SPIDER-MAN: BRAND NEW DAY
In un Marvel Cinematic Universe in cerca di una nuova direzione, torna il supereroe interpretato da Tom Holland, impegnato nel suo personale, definitivo processo di maturazione. Spider-Man: Brand New Day, per la regia di Destin Daniel Cretton, forse promette di più di quello che riesce a dare, restringe lo spazio dell’azione – l’amata, ritrovata New York – senza raggiungere l’autosufficienza narrativa, resta a tratti incastrato in una logica seriale da cui pure vorrebbe liberarsi. Eppure, l’arco narrativo del protagonista è forse il più limpido, e ben portato avanti, dell’intera saga con protagonista Holland: e lo spettacolo, per una volta sorretto non soltanto dal mero fan service, non manca.
Un nuovo giorno o una nuova era?
Sono passati cinque anni, da quando l’ultimo film dedicato all’arrampicamuri, il discusso Spider-Man: No Way Home, aveva contribuito a riportare in massa la gente al cinema dopo il periodo pandemico, sfruttando da un lato la popolarità del Marvel Cinematic Universe, dall’altro l’effetto-nostalgia favorito dalla “resurrezione” delle precedenti versioni del personaggio, coi volti di Andrew Garfield e Tobey Maguire. Cinque anni che, guardandosi indietro, sembrano oggi molti di più: se il franchise fumettistico creato da Kevin Feige, fiaccato dalla saturazione di titoli, da alcuni lavori non proprio all’altezza e dalla stanchezza del pubblico per il filone, non ha più l’appeal di allora, e cerca una nuova direzione (direzione che probabilmente si chiarirà del tutto col prossimo Avengers: Doomsday), questo Spider-Man: Brand New Day, per di più, arriva nelle sale praticamente in contemporanea con un opposto – e attualmente più considerato – modello di blockbuster: parliamo ovviamente di quell’Odissea che ha visto Christopher Nolan cimentarsi con la materia dell’epica in quella che è, in assoluto, una delle sue forme più iconiche. E, proprio a questo proposito, fa un curioso effetto (generando un cortocircuito, per certi versi, anche interessante) ritrovare in questo film di Destin Daniel Cretton ben tre degli interpreti – tutt’altro che secondari – del kolossal firmato da Nolan: ci riferiamo a Tom Holland e a Zendaya, ovviamente, che smettono i panni di Telemaco e Atena per tornare a indossare quelli più familiari di Peter Parker e dell’amata MJ, ma anche a Jon Bernthal, non più Menelao, ma piuttosto un Frank Castle / Punitore decisamente meno losco e cinico (anche rispetto al suo stesso personaggio, invero, almeno per com’era stato originariamente concepito). Da rilanciare, o perlomeno rinvigorire, c’è un media franchise che già col precedente I Fantastici Quattro – Gli inizi aveva mostrato di voler rispondere alla crisi cercando una dimensione di racconto per quanto possibile più “piccola”, in linea con quell’idea di “supereroi con superproblemi” (ivi compresi quelli familiari) che aveva originariamente informato le opere a fumetti di Stan Lee e compagni.
Vecchie solitudini, nuove minacce

Proprio dall’intuizione di una necessità di ridurre il raggio della narrazione – eloquentemente riassunta dalla nuova Vedova Nera interpretata da Florence Pugh, che parla di “patate piccole” contrapposte a quelle “grandi” di cui si occupano gli Avengers – muove il soggetto di Spider-Man: Brand New Day, subito dopo il “grande reset” del Multiverso che aveva chiuso il film precedente: il mondo si è dimenticato dell’identità di Spider-Man ma anche dell’esistenza dello stesso Peter Parker, caduto nell’oblio tanto per l’amatissima compagna MJ quanto per l’inseparabile amico Ned Lee (Jacob Batalon). L’alter ego arrampicamuri, tuttavia, resta popolarissimo, una vera istituzione per la città di New York: al punto da essere informalmente “adottato” persino dalla sergente Sheila Rivera (l’attrice Zabryna Guevara), materna ufficiale di polizia con cui l’eroe mantiene uno stretto e quotidiano contatto. Nel frattempo, però, è proprio il ventenne Peter a essere alla deriva, solo, senza amici e capace di comunicare solo con l’app di intelligenza artificiale che lo assiste, impeccabilmente, nelle sue attività; in più, il suo corpo, e le sue stesse facoltà, sembrano iniziare a subire una strana e inquietante mutazione. Uno spettacolare attacco diretto contro il Damage Control, ente paragovernativo “orfano” della saggia guida di Tony Stark, metterà Peter/Spidey alle prese con una nuova, sconosciuta minaccia: una misteriosa entità che sembra capace di condizionare la psiche di chiunque si trovi nel suo raggio d’azione, ma che per qualche motivo fatica a entrare nella sua. Un’entità che, sullo stesso Peter (e sui suoi stessi, vecchi amici) sembra sapere più di quanto dovrebbe.
La Grande Mela ritrovata

