TRAIN TO BUSAN

TRAIN TO BUSAN

A dieci anni di distanza dalla sua uscita originale, Train to Busan arriva per la prima volta nei cinema italiani, in una speciale versione in 4K distribuita da Bim e Tucker Film: un’occasione per (ri)gustarsi su grande schermo lo zombie movie diretto da Yeon Sang-ho, horror d’azione che mostra a tutt’oggi consapevolezza e capacità di intrattenere, unite a una giocosa, benvenuta carica iconoclasta.

E corre, corre, corre, la locomotiva…

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Qualche anno prima dell’affermazione globale di Parasite – ma nel pieno di un decennio (gli anni 2010) che aveva già visto una forte diffusione internazionale del cinema sudcoreano – un titolo come Train to Busan andava a colmare un’altra, piccola “lacuna” che si poteva ancora attribuire a quella cinematografia – almeno rispetto a quella hollywoodiana. Se l’horror proveniente dalla Corea del Sud, infatti, poteva già vantare nel suo complesso un’importante storia pluridecennale – precedente persino alla sua prima diffusione “di culto” tramite i DVD d’importazione, nei primi anni 2000 – lo zombie movie di marca più mainstream, quello che rielaborava in chiave maggiormente (post)moderna la lezione di George A. Romero, non si era ancora affacciato, in modo così rilevante, a quelle latitudini. Una lacuna che, in quell’ormai “lontano” 2016, l’esordio nel cinema live action di Yeon Sang-ho – già apprezzato autore di cinema d’animazione – si proponeva, diremmo fragorosamente, di colmare. Non è un caso, l’avverbio che abbiamo scelto per descrivere l’impatto di Train to Busan, film già di culto che ora Bim Distribuzione e Tucker Film hanno deciso di portare per la prima volta nei cinema italiani: la sua rivisitazione dello zombie movie in chiave action e, passateci l’espressione, pre-apocalittica, pesca infatti a piene mani sia dai più recenti, ipercinetici epigoni occidentali del filone (il discusso L’alba dei morti viventi di Zach Snyder, il più recente World War Z di Marc Forster), sia da una scena locale di cui preserva il peculiare mix di dinamismo, concezione rutilante della messa in scena, stilizzazione iperrealistica dei caratteri e tocchi assortiti di melò. Il tutto, in una nuova, sfavillante confezione in 4K.

Un treno, un pugno di personaggi, e l’apocalisse prossima ventura

Train to Busan, Gong Yoo, Jung Yu-mi, Sohee, Choi Gwi-hwa e Choi Woo-sik in una sequenza del film
Train to Busan, Gong Yoo, Jung Yu-mi, Sohee, Choi Gwi-hwa e Choi Woo-sik in una sequenza del film

Il concept di partenza di Train to Busan è semplice, e in fondo tutt’altro che nuovo: un viaggio in treno, un pugno di personaggi costretti a convivere in uno spazio mobile ma claustrofobico, mentre fuori qualcosa di spaventoso – e fatalmente destinato a entrare e diffondersi – inizia a verificarsi. All’eventuale spettatore ignaro, invero, l’abile Yeon Sang-ho aveva già fornito un inequivocabile indizio nella sequenza d’apertura, ambientata nei dintorni di un sito industriale di Seoul: l’inspiegabile resurrezione di un cervo colpito a morte da un camion, con i movimenti innaturali e l’inequivocabile sguardo velato che urla “zombie” da ogni dove. Una chiara dichiarazione di intenti, una promessa solo differita dalla successiva introduzione dei due personaggi principali della storia: il broker Seok-woo, divorziato e totalmente dipendente dal suo lavoro, e la figlioletta Su-an, ormai rassegnata alla distratta freddezza del genitore, desiderosa solo di recarsi a Busan per riabbracciare, nel giorno del suo compleanno, sua madre. Alla fine, Seok-woo acconsente ad accompagnare la bambina in quello che dovrebbe essere un ordinario viaggio in treno fino a Busan: ma, nel frattempo, l’apocalisse è già cominciata, anche se i due protagonisti – e i loro numerosi, attoniti compagni di viaggio – ancora non possono saperlo.

