MA COME SI PUÒ UCCIDERE UN BAMBINO?
Una coppia britannica parte per una vacanza estiva sulla costa spagnola: prima la vivacità della vita da spiaggia e una festa paesana tra musica, folklore e brulicare di gente, poi la quiete di un'isola che promette solo atmosfere da sogno e relax. Tutto bellissimo? No, perché Ma come si può uccidere un bambino? di Narciso Ibañez Serrador è la discesa verso un inferno in cui l’unica colpa è quella di essere degli adulti. Una progressiva strada verso l’orrore. Lenta, paradossalmente calma, quasi cullante. Come una vacanza al mare.
Tra sole, mare e orrore
Immagini dal vero di bambini che soffrono durante varie guerre, dal secondo conflitto mondiale, passando per la guerra di Corea, quella in Vietnam e le carestie in alcuni paesi africani. Questa è la lunga introduzione, mentre scorrono i titoli di testa, di Ma come si può uccidere un bambino? di Narciso Ibañez Serrador. L’incipit di questo film vuole mostrare come, in qualsiasi tragedia, a farne le spese siano maggiormente i bambini. Un inizio che contempla un dramma e suscita interrogativi su quanto l’umanità, davanti al potere, non guardi in faccia nulla. Fortuna che si cambia scenario e una spiaggia assolata spagnola, piena di gente, fa entrare lo spettatore nel vivo del film. Tom ed Evelyn sono due coniugi britannici e si trovano proprio in vacanza in questo posto, a Benavis (luogo d’invenzione), appena arrivati e trafelati (la donna è anche incinta del terzo figlio), con le valigie in mano e la voglia di un po’ di ristoro in mezzo al caldo. Tra il brulicare di persone, una festa paesana e la ricerca di un alloggio da parte della coppia, proprio in quella spiaggia si scatena il panico per il ritrovamento del cadavere di una ragazza sulla riva. Ma i due coniugi, presi dalla vacanza, non ci danno molto peso e Tom ha l’idea di tornare sull’isola di Almanzora (altro luogo d’invenzione), dove era stato anni prima. Una vera oasi di pace, sole e mare. Così faranno, constatando, poi, che sull’isola sembrano esserci quasi esclusivamente bambini.
Un soggiorno nella paura

In Ma come si può uccidere un bambino? il contrasto tra l’immersione nelle atmosfere vacanziere e l’imminente orrore è l’elemento chiave. Il lento scorrere del tempo, tra stradine assolate, case bianche e sensazioni di pace è, infatti, accompagnato da una totale desolazione e luoghi che sembrano abbandonati (come bar o minimarket), creando uno straniamento quasi realistico. Dove sono finiti commercianti e locandieri? Perché si vedono solo bambini dallo sguardo curioso, a volte eccessivamente sorridenti e, sotto sotto, tutt’altro che accoglienti? Nessuna presenza, quindi, del classico serial killer che prende di mira chi cerca di godersi dei momenti di relax, nessuna famiglia strana e isolata tipica dei film slasher e, quindi, la paura diventa più palpabile, grazie a una tensione snervante che cresce a ogni passo dei due coniugi britannici alla ricerca di un po’ di ombra, cibo e riposo. Non è, quindi, il buio ad angosciare, ma la luce del mattino, bellissima e presumibilmente rigenerante. Le atmosfere mediterranee si mescolano all’orrore: gli adulti diventano vittime sacrificali e i bambini, creature apparentemente innocenti, li trattano come macabri giocattoli. Si intuisce che Tom ed Evelyn non trascorreranno la vacanza dei sogni lontani dall’algida Albione, ma finiranno nel tritacarne del tema centrale del film: i bambini sono stanchi di subire le atrocità degli adulti.
Il post-franchismo

Ma come si può uccidere un bambino? è uscito nel 1976, quando Francisco Franco e il suo regime avevano cessato di esistere e si può leggere come un vero e proprio film post-franchista, in cui il passaggio dalla dittatura alla democrazia aveva il sapore dell’incertezza e, al contempo, di forze propulsive verso il nuovo che avanzava verso la ritrovata libertà. I bambini e la loro ribellione sembrano simboleggiare questa ritrovata spinta che la Spagna ha dimostrato, nel tempo, di poter avere. Le violenze della parte introduttiva del film rafforzano il concetto del voler cambiare, del non dimenticare le atrocità e tenerle bene a memoria per non ripeterle più. Un intento nobile da parte di Serrador, che si è liberamente ispirato al romanzo El juego de los niños di Juan José Plans. I bambini sembrano giocare inconsapevolmente con la morte, ma, influenzandosi a vicenda attraverso lo sguardo, sono, in realtà, parte di una missione punitiva globale verso gli adulti. Allo stesso tempo, si può dare una chiave di lettura che vede i bambini non rifiutare la violenza degli adulti, ma, semplicemente, perpetrarla. Si può, quindi, definire questo film come un horror politico? Sì, non solo perché realizzato in un decennio fortemente politicizzato e ricco di cambiamenti (gli anni Settanta del Novecento), ma anche perché ha una struttura che porta, senza dubbio, a riflessioni che vanno ben oltre i cliché dell’orrore puro.
L’infanzia non rassicurante

Ma come si può uccidere un bambino? è stato girato in vari luoghi della Spagna, come Ciruelos (vicino Toledo), Almuñecar (Granada), Sitges (in Catalogna) e Minorca (alcune scene sull’isola). Si può considerare un cult del cinema horror, non solo per il fascino che mantiene nel tempo, senza stancare nemmeno a visioni successive, ma anche perché sembra aver ispirato le atmosfere kinghiane di Children of the Corn (Grano rosso sangue), racconto uscito nel 1977. Stephen King non avrebbe mai confermato, nonostante la sua opera sia successiva al film di Serrador e al romanzo di Plans, ma l’accostamento viene facile, dato che si parla lo stesso di bambini che si ribellano in modo brutale agli adulti. Non mancano accostamenti anche con Il villaggio dei dannati, film fantascientifico del 1960 con bambini inquietanti. L’infanzia non rassicurante funziona sempre nel cinema dell’orrore, ma nel film di Narciso Ibañez Serrador ancora meglio, trattandosi non di bambini alieni o fantasmi, ma di comuni figli di isolani che, in teoria, dovrebbero essere accoglienti con i turisti, tra giochi e risate. La colonna sonora, di Waldo De Los Rios, alterna momenti rilassanti, con il moog presente nel tema principale, e suoni più ansiogeni. Nel 2012 è stato realizzato un remake di produzione messicana, Come Out and Play.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: ¿Quién puede matar a un niño?
Regia: Narciso Ibáñez Serrador
Paese/anno: Spagna / 1976
Durata: 112’
Genere: Horror, Thriller
Cast: Adela Blanco, Andrés Gómez, Antonio Canal, Antonio Iranzo, Aparicio Rivero, Carlos Parra, Cristina Torres, Fabián Conde, Javier de la Cámara, José Luis Romero, Juan Antonio Balandín, Juan Carlos Romero, Juan Cazalilla, Julio Jesús Parra, Lewis Fiander, Lourdes de la Cámara, Luis Ciges, Luis Maleas, Maria Druille, Marisa Porcel, Marián Salgado, María Luisa Arias, Miguel Narros, Pedro Balandín, Prunella Ransome, Roberto Nauta
Sceneggiatura: Narciso Ibáñez Serrador
Fotografia: José Luis Alcaine
Montaggio: Antonio Ramírez de Loaysa, Juan Serra
Musiche: Waldo de los Ríos
Produttore: Manuel Salvador
Casa di Produzione: Penta Films

