BURNING VICTORIA

BURNING VICTORIA

Lungometraggio d’esordio di Gabriele Tacchi, Burning Victoria muove da un soggetto semplice (una giovane donna sulle tracce del suo passato) per “complessificarne” progressivamente le premesse, muovendosi tra realismo e sperimentalismo. Il risultato è intenso e ricco di suggestioni, con al centro l’ottima prova attoriale della protagonista Maddalena Vallecchi Williams. Film di chiusura della quarta edizione della rassegna eXtramondi.

Victoria is on fire

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Colpisce e spiazza, il primo lungometraggio diretto da Gabriele Tacchi – già sceneggiatore, attore e produttore, nonché regista di un pugno di corti – che viene presentato come film di chiusura della quarta edizione della rassegna romana eXtramondi. Colpisce, questo Burning Victoria, principalmente per la ricchezza dei temi trattati e la loro stratificazione, a partire da un soggetto apparentemente semplice (una ragazza in cerca di una madre che non ha mai conosciuto, un viaggio in luoghi sconosciuti che diventa esplorazione interiore); spiazza perché il registro scelto dall’esordiente cineasta – ancora una volta, partendo da un discorso sull’immagine e sul croma che poteva dare adito a soluzioni ben più semplici – risulta insolito sia per il “genere” (ammesso che questo lavoro si possa incasellare in un filone specifico) sia nell’ambito più generale del panorama indipendente italiano. Un’autoproduzione, di fatto, che si muove (in modo abbastanza spregiudicato) tra realismo naturalista e sempre più frequenti sprazzi di sperimentalismo lirico, girata interamente con un iPhone 14 Pro, un budget decisamente ridotto, e lo stesso regista a interpretare uno dei ruoli chiave (quello del mangiafuoco Alessandro).

Il colore che viene da dentro

Burning Victoria, Gabriele Tacchi e Maddalena Vallecchi Williams in un momento del film
Burning Victoria, Gabriele Tacchi e Maddalena Vallecchi Williams in un momento del film

La premessa, dicevamo, è piuttosto semplice: la ventottenne italo-canadese Victoria (interpretata dall’attrice Maddalena Vallecchi Williams), abbandonata da piccola da sua madre, giunge in Italia in cerca della mai conosciuta genitrice, seguendo le tracce fornitele da un’agenzia di investigazioni private. Victoria cerca quelle risposte che non ha mai avuto, nella speranza di sbloccare finalmente qualcosa nel grigiore di un’esistenza congelata – un grigiore che nel suo caso si va a sommare a quello della sua percezione: la giovane donna, infatti, è affetta da una rara forma di daltonismo, forse di origine psicosomatica, che le impedisce di percepire i colori e la costringe a indossare occhiali scuri anche di notte, a causa di una dolorosa ipersensibilità alle luci. Durante le sue peregrinazioni, assistendo a una festa di paese Victoria incontra Alessandro, mangiafuoco e artista girovago: osservando la sua esibizione, la giovane resta sbalordita quando le fiamme fuoriuscite dalla bocca dell’uomo si colorano di un rosso acceso, da lei mai visto prima. Incredula, Victoria avvicina Alessandro e sviluppa con lui un’amicizia, decidendo infine di seguirlo a Roma; qui, viene a contatto con un gruppo di artisti che le fanno intravedere la possibilità di un’esistenza diversa, più libera e teoricamente meno condizionata dal passato. Un passato che comunque – tradotto nella sua inquieta ricerca – continua a non abbandonarla.

Giocare col fuoco

Burning Victoria, Maddalena Vallecchi Williams in un momento del film
Burning Victoria, Maddalena Vallecchi Williams in un momento del film

