Sydney Sibilia

Una foto del regista, sceneggiatore e produttore Sydney Sibilia

Nato il 19 novembre 1981 a Salerno, Sydney Sibilia cresce in una città del sud che non è mai stata un centro produttivo del cinema italiano, e costruisce la propria vocazione in modo completamente autodidatta: fin da ragazzo si cimenta dietro la cinepresa realizzando cortometraggi insieme all’amico Fabio Ferro, in quella pratica artigianale del fare-per-imparare che anticipa il tipo di approccio industriale e pragmatico che caratterizzerà tutta la sua carriera adulta. Nel 2007 si trasferisce a Roma e comincia a girare spot pubblicitari — campagne per Fox Crime, per Wind con Giorgio Panariello, per una serie di clienti di diversa scala — costruendo la competenza tecnica e organizzativa che il cinema commerciale italiano raramente fornisce ai giovani registi attraverso percorsi istituzionali. Nel mezzo di questa gavetta pubblicitaria realizza il cortometraggio Oggi gira così (2010), scritto con Valerio Attanasio e prodotto da Ascent Film, che ottiene numerosi riconoscimenti tra cui il premio SIAE come miglior sceneggiatura: un risultato che attira l’attenzione del sistema produttivo e apre la strada al lungometraggio.

L’esordio al cinema avviene nel 2014 con Smetto quando voglio, prodotto da Fandango di Domenico Procacci, da Ascent Film di Matteo Rovere e Andrea Paris e da Rai Cinema: la storia di un gruppo di ricercatori universitari precari che decide di sfruttare le proprie competenze scientifiche per produrre droghe sintetiche legali e di qualità. Il film è un caso cinematografico di prima grandezza: applica le regole della commedia d’azione americana — ritmo serrato, ensemble di personaggi coloriti, escalation comica — a una situazione di precarietà lavorativa italiana riconoscibilissima, senza tradire né le une né l’altra. Con Edoardo Leo nel ruolo del protagonista e un cast corale che include Paolo Calabresi, Valerio Aprea, Stefano Fresi, Pietro Sermonti e il compianto Libero De Rienzo, il film costruisce un modello narrativo che il cinema italiano degli anni Dieci non aveva ancora sperimentato con quella pulizia di esecuzione. Il successo è immediato e apre la strada a due sequel: Smetto quando voglio – Masterclass (2017) e Smetto quando voglio – Ad honorem (2017), con la trilogia che totalizza oltre 1,6 milioni di spettatori e più di dieci milioni di euro di incasso, venduta in oltre quindici paesi tra cui la Spagna, dove il remake Lo dejo cuando quiera debutta in cima al box office: una circolazione internazionale che raramente il cinema comico italiano riesce a costruire.

Nel 2014 Sibilia fonda insieme a Matteo Rovere la casa di produzione Groenlandia, che diventa rapidamente una delle realtà produttive più attive e visibili del cinema italiano contemporaneo: non solo il contenitore dei propri lavori ma una struttura editoriale capace di ospitare voci diverse, da Il primo re e Romulus di Rovere stesso fino ai lavori degli autori più giovani della scena italiana. La scelta del nome — Groenlandia, luogo remoto e inesplorato — è già una dichiarazione di ambizione verso un cinema italiano che guarda fuori dai propri confini abituali.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose (2020), prodotto da Groenlandia e distribuito da Netflix, è il film che porta Sydney Sibilia fuori dall’Italia come nome riconoscibile nel mercato internazionale dello streaming. La storia vera dell’ingegnere Giorgio Rosa — che nel 1968 costruì una piattaforma al largo di Rimini, la dichiarò stato indipendente con tanto di governo e francobolli, e resistette ai tentativi dello Stato italiano di demolirla per quasi un anno — è raccontata con la stessa leggerezza e lo stesso ritmo della trilogia precedente, ma su una scala produttiva e con un’ambizione visiva decisamente più alte. Con Elio Germano nel ruolo di Rosa e Matilda De Angelis in quello della sua compagna, insieme a Fabrizio Bentivoglio, Luca Zingaretti e il francese François Cluzet nel ruolo di un funzionario europeo, il film costruisce un cast internazionale che riflette la portata geografica della storia. Il film raggiunge un pubblico globale sulla piattaforma e consolida l’identità di Sibilia come il principale interprete italiano di un cinema popolare di qualità che non rinuncia all’accessibilità in nome dell’impegno né viceversa.

Mixed by Erry (2023) è il terzo tassello di quello che la critica inizia a leggere come un progetto coerente: la storia vera dei fratelli Frattasio di Napoli — Enrico, Peppe e Vittorio — che tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Novanta costruirono un impero commerciale basato sulla duplicazione e distribuzione di cassette pirata, diventando una leggenda della controcultura musicale napoletana. Come già con Smetto quando voglio e con L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, Sibilia porta sullo schermo una storia di trasgressione creativa e di ingegno applicato ai margini del sistema, raccontata con empatia per i protagonisti senza mai renderla agiografia. Tutti i suoi film raccontano storie vere che partono da assunti e personaggi ai quali, se non fossero esistiti per davvero, si farebbe fatica a credere: una poetica della realtà eccedente la finzione che è anche, implicitamente, una dichiarazione d’amore per l’Italia come luogo di invenzioni improbabili e di resistenze creative.

Il passaggio alla serialità televisiva avviene con Hanno ucciso l’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883 (2024), serie in otto episodi prodotta da Groenlandia per Sky Studios e co-diretta con Alice Filippi e Francesco Ebbasta. La serie — scritta da Sydney Sydney Sibilia non è più il cineasta salernitano sconosciuto che aveva operato una piccola rivoluzione nel cinema italiano con la trilogia di Smetto quando voglio: è diventato, insieme a Matteo Rovere, il punto di riferimento più visibile di una generazione di cineasti italiani che ha scelto di fare cinema popolare senza complessi di inferiorità nei confronti del modello americano né di sudditanza nei confronti della tradizione autoriale nazionale. La sua opera — costruita su storie vere di italiani che hanno inventato qualcosa di impossibile ai margini del sistema — è la più coerente dichiarazione che il cinema italiano degli ultimi dieci anni abbia prodotto sulla propria capacità di raccontare se stesso con leggerezza, precisione e un ritmo che non chiede al pubblico di aspettare la propria parte di divertimento.