Eve Hewson

Nata il 7 luglio 1991 a Dublino, seconda figlia di Ali Hewson — attivista e imprenditrice — e di Paul David Hewson, noto al mondo come Bono, frontman degli U2, Memphis Eve Sunny Day Iris Hewson porta già nel nome la traccia dell’eccentricità familiare: il nome Eve le è stato dato perché è nata alle sette di mattina del sette luglio, e “eve” è la parola inglese per la vigilia ma anche la metà esatta della parola “seven”. Cresce a Killiney, sobborgo di Dublino sul mare, in una famiglia in cui la fama è presenza quotidiana e silenziosa: frequenta la Dalkey School Project e poi il St. Andrew’s College di Dublino, cercando in ogni modo di non essere identificata come la figlia di. “A scuola, ogni volta che dovevamo scrivere quelle lettere in cui dicevi ‘Ciao, mi chiamo Eve e mio padre fa questo…’, mentivo sempre e dicevo che mio padre era un medico. Risparmia conversazioni”, ha dichiarato. La musica — la strada più ovvia per chi ha quel padre — viene tentata e abbandonata: “Quando ho iniziato a recitare, ho capito che potevo passare l’intera giornata a ripassare le battute, a leggere sceneggiature, a fare esercizi, e non sembrava affatto lavoro”. È una dichiarazione di vocazione che dice anche qualcosa di preciso sul tipo di attrice che Eve diventerà: qualcuno per cui la recitazione è prima di tutto disciplina e poi talento.
I genitori erano contrari alla sua carriera recitativa, ma Eve debutta comunque nel 2005, al fianco della sorella maggiore Jordan, nel cortometraggio in 16mm Lost and Found. Studia recitazione alla New York Film Academy e poi si laurea alla New York University nel 2013: alla cerimonia di laurea il padre Bono rifiuta una laurea honoris causa offertagli dalla stessa università lo stesso giorno — un dettaglio biografico che, in qualunque altra famiglia, sarebbe semplicemente un aneddoto. Il primo ruolo di rilievo cinematografico arriva con This Must Be the Place (2011) di Paolo Sorrentino, in cui affianca Sean Penn nel film americano del regista: un debutto che la inserisce da subito in un cinema di qualità autoriale.
La svolta vera arriva nel 2014 con The Knick, la serie di Steven Soderbergh ambientata al Knickerbocker Hospital di New York nel 1900, in cui interpreta Lucy Elkins — l’infermiera innamorata del chirurgo protagonista Clive Owen, figura di passaggio tra la moralità vittoriana e la modernità che si affaccia. La serie ottiene il Satellite Award per il miglior ensemble televisivo nel 2014, e il lavoro con Soderbergh — regista di precisione assoluta, che usa la macchina da presa come strumento di dissezione piuttosto che di amplificazione — imprime su Eve Hewson una qualità di controllo che si ritroverà in tutta la carriera successiva. L’anno successivo appare in Il ponte delle spie (2015) di Steven Spielberg, nei panni di Carol Donovan, figlia del protagonista Tom Hanks: due lavori di alta scuola in due anni, con due dei registi più tecnici del cinema americano, costruiscono una formazione sul campo che pochi programmi accademici potrebbero replicare.
Gli anni successivi portano una serie di lavori cinematografici di qualità diseguale — Papillon (2017) di Michael Noer, Robin Hood – L’origine della leggenda (2018) di Otto Bathurst, Tesla (2020) di Michael Almereyda in cui è Anne Morgan — mentre la dimensione più interessante della sua carriera continua a svilupparsi nella serialità. I Luminari – Il destino nelle stelle (2020) di Claire McCarthy, miniserie BBC tratta dall’omonimo romanzo di Eleanor Catton vincitore del Booker Prize, la porta nella Nuova Zelanda della corsa all’oro ottocentesca in un ruolo che richiede di incarnare la figura femminile più enigmatica della narrazione. Dietro i suoi occhi (2021) di Erik Richter Strand — adattamento del thriller psicologico di Sarah Pinborough — porta Hewson nel ruolo di Adele, personaggio costruito sull’inganno e sull’ambiguità, che la critica riconosce come il suo lavoro televisivo più ricco tecnicamente fino ad allora.
