RESIDENT EVIL
di Zach Cregger

Già salutato con grande favore dalla critica, il Resident Evil di Zach Cregger rappresenta in effetti una piacevole sorpresa: un reimagining della saga insieme ironico e spaventoso, con un protagonista interpretato da Austin Abrams a cui ci si affeziona facilmente, e una qualità di scrittura capace di rendere credibili (e coinvolgenti) anche le parentesi sulla carta più risapute.
Giocala ancora, Zach
Chi scrive deve ammettere (sentendosi, in questo, un po’ una mosca bianca) di non essere mai stato un grande fan della saga di Resident Evil – che si tratti della sterminata serie di videogiochi usciti da fine anni ‘90 a oggi, o della pur decisamente nutrita lista di film ispirati. L’immaginario horror/action/sci-fi del franchise targato Capcom/Playstation, fin dai suoi primi titoli – e dal primo adattamento cinematografico del 2002 con Milla Jovovich – ci ha sempre lasciati invero abbastanza freddi; forse anche a causa dell’estrema difficoltà (o almeno così è stata percepita) rilevata tutte le volte che abbiamo provato a cimentarci con uno qualsiasi dei titoli videoludici della saga. Ma si tratta sicuramente anche, e soprattutto, di una questione propriamente di immaginario: da questo punto di vista, il coevo franchise di Silent Hill (a sua volta riavviato al cinema di recente) col suo sguardo lugubre e metafisico su luoghi ed eventi del quotidiano, aveva senz’altro, almeno per chi scrive, una marcia in più. Proprio per questo, questo nuovo reboot firmato da Zach Cregger – che segue quello già tentato, con scarsa fortuna, da Johannes Roberts nel 2021 – rappresenta per noi una sorpresa decisamente positiva. Non che da un regista come Cregger – già messosi in luce, presso i fans del nuovo cinema horror, coi chiacchieratissimi Barbarian e Weapons – non fosse lecito aspettarsi un prodotto almeno dignitoso: ma bisogna ammettere che questo godibile, crudelissimo survival zombie movie ha sicuramente superato le aspettative, spazzando via anche le perplessità che i due (pur validi) film precedenti ci avevano lasciato.
Bryan nel paese degli orrori

L’ambientazione, in questo, è sicuramente d’aiuto: il Resident Evil versione 2026, infatti, si apre col personaggio del fattorino Bryan (assente nei videogiochi e nei film precedenti) che sta trasportando presso la sede del Raccoon City Hospital quello che ancora non sa essere un carico che potrebbe salvare (letteralmente) l’umanità. Il casuale investimento da parte del giovane di una passante in mezzo ai boschi innevati, e la catena di incredibili eventi che ne seguono, convincono rapidamente Bryan di essere di fronte a qualcosa di più di una “normale” consegna; e, contemporaneamente, gli rivelano che quello che ha appena vissuto è altro rispetto a un “normale” incidente stradale. La lotta per la sopravvivenza, contro creature che (da bravo nerd) lui pensava di aver visto solo nei film e nei videogiochi, si rivelerà spietata e praticamente solitaria. O quasi.
Corri, lotta e sopravvivi