Dopo tre Spider-Man “stand-alone” interpretati da Tom Holland, e un buon numero di presenze del personaggio in altri film del MCU, questo Spider-Man: Brand New Day sembra consapevole della necessità di rivedere, almeno in parte, l’interpretazione del supereroe creato da Stan Lee e Steve Ditko, con una sorta di “soft reboot” favorito di suo dalla conclusione del film precedente. Questo nuovo/vecchio Spider-Man sembra guardare avanti e indietro insieme: avanti perché l’ex “bimbo ragno”, così chiamato ormai dieci anni fa dall’indimenticato mentore Tony Stark, è fisicamente cresciuto (differenza fisica sottolineata dai frequenti flasback dei film precedenti), lasciandosi l’adolescenza alle spalle e trovandosi nella necessità di ricostruire da zero la sua vita in un mondo che, letteralmente, non lo riconosce più; indietro perché il cosmo, le minacce interplanetarie e il multiverso hanno lasciato il posto (finalmente, dirà qualcuno) alla ritrovata città di New York, quella che a Spidey ha dato i natali e lo ha da subito eletto a paladino e istituzione. In più, il già chiacchieratissimo design del nuovo costume punta decisamente a recuperare quel po’ di “artigianalità” che le precedenti incarnazioni del personaggio avevano favorito, occhieggiando – anche a livello cromatico – ai fans delle due saghe precedenti, e nascondendo alla vista i pur presenti artefatti tecnologici: siamo pur sempre nel 2026, sembra dirci la sceneggiatura, e l’immagine del post-adolescente solitario e geniale, in difficoltà nel comunicare ma irretito dalle sirene della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, doveva pur essere inserita nella storia. Inoltre, l’insistenza sulla dimensione circoscritta e locale di quest’avventura, col già citato (e più volte sottolineato) richiamo alle “patate piccole” pronunciato dalla simpatica Yelena Belova, sembra aspirare anche a un certo grado di autosufficienza narrativa: un’aspirazione, questa, invero non del tutto soddisfatta, visto il peso del personaggio del Punitore interpretato da Jon Bernthal e la presenza del ritrovato Hulk/Banner col volto di Mark Ruffalo, l’inserimento della squadra di ninja della Mano (già presenti in una precedente serie televisiva) e soprattutto la concezione del nuovo villain – tutta proiettata, senza voler fare spoiler, verso il futuro dell’universo Marvel nel suo complesso.
Le suggestioni e le promesse, non sempre mantenute

Grazie soprattutto alla robusta regia di Cretton, e a una scrittura (almeno per tre quarti di film) attenta e ben bilanciata, Spider-Man: Brand New Day si impone al momento, probabilmente – com’è stato già rilevato da molti – come il miglior film dell’intero ciclo interpretato da Tom Holland: la solitudine, il tormento e le difficoltà del protagonista nell’effettuare quel salto definitivo verso l’età adulta che era stato più volte rimandato (simbolizzato anche, in modo esplicito, dai mutamenti fisici), la volontà e l’impossibilità di proteggere i propri affetti, il dittico “potere & responsabilità” che rappresenta ormai il marchio di fabbrica di qualsiasi storia dedicata all’Uomo Ragno, trovano nel film una rappresentazione convincente, in un arco narrativo decisamente ben strutturato. L’amnesia collettiva nei confronti di Peter Parker ha messo un po’ il personaggio di Tom Holland (fatte le dovute proporzioni) in una posizione simile a quella del Tobey Maguire dell’indimenticato Spider-Man 2 di Sam Raimi, da molti considerato, giustamente, il miglior film dedicato all’arrampicamuri. Lo script, ma anche la stessa regia, potevano probabilmente osare un po’ di più sul piano della mutazione fisica del protagonista – e dell’inquietudine che questa porta con sé: a tratti, la crescita incontrollata degli ormoni aracnoidei, i sensi fuori controllo, lo stesso sviluppo delle ragnatele organiche già evocate dal trailer, sembrano introdurre una sottotraccia da body horror che però non viene sviluppata. In questo senso, la stessa presenza di Bruce Banner e del suo alter ego verde – gradevole ma non strettamente necessaria – poteva probabilmente essere meglio sfruttata dalla trama. Evitiamo da par nostro, come abbiamo già specificato, di fornire dettagli sull’identità del villain, comunque già ampio oggetto di discussione sul web: diremo soltanto che si tratta di una figura dal grande potenziale, capace (anche per merito dell’interprete) di intrigare e incuriosire nelle sequenze in cui è presente; una presenza che si rivela tuttavia proiettata soprattutto, e inevitabilmente, verso il futuro della saga. Così – complice anche qualche svarione di sceneggiatura, probabilmente evitabile, nell’ultima frazione di film – Spider-Man: Brand New Day non mantiene del tutto le sue promesse di autosufficienza “tematica”, prima che narrativa; il film di Destin Daniel Creton finisce invece per appoggiarsi, in parte e forse suo malgrado, tanto su un immaginario consolidato, quanto sulla promessa (tutta da verificare) di un futuro capace di dare nuovo spazio e respiro al personaggio. Le regole dei franchise, in fondo, lasciano poco margine d’azione in questo senso. Ma i fans – per una volta stimolati da qualcosa più del mero fan service – potranno comunque dirsi soddisfatti.
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Scheda
Titolo originale: Spider-Man: Brand New Day
Regia: Destin Daniel Cretton
Paese/anno: Stati Uniti / 2026
Durata: 145’
Genere: Avventura, Fantascienza, Azione, Fantastico
Cast: Mark Ruffalo, Florence Pugh, Jon Bernthal, Tom Holland, Sadie Sink, Zendaya, Naomi Watts, Keith David, Marisa Tomei, Billy Clements, Liza Colón-Zayas, Jacob Batalon, Olivia Booth-Ford, Alfie Byers, Benedict Cezair-Thompson, Dean Meminger, Eman Esfandi, Fan Xiaoshuang, Ian Chance, Jamaal Burcher, Marvin Jones III, Michael Mando, Olani Fagbenle, Tramell Tillman, Zabryna Guevara
Sceneggiatura: Erik Sommers, Chris McKenna
Fotografia: Brett Pawlak
Montaggio: Nat Sanders, Gina Sansom
Musiche: Michael Giacchino
Produttore: Kevin Feige, Amy Pascal, Avi Arad, Rachel O’Connor
Casa di Produzione: Columbia Pictures, Marvel Studios, Pascal Pictures
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 29/07/2026

