Peter Jackson

Nato il 31 ottobre 1961 a Pukerua Bay, una piccola cittadina costiera nei pressi di Wellington, in Nuova Zelanda, Peter Robert Jackson cresce figlio unico in una famiglia di immigrati inglesi, lontanissimo da qualunque centro produttivo del cinema mondiale. All’età di nove anni inizia a girare film nel giardino di casa con la telecamera dei genitori, e quella che i vicini considerano una stravaganza adolescenziale diventa l’ossessione ordinatrice di tutta la sua vita. Da bambino cresce a contatto con i film di Ray Harryhausen, con la serie televisiva Thunderbirds e con Monty Python’s Flying Circus; il suo film preferito è il King Kong del 1933, che tenta di rifare con modellini artigianali in stop-motion. Scopre l’opera di Tolkien da adolescente, guardando l’adattamento animato de Il Signore degli Anelli di Ralph Bakshi del 1978. Jackson non ha mai frequentato nessuna scuola di cinema: ha imparato il montaggio, gli effetti speciali e il trucco interamente attraverso la sperimentazione autonoma.
A sedici anni abbandona la scuola e trova lavoro come apprendista fotoincisore in un giornale di Wellington, impiegando i risparmi per acquistare attrezzatura cinematografica. Il progetto che occupa tutti i suoi fine settimana per quasi quattro anni è Fuori di testa (Bad Taste) (1987), nato come cortometraggio e diventato per lenta accumulazione un lungometraggio a pieno titolo: una commedia splatter di fantascienza in cui Jackson scrive, dirige, fotografa, costruisce i modelli degli effetti speciali e interpreta più ruoli contemporaneamente. Grazie all’intervento di Jim Booth, un funzionario della New Zealand Film Commission, il film viene presentato al Festival di Cannes del 1987, dove vince diversi premi, conquistando un seguito di culto internazionale. Il successo spinge la Commission a finanziare i lavori successivi: Meet the Feebles (1989), commedia nera con pupazzi in stile Muppet che esplora i lati oscuri dello showbusiness, e Splatters – Gli schizzacervelli (Braindead) (1992), film di zombie che porta la logica dello splatter a un grado di eccesso quasi cosmico e vince sedici premi internazionali di fantascienza.
La svolta qualitativa e di tono arriva con Creature del cielo (1994), ricostruzione del celebre caso di omicidio di Parker-Hulme ambientata nella Nuova Zelanda degli anni Cinquanta. Il film, co-sceneggiato con la compagna Fran Walsh, è accolto con ampio consenso critico internazionale, vale a Jackson e Walsh una nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale e lancia la carriera di Kate Winslet nel suo primo ruolo rilevante. Segue il falso documentario Forgotten Silver (1995), divertissement cinefilo sulla storia immaginaria di un pioniere del cinema neozelandese, e poi Sospesi nel tempo (1996), commedia horror con Michael J. Fox prodotta per Universal, che rappresenta il primo contatto di Jackson con il sistema hollywoodiano. Nel frattempo, lui e il suo team hanno già cominciato a costruire a Wellington una struttura di effetti visivi che diventerà la Weta Digital e la Weta Workshop: laboratori che cambieranno l’industria degli effetti speciali a livello globale.
L’impresa che trasforma Jackson in uno dei registi più importanti della storia del cinema inizia a prendere forma a metà degli anni Novanta, quando Miramax acquisisce i diritti della trilogia di Tolkien e coinvolge Jackson nel progetto. Le trattative si complicano, la Miramax vuole un film unico, ma la New Line Cinema rileva il progetto e accetta le condizioni di Jackson: girare tre film contemporaneamente in Nuova Zelanda. È una decisione senza precedenti nell’industria cinematografica. Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello (2001), Le due torri (2002) e Il ritorno del re (2003) raccolgono riconoscimenti in tutto il mondo, e il terzo capitolo pareggia il record assoluto di Oscar vinti da un singolo film con undici statuette — eguagliando Titanic e Ben-Hur — tra cui il miglior film, la miglior regia e la migliore sceneggiatura non originale. La trilogia incassa complessivamente oltre 2,9 miliardi di dollari diventando la serie di film con il maggior incasso nella storia fino ad allora. La Nuova Zelanda, paese fino ad allora pressoché assente dalla cartografia del cinema mondiale, si trasforma in un polo produttivo di rilevanza internazionale.
Nel 2005 Jackson realizza finalmente il remake di King Kong che inseguiva fin dall’infanzia: il film, per la cui regia gli vengono offerti circa venti milioni di dollari — la cifra più alta mai proposta a un regista all’epoca — incassa nelle sale di tutto il mondo oltre 500 milioni di dollari e vince tre Oscar. Amabili resti (2009), adattamento del romanzo di Alice Sebold su una bambina assassinata che osserva il mondo dei vivi dal paradiso, è accolto con risultati più discontinui dalla critica, pur raggiungendo un pubblico ampio. Jackson si ritira temporaneamente dalla regia e si concentra sulla produzione, sostenendo tra l’altro il debutto di Neill Blomkamp con District 9 (2009), che diventa uno dei film di fantascienza più significativi del decennio.
Il ritorno a Tolkien avviene con la trilogia tratta da Lo Hobbit — Un viaggio inaspettato (2012), La desolazione di Smaug (2013) e La battaglia delle cinque armate (2014) — che Jackson accetta di dirigere dopo la rinuncia di Guillermo del Toro. La trilogia è un successo commerciale considerevole ma riceve un’accoglienza critica meno entusiasta rispetto alla precedente, con molti che lamentano la dilatazione eccessiva di un materiale narrativo più snello. Negli anni successivi Jackson si orienta verso la produzione e verso progetti documentaristici di carattere personale: They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani (2018), documentario sulla Prima Guerra Mondiale realizzato con filmati d’archivio colorizzati e restaurati digitalmente, è forse il lavoro più sorprendente e commovente di questa fase, e rivela una dimensione intima e storiografica inattesa nel regista di epopee fantasy. The Beatles: Get Back (2021), montaggio delle registrazioni del 1969 che documentano la gestazione dell’ultimo album dei Beatles, è accolto come un’opera capitale per chiunque si interessi alla storia della musica popolare del Novecento.
Nel maggio 2026 Jackson riceve la Palma d’oro onoraria al Festival di Cannes. Autodidatta assoluto, produttore visionario e artigiano instancabile, Jackson incarna meglio di chiunque altro il paradosso del regista che ha portato il cinema di genere — l’horror splatter, il fantasy epico — alla conquista dei massimi riconoscimenti istituzionali, trasformando un’isola remota del Pacifico nel set permanente della propria immaginazione.
