THE DOOR OF SIN

THE DOOR OF SIN

The Door of Sin, di Daniele Zinelli, è un film con tre episodi, nato da un crowdfunding. Citando numerosi immaginari della cinematografia horror anni 80 (a partire dal personaggio che introduce ogni episodio), il film si concentra principalmente sulla tematica dei mondi paralleli come metafore delle varie sfumature che si possono presentare nella vita di ognuno di noi, con dei risvolti più o meno imprevedibili. Presentato nella quarta edizione della rassegna eXtramondi.

Mondi paralleli e doppelganger

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“Ogni realtà è in un inganno”. Con questa frase di Luigi Pirandello si apre The Door of Sin di Daniele Zinelli, presentato nella quarta edizione della rassegna romana eXtramondi, e si introduce il filo conduttore di questo film: nessuna realtà è davvero tale, perché ne possono esistere di molteplici. A spiegare meglio il concetto è un personaggio dalle sembianze mostruose, che si presenta come guardiano dei mondi paralleli. Seduto a una scrivania, tra candele e atmosfere lugubri, è pronto a raccontare quanto questi mondi paralleli siano fondamentali per conoscere dei potenziali doppelganger di ognuno di noi. Perché davvero nulla è mai come sembra. Un guardiano di una porta speciale, quindi, una porta che, oltrepassata, conduce non solo a un mondo parallelo, ma, appunto, a varianti della propria esistenza. Il film è una raccolta antologica in cui gli episodi sono legati tra loro non tanto dalle trame, quanto dagli attori, che sono sempre gli stessi. Eppure, vi sono anche degli elementi che collegano il vissuto dei personaggi, come se avessero ricordi legati a uno dei tre episodi. Nel primo, L’apprendista guardiano, una donna (Francesca Conti) dall’aria semplice e apparentemente dimessa, fa jogging e in un campo attraversa una porta dalla strana collocazione: è in mezzo al nulla e non ha una struttura intorno. Eppure, oltrepassandola, si aprono opzioni di vita diverse, che la donna vivrà e, soprattutto, la costringeranno a seguire delle indicazioni per non incappare in errori che le costerebbero la vita. Il secondo episodio, Amore insaziabile, vede un uomo (Christian Carbognani) che ha perso la sua amata e, nella disperazione, la disseppellisce e la riporta in vita. Solo che non è più la stessa. Nel terzo, Scambio infetto, una pandemia ha invaso il mondo a causa di un virus che si contrae tra persone che dormono vicine, e non si riesce a capirne l’origine.

Un omaggio all’horror anni Ottanta

The Door of Sin, un'agghiacciante sequenza del film
The Door of Sin, un’agghiacciante sequenza del film

The Door of Sin è un palese omaggio al cinema horror degli anni 80, a partire dalla presenza del guardiano dei mondi, che ricorda moltissimo il Cryptkeeper che introduceva I racconti della cripta o anche al celebre Uncle Creepy, da noi ribattezzato Zio Tibia. Entrambi, infatti, introducevano storie dell’orrore, esprimendo anche un proprio parere o, addirittura, una sorta di morale. I tre racconti, che spaziano dall’horror alla fantascienza, passando per atmosfere care a certo cinema di David Lynch (specie nel primo episodio, in cui prevale il bianco e nero) nascono con l’intento di rifarsi a una stagione iconica o, meglio, mainstream, dell’horror in pellicola. Non è un caso che, in alcune sequenze, si intravedano elementi come un poster di …e tu vivrai nel terrore! – L’aldilà di Lucio Fulci o un’immagine di Freddy Kruger su una t-shirt indossata dalla Conti, oppure la sequenza di un tg della Rai di metà anni ‘80 e, addirittura, uno scienziato che si chiama Wes Carpenter. Non si tratta, però, di un gioco alle citazioni, ma di suggestioni che mirano a rendere lo spettatore con i piedi ben piantati nella realtà odierna (la pandemia del terzo episodio è un chiaro rimando a quella del Covid-19).