Un meccanismo perfettamente oliato

Train to Busan, una minacciosa Shim Eun-kyung in una sequenza del film
Train to Busan, una minacciosa Shim Eun-kyung in una sequenza del film

La concezione più pop dello zombie movie, quella che aveva rielaborato la lezione romeriana da una parte attraverso le fameliche, velocissime creature introdotte da Zach Snyder, e dall’altra tramite l’enfasi “grafica” e l’esplicita, rapida dissoluzione urbana mostrata dalla serie The Walking Dead, è tutta presente in un prodotto come Train to Busan, che mostra di aver ben digerito e assimilato i suoi riferimenti occidentali. Tuttavia, pur nella scelta dichiarata di approcciare il genere in chiave mainstream e d’intrattenimento, e nella conseguente rinuncia ad affrontare direttamente il sostrato “sociale” che la figura del morto vivente evoca, il film di Yeon Sang-ho resta a tutt’oggi qualcosa di più di un mero, rutilante giocattolone. Ovvero, è anche questo, Train to Busan, e il regista sembra esserne ben consapevole, utilizzando robuste dosi di digitale per animare le sue creature, giocando con la claustrofobia “mobile” della location (già sperimentata, solo due anni prima, dal collega Bong Joon-ho nel suo Snowpiercer), e divertendosi con le sue orde di famelici undead che si muovono, e fanno danni, rigorosamente in massa; lo fanno sfondando porte e vetrine e masticando a più non posso corpi, camminando e correndo gli uni sugli altri e finanche piovendo (in un paio di scene) letteralmente dal cielo. Tutto concepito come una perfetta macchina da intrattenimento, oliato da una regia ipercinetica ma sorprendentemente leggibile anche nei momenti più concitati, e da un ottimo equilibrio tra momenti ad alta tensione – gli ingressi in galleria del convoglio, con le creature impossibilitate a vedere – ed esplosioni di azione ed emoglobina.

Iconoclastia pop

Train to Busan, Gong Yoo e Ma Dong-seok in una tesa sequenza del film
Train to Busan, Gong Yoo e Ma Dong-seok in una tesa sequenza del film

Eppure, ancora a dieci anni di distanza dalla sua uscita originale, Train to Busan mostra un’indubbia, riconoscibile specificità (tutta legata al panorama cinematografico di cui fa parte), unita a un sornione, pur bozzettistico cinismo “sociale”, che fa sicuramente il suo. Lasciando da parte l’ovvio tema del contagio e quello della segregazione – che in epoca post-Covid sarebbe persino troppo facile evocare – colpiscono i grotteschi servizi televisivi che vedono parlare il primo ministro, figura macchiettistica e caricaturale che in fondo – nell’equiparare l’imminente apocalisse-zombie a una sollevazione rivoluzionaria – finisce per cogliere nel segno. Proprio quell’idea di moltiplicazione e di azione di massa incarnata da questi morti viventi (che sono i veri arbitri del percorso del treno, lanciato verso una gloriosa, catartica fine: “Quasi fosse cosa viva”, per citare il compianto Guccini) conferisce a Train to Busan quel carattere iconoclasta, di consapevole “gioco” sulle macerie della civiltà, che lo eleva rispetto a tanti prodotti simili. Poi, ci sono i vari personaggi – ognuno a occupare la sua riconoscibile casella – i loro conflitti, i dilemmi sull’altruismo nel bel mezzo dell’apocalisse (ma anche prima), il burbero aiutante che aiuta l’eroe a prendere coscienza di sé, e l’inevitabile cattivo da fumetto, tanto amorale e odioso che speriamo di vederlo divorato, e ben spolpato, quanto prima. E c’è inoltre la già citata, riconoscibilissima componente melò, che informa l’arco narrativo dei due protagonisti fino a condurre lo spettatore verso un intelligente (e in fondo non scontato) finale. Non sappiamo dire se tutto questo basti a decretare, a distanza di dieci anni, lo statuto di cult del film di Yeon Sang-ho; ma senz’altro possiamo dire che è sufficiente per renderlo, ancora oggi, una visione più che piacevole e stimolante. Ancora meglio se su grande schermo e nel buio di una sala.

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Locandina

Train to Busan, la locandina italiana del film

Gallery

Scheda

Titolo originale: Busanhaeng
Regia: Yeon Sang-ho
Paese/anno: Corea del Sud / 2016
Durata: 118’
Genere: Horror, Azione, Thriller
Cast: Choi Woo-shik, An So-hee, Cha Chung-hwa, Choi Gwi-hwa, Chyu Kwang-hyun, Don Lee, Gong Yoo, Han Ji-eun, Han Sung-soo, Jang Hyuk-jin, Jeong Seok-yong, Jung Young-ki, Jung Yu-Mi, Kim Chang-hwan, Kim Eui-sung, Kim Geum-Soon, Kim Jae-rok, Kim Ju-hun, Kim Su-an, Kim Won-jin, Lee Joo-sil, Lee Jung-ok, Ok Joo-ri, Park Myung-shin, Shim Eun-kyung, Song Ji-hyuk, Woo Do-im, Ye Su-jeong
Sceneggiatura: Park Joo-suk
Fotografia: Lee Hyung-deok
Montaggio: Yang Jin-mo
Musiche: Jang Young-gyu
Produttore: Lee Dong-ha, Suh Young-ju
Casa di Produzione: Next Entertainment World, RedPeter Film
Distribuzione: BiM Distribuzione, Tucker Film

Data di uscita: 02/09/2026

Trailer

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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