Trovandosi a usare la videocamera di un cellulare, per le riprese di Burning Victoria, Gabriele Tacchi fa di necessità virtù, sfruttando la poca profondità di campo per restituire uno sguardo (spesso coincidente con quello della stessa protagonista, sempre comunque a lei “affine”) in cui la fattura piana – oltre che monocromatica – delle immagini va a simbolizzare un’emotività bloccata: un congelamento precario sotto la superficie del quale si agita, comunque, la ricerca inquieta di risposte, a sua volta espressa nei bruschi stacchi di montaggio, in raccordi a volte precari, nei frequenti sfasamenti tra immagine e sonoro. La metafora del fuoco – elemento insieme di vita e morte, possibile rinascita o definitivo, nichilistico annientamento – è trasparente, ma altresì espressione solo di una parte del percorso della protagonista, mera tappa di un viaggio che è soprattutto (ri)scoperta dell’emotività: i colori appaiono all’improvviso quando le emozioni (proprie e degli altri) si fanno troppo intense, ma come queste ultime rischiano di accecare, tramortire, o addirittura spingere a rinunciare alla vista (oltre che alla capacità stessa di provare qualcosa). La percezione cromatica, così come l’emotività – e la stessa confidenza con l’elemento del fuoco – va attentamente allenata. Un passo di troppo rischia di essere pagato caro.

Perdersi per tornare

Burning Victoria, Maddalena Vallecchi Williams e Marco Quaglia in una scena del film
Burning Victoria, Maddalena Vallecchi Williams e Marco Quaglia in una scena del film

Malgrado il carattere dichiaratamente allegorico del soggetto, Burning Victoria riesce a rifuggire dalle simbologie troppo smaccate, delineando con una notevole attenzione l’evoluzione interiore della protagonista (a cui dà vita un’ottima Maddalena Vallecchi Williams, a sua volta attrice italo-canadese) di cui seguiamo lo sviluppo irregolare, non privo di bruschi arresti ed equilibrismi (letteralmente) sull’orlo dell’abisso. Parallelamente, il film di Gabriele Tacchi delinea un microcosmo di autodefiniti losers, in cui il suo stesso personaggio – quello di Alessandro – sviluppa un peso centrale, ma per fortuna non debordante; un peso che si esprime soprattutto in una contrastata love story con la stessa Victoria, a sua volta non priva di arresti e asperità (ed è giusto così). Fortunatamente, in ogni caso, la centralità dei due protagonisti non va troppo a discapito del “contorno” – rappresentato principalmente dagli amici di Alessandro – all’interno del quale spiccano alcune figure particolarmente azzeccate; tra queste, quella di un logorroico e temuto (ma a suo modo irresistibile) nerd, che tortura la vittima prescelta con lunghe tirate filosofiche, e soprattutto quella del fraterno amico islandese dell’uomo, protagonista – in una scena ambientata in spiaggia – di uno dei dialoghi più emotivamente forti dell’intero film. La sceneggiatura, tra momenti ad alta intensità emotiva che si alternano ad altri in cui si sorride molto (a volte amaro), aggiunge al tutto anche una piccola sottotrama noir, forse poco integrata nel tessuto più generale della narrazione. Poco importa, perché il cuore pulsante di Burning Victoria è la rinascita in itinere della protagonista: una rinascita per narrare la quale il regista non risparmia le soluzioni oniriche e gli sperimentalismi, dando forma sempre più plastica a un mondo interiore che, per ricomporsi, deve sfiorare (dolorosamente) la dissoluzione. L’equilibrio narrativo, comunque – pur nella voluta ambiguità di alcune soluzioni adottate – non viene sostanzialmente mai meno; e, soprattutto, l’urgenza stessa di raccontare, e la capacità di tradurla in soluzioni visive mai scontate, emergono in modo quantomai limpido.

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Locandina

Burning Victoria, la locandina del film

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Scheda

Titolo originale: Burning Victoria
Regia: Gabriele Tacchi
Paese/anno: Italia / 2026
Durata: 81’
Genere: Drammatico
Cast: Marco Quaglia, Stefano Patti, Emmanuele Rossi, Enrico Di Addario, Gabriele Tacchi, Laura Mazzi, Maddalena Vallecchi Williams, Michele Botrugno, Vanessa Perticari, Vania Castelfranchi
Sceneggiatura: Gabriele Tacchi
Montaggio: Gabriele Tacchi
Musiche: Filippo Stefanelli, Pietro Labonia, Gianluca Giurin, Emmanuele Rossi
Produttore: Gabriele Tacchi, Emmanuele Rossi, Ruggero Altair Tacchi
Casa di Produzione: Galaxia Prime Productions

Trailer

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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