LA CITTÀ OLTRE IL TUNNEL
Realizzato nel 2023, La città oltre il tunnel è un cortometraggio diretto da Lucilla Colonna, regista romana che ha voluto omaggiare (anche) il maestro Federico Fellini e il suo La città delle donne. Il risultato è un lavoro che rappresenta insieme una visione utopica della società e un elogio dell’arte. Presentato nella quarta edizione della rassegna romana eXtramondi.
Una città che cura
È stata interessante, e probabilmente non casuale, la scelta di inserire un lavoro come La città oltre il tunnel nella giornata finale della quarta edizione di eXtramondi, tra il cupo (ma non del tutto disperato) affresco di Esistenza Zero di Matteo Scarfò, e l’inno all’arte e alla rinascita personale di Burning Victoria di Gabriele Tacchi. Che questo effetto sia stato voluto o meno, la giornata ha rappresentato infatti, in un certo senso, un percorso dalla distopia pura – quella messa in scena così bene dal film di Scarfò – alla rigenerazione e alla rinascita rappresentate nel nuovo lavoro di Tacchi: in mezzo, l’utopia, proprio quella raccontata da questo cortometraggio diretto dalla regista romana Lucilla Colonna. Un lavoro che muove dall’ovvio rimando al classico di Federico Fellini La città delle donne (1980), rovesciandone tuttavia la premessa e mettendo in scena la fantastica visione di una città/hotel in cui l’incomunicabilità di genere – quella che era al centro del lavoro del maestro – viene superata e mutata in ricchezza. A separare, fisicamente ma anche simbolicamente, questo approdo dal presente della protagonista Francesca (l’attrice Francesca Ceci), c’è proprio quel tunnel che nel film di Fellini pareva la certificazione di un’irrimediabile separazione, di un dialogo e una reciprocità ancora impossibili da raggiungere.
Spazi liminali, da attraversare

Il tunnel spaventa, certo: specie quando – nei primi minuti del cortometraggio – le luci del vagone su cui viaggia la tramortita protagonista si spengono, e la variegata galleria di figure femminili che il treno trasporta piomba nel buio: un buio che le donne in questione (come, peraltro, qualsiasi donna) hanno sicuramente sperimentato più di una volta, quel buio che – glielo leggiamo in faccia – avvolge la vita della protagonista probabilmente da ben prima della sua entrata in scena. Eppure, la “cura” è proprio lì, dietro l’angolo: o meglio, oltre il buio del tunnel, sempre se si ha il coraggio di scendere, di togliersi dalla mercè di un meschino controllore e del suo sprezzante umorismo da caserma, e di addentrarsi in quel bosco (altro spazio liminale, potenzialmente oscuro) che separa la fermata dall’approdo definitivo della città. Una città che, proprio per il suo essere luogo di una possibile rigenerazione, non può che spiazzare – ancora di più – la sempre più attonita Francesca: al buio, in fondo, la protagonista di La città oltre il tunnel è ben abituata, e si intuisce che l’esplosione di luce di questo spazio “alieno” – tra matrimoni naturisti, infantili caroselli a tempo di musica che finiscono per far cadere chi non vi partecipa, e lezioni scolastiche che contemplano colori, forme, nomi di artisti e (finalmente) artiste – è in molti sensi destabilizzante. Eppure, risalire sul treno è fuori discussione, come viene esplicitato a chiare lettere dal fattorino che accompagna la donna dopo la sua discesa dal vagone: quel treno, ormai, può solo tornare indietro. E prima di farlo (è inevitabile) bisogna assaporare le novità. Coi propri tempi.
L’utopia che resta

La “città” del titolo mostra un chiaro carattere allegorico, a suggerire un modello che definiremmo di convivenza delle differenze, più che di mera inclusione: la rigenerazione “femminina” messa in scena dalla regista di La città oltre il tunnel giova davvero a tutti gli individui presenti, che siano uomini, donne, bambini, o persino androidi (ce n’è uno – molto simpatico anche se poco perspicace – interpretato da Diego Riace). Un luogo in cui la com-pagnia – termine di cui viene spiegata in modo chiaro l’etimologia – non ha timore di essere scambiata per calcolo utilitario, o addirittura per prostituzione, e in cui re veri o presunti vengono consapevolmente sbeffeggiati; proprio la scena in cui il caricaturale sovrano interpretato da Elio Crifò scatena l’ilarità delle persone presenti (compresa, finalmente, quella della protagonista) sembra burlarsi anche di certo femminismo neoliberale, quello che mette “quote” e falsa inclusione al servizio di un potere (maschile) che resta immutato – e che anzi ha buon gioco a trarne profitto. La soluzione, tanto per Francesca quanto per le sue compagne e i suoi compagni, pare invece essere altrove: nel potere taumaturgico dell’arte e della cultura (specie se condivisa e orizzontale), e in particolare di quella poesia che – rinnegata la prima volta – finalmente sgorgherà libera dalle sue labbra, rendendola definitivamente parte del luogo. Il ritorno troverà una donna e un essere umano rigenerato; un personaggio capace anche nell’ultima scena di riconciliarsi (un po’ metacinematograficamente) con quel “nume tutelare” che invece dal tunnel, tanti anni prima, non era mai uscito. Ma la città, in fondo, è sempre lì, pronta a riaccogliere Francesca – o qualsiasi altra persona – non appena ce ne sia bisogno.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: La città oltre il tunnel
Regia: Lucilla Colonna
Paese/anno: Italia / 2023
Durata: 15’
Genere: Commedia, Drammatico, Cortometraggio
Cast: Michela Aloisi, Andrea Secli, Cristiana Astori, Daniela Alibrandi, Diego Riace, Elio Crifò, Flavia Coffari, Francesca Ceci, Marina Parrulli, Marta Ceci, Roberto Manieri, Rodolfo Mantovani
Sceneggiatura: Lucilla Colonna
Fotografia: Andres Arce Maldonado
Montaggio: Luca Balducci
Musiche: Andrea Secli
Produttore: Lucilla Colonna
Casa di Produzione: Mescalito Film

