, Himesh Patel, Corey Hawkins, Jovan Adepo, Bill Irwin, James Remar, Samantha Morton, Elliot Page, Josh Stewart, Jimmy Gonzales, Will Yun Lee, Logan Marshall-Green, Rafi Gavron, Ryan Hurst, Shiloh Fernandez, Travis Scott
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Montaggio: Jennifer Lame
Musiche: Ludwig Göransson
Produttore: Christopher Nolan, Emma Thomas
Casa di Produzione: Universal Pictures, Wildside, Syncopy
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 16/07/2026

