STRANOTROFIO

STRANOTROFIO

Presentato nella rassegna eXtramondi 4, Stranotrofio è un film d’animazione indipendente che innesta il filone post-apocalittico e distopico su un canovaccio da survival horror, punteggiato da mostruosità lovecraftiane assortite e aperture metafisiche (inaspettatamente) liriche. Il tutto, con un comparto visivo 2D caratterizzato da animazioni essenziali, a cui fa da contraltare un’intelligente sceneggiatura, capace di accompagnare protagonista e spettatore lungo 80 minuti densi e a loro modo magnetici.

Viaggio alla fine (o all’inizio?) del mondo

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Nel variegato panorama del cinema indie italiano – quello su cui la rassegna eXtramondi 4 sta gettando, proprio in questi giorni, uno sguardo apprezzabilmente ampio – anche l’animazione occupa una sua, riconoscibile, nicchia. Proprio in questo poco considerato ambito – in particolare nella sua declinazione più weird, quella che forse si lega meglio al linguaggio del cinema animato più sperimentale – un nome da qualche anno abbastanza noto agli appassionati è quello di Alberto Genovese: milanese, un esordio nel cinema live action datato 2009 (L’invasione degli astronazi) diventato una sorta di oscuro cult, seguito da un successivo, interessante approfondimento delle potenzialità del linguaggio dell’animazione, Genovese ha portato quest’anno, nella rassegna romana, il suo ultimo lavoro Stranotrofio. Un’opera che punta a fondere il più codificato immaginario distopico e post-apocalittico con una riflessione sulle origini della vita e sulla liceità di dare la morte, sulla scienza e i rischi derivanti dal suo uso al servizio del potere, insieme alla responsabilità individuale e a un possibile senso (laico) di redenzione. Il tutto, con toni che sovente sconfinano nell’horror più metafisico, tra aperture psichedeliche che trasfigurano dolorose memorie, e il viaggio solitario di un personaggio diretto alla fine (o forse all’inizio) del mondo.

L’Odissea di Demetrio

Stranotrofio, il protagonista Demetrio in un momento del film d'animazione
Stranotrofio, il protagonista Demetrio in un momento del film d’animazione

Protagonista del plot di Stranotrofio è Demetrio, ex prestigiatore di successo, sopravvissuto per miracolo a una catastrofe che ha distrutto la civiltà così come la conoscevamo, riducendo le città in macerie e decimando la popolazione mondiale. Vagando senza meta in un desolato paesaggio battuto dalla neve, minacciato da creature mostruose celate nel sottosuolo e perennemente assetate di sangue, l’uomo collassa infine davanti a un misterioso palazzo, sito nel bel mezzo del nulla. Qui, l’ex illusionista fa la conoscenza dei guardiani robotici della struttura, e della sua enigmatica direttrice umana – l’arcigna Miss Pakula: come Demetrio scoprirà presto, il palazzo è stato sede di un orfanotrofio, in qualche modo rimasto attivo dopo la catastrofe. Ma forse, tra le sue mura, si cela in realtà qualcosa di più di un semplice ricovero per orfani sopravvissuti: qualcosa che potrebbe essere direttamente collegato con gli eventi che hanno generato l’attuale catastrofe planetaria.

Un mix ben calibrato

Stranotrofio, il minaccioso Archivista in una scena del film
Stranotrofio, il minaccioso Archivista in una scena del film

Non riveliamo ulteriori dettagli, sul plot di Stranotrofio, proprio perché nell’attenta e calibrata sceneggiatura firmata da Mattia De Pascali – da un soggetto dello stesso regista – il film di Alberto Genovese trova uno dei suoi più evidenti pregi. È davvero difficile, nel 2026, dire qualcosa di nuovo o anche solo interessante utilizzando il più classico degli armamentari distopici e post-apocalittici – nel tentativo di (ri)disegnare una fine del mondo diventata nel frattempo, essa stessa, cliché: eppure, la sceneggiatura di questo piccolo film animato riesce a fondere con scioltezza suggestioni da fantascienza cyberpunk e horror, un clima da survival movie con la minaccia di mostruosità lovecraftiane, il mistero della vita e della morte declinato in senso metafisico, non senza uno sguardo (ideale) a certa animazione giapponese di qualche decennio fa. Il tutto, con una confezione dichiaratamente “povera” ed essenziale, un bianco e nero desaturato a fare da sfondo a disegni in 2D fortemente stilizzati, con animazioni che finiscono per chiedere allo spettatore (in un certo senso) uno sforzo di completamento immaginativo degli eventi a cui sta assistendo.

Lirismo weird

Stranotrofio, il quartetto composto da Baatron, Cynertia, Aaron e Dalypsia
Stranotrofio, il quartetto composto da Baatron, Cynertia, Aaron e Dalypsia

Ci si mette un po’, a stare al “gioco” di Stranotrofio, ad accettare del tutto le premesse del suo insolito – e dapprincipio, in un certo senso, straniante – comparto visivo; tuttavia, contrariamente a quanto accadeva in alcune opere precedenti di Alberto Genovese (pensiamo per esempio alla sci-fi in salsa weird di Dolcezza Extrema) siamo qui di fronte a una narrazione “classica” e assemblata secondo le regole del più rodato racconto di genere, con un eroe solitario sui generis di cui solo nel corso della storia, attraverso incubi, visioni e frammenti di memorie, ricostruiamo il background – che si svela parallelamente a quello, più generale, del mondo che lo circonda. Nel dipanare la vicenda di Demetrio, muovendosi avanti e indietro nel tempo, Genovese fa ampio uso di flashback lisergici, visualizzazioni di memorie dolorosissime che faticano a (eppure necessitano di) riemergere in superficie; il tutto delineando un’atmosfera oscura e allucinata – quasi l’ideazione grottesca di un uomo che ha perso il contatto con la realtà – di cui gradualmente intuiamo i contorni e l’origine. A corredo di tutto, un intelligente uso del comparto sonoro, che unisce ai toni carpenteriani dello score firmato da Francesco Tresca un utilizzo funzionale e spiazzante dei suoni diegetici (si veda l’inquietante motivo musicale che, nei primi minuti, guida il protagonista verso il palazzo); e poi, una riflessione non banale sull’amore, sul senso di colpa e sulla responsabilità individuale in un contesto estremo e disperato, che lascia spazio anche, nella frazione finale, a un inaspettato lirismo. Il tutto, ben sintetizzato in 80 minuti densi il giusto, e rapidi il giusto nell’incalzante successione degli eventi che mettono in scena. E chissà: fuori campo, e oltre la vicenda di Demetrio, quel grezzo ed essenziale bianco e nero, prima o poi, potrebbe idealmente acquisire di nuovo colore e dettaglio. Chi vivrà vedrà.

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Locandina

Stranotrofio, la locandina del film d'animazione

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Scheda

Titolo originale: Stranotrofio
Regia: Alberto Genovese
Paese/anno: Italia / 2026
Durata: 80’
Genere: Horror, Animazione, Fantascienza, Thriller
Cast: Ginevra Dardengo, Giulia Ciavarella, Greta Pulimeno, Marco D’Agostini, Mattia Di Palma, Paola Masciadri, Roberto Sponzilli, Sara Trevisan
Sceneggiatura: Mattia De Pascali
Montaggio: Alberto Genovese
Musiche: Francesco Tresca
Produttore: Alberto Genovese
Casa di Produzione: Loboarts

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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