La consacrazione internazionale arriva con Bad Sisters (2022), la serie Apple TV+ creata da Sharon Horgan — adattamento della serie belga Clan — in cui Eve Hewson interpreta Becka Garvey, la sorella minore di una famiglia irlandese che pianifica l’omicidio del cognato violento e abusivo. Becka è la sorella che ha trascorso una vita a essere protetta dalle maggiori, e che cerca di dimostrare il proprio valore alla famiglia nel momento più estremo: un personaggio di comicità fisica e vulnerabilità emotiva che Hewson porta con una naturalezza che sembra non costare niente, nascondendo il lavoro tecnico che quella naturalezza richiede. La serie vince il Peabody Award e ottiene numerose nomination agli Emmy, consolidando il suo cast tecnico e artistico come uno degli ensemble più forti nella storia della serialità irlandese. La seconda stagione, uscita nel 2024, conferma sia la qualità della serie sia la centralità di Hewson nel suo funzionamento.
Il film che la critica anglosassone identifica come il suo momento di definitiva affermazione come star cinematografica di Eve Hewson è Flora and Son (2023) di John Carney, musical ambientato a Dublino in cui interpreta Flora — madre single di un adolescente difficile, che trova nel suonare la chitarra con un insegnante americano di Los Angeles una via di uscita dalla propria vita incagliata. Il critico di Variety Owen Gleiberman scrive: “Dicono che l’era delle star cinematografiche stia svanendo. Se è così, è strano come funzioni lo star power. Potrebbe stare svanendo… finché non vedi qualcuno che ha star quality che trabocca letteralmente da lei. All’improvviso, il suo status di star diventa inevitabile”, in quella che è probabilmente la descrizione più precisa di ciò che Hewson porta sullo schermo. La scena di apertura — Flora che fissa con uno sguardo di sfrenata ebbrezza alcolica un uomo che le aveva detto in anticipo cosa voleva fare con lei e lei aveva scacciato come una zanzara, ma che ora diventa l’unica opzione possibile: non riesci a staccare gli occhi — è il tipo di momento che non si può insegnare. Per il film Hewson rifiuta i consigli del padre Bono sul canto, trovando la propria via nel materiale musicale di Carney: una scelta che è, ancora una volta, coerente con la traiettoria di tutta la carriera.
The Perfect Couple (2024) di Susanne Bier, miniserie Netflix tratta dal romanzo di Elin Hilderbrand con Nicole Kidman, porta Eve Hewson in un registro più glossy e commerciale: il successo di pubblico è enorme, quello critico più tiepido, ma la sua presenza nel cast conferma che il mercato dello streaming la considera ormai un nome capace di portare pubblico. Jay Kelly (2025) di Noah Baumbach — film con George Clooney e Adam Sandler in cui Hewson interpreta Daphne — è il lavoro cinematografico più ambizioso di questa fase: un ruolo in un film Baumbach è già, di per sé, una forma di riconoscimento autoriale, e conferma la capacità di Hewson di muoversi con uguale agio tra la serialità popolare e il cinema d’autore. Nel 2026 fa parte del cast del blockbuster di fantascienza Disclosure Day, diretto da Steven Spielberg per Universal Pictures, mentre è in arrivo un film ancora senza titolo di Lenny Abrahamson con Tom Burke: due progetti che continuano la traiettoria verso una carriera cinematografica sempre più solida.Eve Hewson ha costruito progressivamente una carriera dinamica e avvincente, salendo di rango tra i principali attori del settore costruendo una lista di progetti diversificata tra cinema e televisione: una descrizione corretta ma insufficiente per quello che è, in ultima analisi, il suo elemento più raro — la capacità di essere completamente presente in ogni inquadratura senza mai sembrare di esserne consapevole. Figlia di uno degli artisti più famosi del pianeta, ha costruito la propria identità professionale esattamente nel modo in cui aveva promesso di fare: lavorando, senza che nessuno le passasse niente.