Non è il caso di specificare altro, rispetto al (comunque abbastanza basico) plot di questo nuovo Resident Evil: non tanto perché i sempre temuti spoiler, in questo caso, siano in grado di anticipare o rovinare granché; ma perché il gusto della visione del film di Zach Cregger sta nell’immergersi nel lugubre, minaccioso setting che circonda il protagonista, e parimenti nell’identificarsi in un non-eroe (lo definiremmo così) che fin da subito riesce a trasmettere autenticità ed empatia. La componente umoristico/grottesca – il solo riferimento all’ironia è probabilmente riduttivo – di questo nuovo film di Cregger è evidente e generosa fin dalle sue prime scene; questo, però (caso rarisssimo nell’horror) non va in alcun modo a detrimento della più genuina, e generosa, componente di spavento, tradotta in una gestione potente e “fisica” della regia, che letteralmente fa sentire allo spettatore i pericoli vissuti dal protagonista. In questo, il Resident Evil di Cregger si avvicina a un altro cult dello zombie movie che abbiamo potuto (ri)vedere di recente, il tardivamente distribuito Train to Busan: stessa quotidianità trasfigurata e improvvisamente violentata da un orrore di portata apocalittica, stessa tensione tra componente orrorifica, action e grottesca; ma, nel caso del film di Zach Cregger, una cupezza di ambientazione decisamente più marcata, e un’ancor più decisa componente survival (data anche dal carattere in gran parte solitario del viaggio del protagonista).
L’orrore che (ci) mette di buonumore

Come nell’ultima mezz’ora di Weapons (e in misura minore in Barbarian), Zach Cregger, è evidente, qui si diverte un mondo: ma, a differenza di quanto aveva fatto nel film del 2025 – fiaba nerissima che si celava inizialmente dietro una veste vagamente elevated – in Resident Evil il regista dichiara i suoi intenti fin da subito. L’adorabile, quasi disarmante goffaggine del protagonista interpretato da Austin Abrams, i suoi monologhi a tratti irresistibili (eppure, a loro modo, così realistici), la focalizzazione della sceneggiatura sulla sua realtà, appena violentata, di nerd troppo cresciuto, forniscono alla vicenda una base narrativa semplice quanto solida: una base che permette a Cregger di giocare amabilmente con la componente meta-testuale, nonché col suo stesso background di cinefilo e videogiocatore. Nel suo Resident Evil, infatti, (quasi) nulla va come normalmente dovrebbe andare nei film – e nei videogiochi: i salti dalla staccionata provocano tragicomiche cadute, le chiavi non aprono le serrature sperate, i colpi di pistola non sfondano i lucchetti, e le automobili sparate con l’acceleratore a tavoletta contro i cancelli chiusi non provocano affatto l’effetto auspicato. In questo, per la sua dichiarata autoironia, il film di Zach Cregger riporta alla mente quel semidementicato, a suo modo geniale meta-action che rispondeva al nome di Last Action Hero, diretto nel 1993 da John McTiernan: stesso impianto giocoso, stessa serietà di intenti di fondo. Poi, citazioni ben assortite (La cosa di John Carpenter è la prima che viene, quasi subito, in mente), un ritmo praticamente privo di cadute, e una frazione finale in cui l’immaginario un po’ futuristico della saga – quello di cui si diceva in apertura – torna in primo piano, per la gioia dei fans. Ma con uno spirito anarchico e sardonico (tutto riassunto nell’ultima scena) che non viene mai meno.
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Scheda
Titolo originale: Resident Evil
Regia: Zach Cregger
Paese/anno: Stati Uniti, Germania / 2026
Durata: 95’
Genere: Horror, Fantascienza, Azione
Cast: Paul Walter Hauser, Austin Abrams, Emily Piggford, Griffin Newman, James Beaumont, Karel Dobrý, Kellen Goff, Sara Paxton, Will Merrick, Zach Cherry, Andrea Miltner, Chris Lew Kum Hoi, Devon Deshaun Stewart, Isla McRae, Johnno Wilson, Kali Reis, Magdalena Šittová, Shaun W. Loeser, Zach Cregger, Zoé Bellas
Sceneggiatura: Zach Cregger, Shay Hatten
Fotografia: Dariusz Wolski
Montaggio: Joe Murphy
Musiche: Hays Holladay, Ryan Holladay
Produttore: Carter Swan, Asad Qizilbash, Zach Cregger, Roy Lee, Miri Yoon, Robert Kulzer
Casa di Produzione: Subconscious, Columbia Pictures, Vertigo Entertainment, Constantin Film, Davis Films, PlayStation Productions
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 17/11/2026