Il fascino del caotico

The Door of Sin, una inquietante scena del film
The Door of Sin, una inquietante scena del film

Il primo episodio di The Door of Sin si nutre di un particolare fascino dovuto a un incastro di sottotrame alternative, che si combinano come dei bivi e che non presentano solo il doppelganger della protagonista (la donna che fa jogging), ma anche dei possibili scenari inaspettati quando i rituali richiesti proprio dal guardiano dei mondi non vengono seguiti in modo corretto. Lei dovrebbe diventare una guardiana dei mondi, ma il dubbio non è solo se ci riuscirà, ma quanto le varie possibilità diventino ostacolo a tutto il processo. Tra il bianco e nero, la fotografia allucinata dei personaggi (tra cui un inquietante Marco Soccol nei panni di un giovane impacciato che ha appena ucciso sua madre e l’ha messa nel congelatore) e l’andirivieni delle sequenze, come dei flashback che però non sono tali, si crea un’atmosfera suggestiva, seppur confusa. Se nel secondo episodio si può riscontrare un certo omaggio a Pet Sematary di Stephen King, con il disseppellimento di una morta, riportata in vita per colmare il vuoto del suo amato, in realtà è più facile pensare a una sequenza finale dello Zeder di Pupi Avati, soprattutto per il modo in cui si conclude l’episodio. La donna non è più quella di prima ed è chiaro che il suo compagno, immancabilmente, sarà costretto a commettere atti aberranti per soddisfare le sue richieste. Amore insaziabile è, senza dubbio, l’episodio migliore, soprattutto perché lineare; qui il citazionismo è come se fosse cercato e sperato, specie da chi è appassionato al cinema horror. Quindi un episodio preciso, lineare e con un crescendo anche teso. A differenza del terzo, che, per spiegare ogni suo perché (e, soprattutto, l’origine di una pandemia), utilizza una fantascienza un po’ spiccia e una gestione eccessivamente confusionaria dei vari elementi della trama.

Citazionismo, suggestioni e analisi: possono bastare?

The Door of Sin, un momento del film
The Door of Sin, un momento del film

The Door of Sin non si propone come un caotico omaggio al cinema horror del passato, ma ne ricalca le orme per attualizzare le angosce contemporanee. L’intento, almeno, è questo. Purtroppo, riuscito solo in parte, perché il film, nel primo e terzo episodio, pecca di una sorta di “psicanalisi sociale”, arrivando a mostrare passaggi poco chiari sia sui cosiddetti “mondi paralleli” sia sulla ricerca di un citazionismo distaccato. In che senso? Non c’è un intento a voler stuzzicare il pubblico su quali e quante citazioni vi siano (perché, in effetti, rimangono su uno sfondo), ma si punta a creare il caos come scelta stilistica o come un vezzo, per far sì che ci si immerga ancora meglio nel film. Tutto ciò può non bastare, se si cerca linearità. Al contempo, proprio la mancanza di una solidità narrativa, prevaricata dalla confusione, permette a The Door of Sin di essere una visione assolutamente godibile e anche, in un certo senso, di farsi ricordare. E non è poco, per un film a basso budget nato da un crowdfunding.

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Locandina

The Door of Sin, la locandina del film

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Scheda

Titolo originale: The Door of Sin
Regia: Daniele Zinelli
Paese/anno: Italia / 2022
Durata: 93’
Genere: Horror
Cast: Cristian Carbognani, Francesca Conti, Marco Soccol
Sceneggiatura: Daniele Zinelli

Trailer

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Mi occupo di scrittura ed editing da molti anni e ho collaborato con riviste musicali, sia cartacee sia online, oltre che con blog di cinema. Scrivo anche contenuti come copywriter e gestisco diversi blog, tra cui Il Metrònomo, dedicato alla cultura pop e oggi interamente focalizzato sulla musica, con rubriche e interviste a musicisti emergenti e indie. Ho pubblicato due libri: il romanzo La luce dentro (2007, rieditato nel 2017) e la raccolta di racconti horror Morirai presto (2021). Appassionata di cinema, musica, libri e, soprattutto, manga, alterno la mia cultura “nerd” alla passione per il fitness. Mens sana in corpore sano!

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