NON PIANGERE
Presentato nella quarta edizione della rassegna eXtramondi, Non piangere è un cortometraggio attraverso il quale il regista Alessandro Grassi offre un apprezzabile saggio di tensione, che si propone di unire l’approccio di genere all’impegno sociale. Un risultato interessante, che ha forse l'unico limite di risultare un po’ troppo prevedibile negli sviluppi.
Se piangi muori
Una madre single, un bambino appena nato, un casolare isolato in mezzo alla campagna. Poi l’irruzione notturna in casa, minacciosa, di un gruppo di sconosciuti, e la donna che cerca in tutti i modi di nascondere se e il suo bambino, di non rivelare la propria presenza: sempre nel disperato auspicio che quest’ultimo non si lasci sfuggire quell’espressione così naturale per tutti i bambini – quella che però, in questo caso, potrebbe condannare entrambi: il pianto. Le ragioni dell’intrusione sono ignote, così come l’interesse degli uomini per la donna e il bambino; solo il pericolo – dipinto plasticamente sul volto di lei – ci appare concreto e reale, mentre intanto ricostruiamo, in un susseguirsi di flashback, le ore precedenti vissute dalla donna e da suo figlio; frammenti di un passato recentissimo che, gradualmente, ci fanno comprendere le circostanze che hanno portato alla situazione attuale. Sempre con quel refrain, semplice ma colmo di implicazioni, segno di cura e sollecitudine ma anche, a volte, di perentoria ingiunzione: “Non piangere”.
Il debito col passato

Mescola in modo spregiudicato thriller e dramma sociale, il cortometraggio di Alessandro Grassi, datato 2025 e presente nella selezione della quarta edizione di eXtramondi, festival romano di cinema fantastico. Se il canovaccio dei 19 minuti di Non piangere è quello del classico home invasion (genere che negli ultimi decenni ha vissuto, specie oltreoceano, una rinnovata fortuna) i titoli di testa, la colonna sonora e alcune soluzioni di regia guardano chiaramente al cinema di genere italiano di qualche decennio fa: la casa isolata di campagna, l’irruzione improvvisa di una minaccia esterna, il setting notturno, rivelano la parentela dell’opera col cinema di Dario Argento, ma anche con l’indimenticato – e tuttora vivo – gotico padano di Pupi Avati. Se la traccia musicale dei credits iniziali (costruiti, anche visivamente, proprio sul calco del cinema italiano anni ‘70) possiede un timbro di derivazione morriconiana, la narrazione sospesa tra passato e presente, e la ricerca di un orrore quotidiano e dal taglio quasi neorealista, deve molto alla lezione del cinema (non solo thriller/horror) di Avati.
Tra genere e impegno

La caratteristica più interessante di questo Non piangere è l’aver perseguito l’incontro tra due filoni – il cinema “di genere” e quello “impegnato” – che per lunghi anni, nel cinema italiano, sono sembrati procedere ognuno per conto proprio, con pochi o nessun canale di comunicazione: diversamente da quanto accadeva, spesso, proprio in quegli stessi seventies a cui il corto di Alessandro Grassi sembra principalmente guardare. Un debito che tuttavia non impedisce al regista di mettere in campo un bel micro-saggio di tensione, tutto teso a restituire il senso della minaccia e quello di claustrofobia (non solo fisica, come presto apprenderemo, ma anche e soprattutto simbolica) vissuto dalla donna braccata, sempre più disperata in un tentativo estremo di protezione che forse nasconde anche qualcos’altro. Una gestione attenta della suspence favorita da avvolgenti movimenti di macchina, quella di Grassi, capace di regalare anche qualche finezza nei dettagli (l’inquadratura sul quadro del bambino piangente – che tornerà in chiusura – con i fari delle auto che si riflettono sulle lacrime dipinte).
Sviluppi più che intuibili

Il limite principale di questo comunque interessante lavoro è, essenzialmente, quello di non aver saputo giocarsi al meglio la carta dell’imprevedibilità e della sorpresa, su cui pure il suo intreccio sembra basarsi. Detto in altre parole, il finale di Non piangere – almeno nei suoi caratteri generali – lo intuiamo praticamente fin da subito: ciò in parte, probabilmente, per il carattere ormai “scafato”, verso certe soluzioni narrative, dello spettatore del 2026, ma in parte anche perché il regista non sembra essersi preoccupato più di tanto, nella scelta delle inquadrature e nel montaggio, di celare in qualche modo ciò che fin da subito appare una possibilità molto concreta – per non dire una certezza. Probabilmente non è un caso, in questo senso, che a un certo punto Grassi – con uno specifico, ben situato dettaglio, che riguarda un oggetto presente in casa mostrato prima in flashback e poi nel presente – sembri aver deciso di spostare l’elemento della “sorpresa”: non più cercando di sviarci sul cosa sia successo, a quel punto ormai chiaro, ma piuttosto sul come. Nulla di male, ovviamente, ma il limite di fondo resta: in un prodotto che comunque – grazie principalmente alla cura formale, e all’interpretazione versatile ed efficace della protagonista Francesca La Scala – ha il merito di proporsi come un’opera di genere coi piedi ben piantati nella quotidianità. Anche, e soprattutto, quando questa improvvisamente si tinge di orrore e dramma.
La locandina

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Scheda
Titolo originale: Non piangere
Regia: Alessandro Grassi
Paese/anno: Italia / 2025
Durata: 19’
Genere: Drammatico, Thriller, Cortometraggio
Cast: Francesca la Scala, Claudio Di Loreto, Francesco De Laurentiis, Silvio Ambrogioni, Walter Del Greco
Sceneggiatura: Alessandro Grassi
Fotografia: Simone Durante
Montaggio: Alessandro Grassi
Musiche: Silvia Leonetti
Produttore: Alessandro Grassi
Casa di Produzione: Blualex Film

