SENZA LASCIARE TRACCIA

SENZA LASCIARE TRACCIA
di Gianclaudio Cappai


L'esordiente Gianclaudio Cappai compie con Senza lasciare traccia un'operazione interessante, che guarda al thriller del passato (Pupi Avati su tutti) con un approccio autoriale che è del tutto personale. In DVD per l'etichetta Penny Video.

Ritorni dolorosi

Bruno è un insegnante in congedo, in lotta contro un tumore che gli ha già lasciato, sul corpo, una visibile cicatrice. Ma un’altra cicatrice, tanto sul corpo quanto nell’anima, Bruno l’ha avuta molti anni prima, in un trauma risalente alla sua infanzia che l’uomo ha cercato, invano, di rimuovere. L’occasione per fare i conti una volta per tutte col suo passato, arriva per Bruno quando l’uomo decide di seguire la sua compagna Elena, restauratrice, che deve svolgere un lavoro proprio presso il paesino in cui Bruno ha trascorso la sua infanzia. Sarà l’occasione, per Bruno, per tornare in quella fornace in cui, tanti anni prima, il trauma ebbe inizio. Una fornace spenta, ma simbolicamente ancora accesa, alimentata dall’orrore di quell’evento, e da un desiderio di vendetta mai sopito…

Sono tante le vie per cui è passato, negli ultimi anni, il cosiddetto “ritorno” (virgolette d’obbligo, visto che una vera dipartita di fatto non c’è mai stata) del cinema di genere. Se il 2016, anno di uscita di questo Senza lasciare traccia, aveva già visto un nutrito elenco di titoli (da Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti a Veloce come il vento di Matteo Rovere) affacciarsi sulle scene dell’italico mainstream, un’operazione come quella dell’esordio di Gianclaudio Cappai tenta invero altre strade. Strade che contemplano la contaminazione, di filoni e di atmosfere, l’omaggio al passato (Pupi Avati in primis) e la proiezione verso la modernità, lo sguardo autoriale, con l’approccio in sottrazione, unito alla visceralità dei temi. Le etichette, per il film di Cappai, sono difficili da affibbiare e in fondo superflue. Ciò che conta, ancora una volta, è la sostanza: quel fuoco che brucia inesausto (con una metafora trasparente) che, come la ferita e il desiderio di vendetta del protagonista, tiene in vita un modo di fare cinema tutt’altro che tramontato.

L’equilibrio tra passato e presente che caratterizza il film di Cappai, con una voglia di sperimentare ben consapevole delle sue radici, inizia dai mezzi tecnici scelti dal regista; da quel 16mm dalla consistenza tanto spessa e fisica, più che adeguata per mettere in scena un dramma che si dipana tra passato e presente, tra un gioco di bambini che ha visto il più crudele dei risvegli, e una vita adulta mozzata, menomata. Basta il nome di un paese, una voce, un colore da cui si viene investiti durante un viaggio in autostrada, per riattivare quel dolore che già i segni sul corpo si sono incaricati di tener vivo. Con l’approccio insinuante, ma capace di colpire quando necessario, che fu del primo Garrone, arricchito da una regia più dinamica e avvolgente, il regista approccia il suo materiale umano e narrativo dal suo punto di vista, senza tema di mescolare dramma psicologico, noir e revenge movie. L’omaggio all’Avati de La casa dalle finestre che ridono si ritrova non solo nel lavoro della compagna del protagonista (col volto di Valentina Cervi) ma anche nel tema in primo piano della memoria; oltre che nella giustapposizione di un contesto urbano illusoriamente conciliato, con uno rurale in cui si annidano (pur sopiti) orrori fin troppo umani. Orrori che verranno fronteggiati dal personaggio dolente, via via sempre più consapevole, efficacemente interpretato da Michele Riondino.

Dopo la presentazione, a suo tempo al Bif&st 2016, seguita da una fugace apparizione in sala, Senza lasciare traccia approda ora in home video, in un apprezzabile DVD edito dall’indipendente Penny Video. Un’edizione che si segnala per lo sforzo di offrire al pubblico un prodotto curato, a partire dalla confezione (un cartonato sottile ma funzionale, con all’interno un ricco booklet sul film) per proseguire con una qualità audio/video più che adeguata all’estetica del film (e alla bella colonna sonora firmata da Teo Tehardo). Tra i contenuti speciali, oltre alla visione con commento audio del regista e del critico Roberto Silvestri, si segnala la presenza delle due precedenti opere del regista, il corto Purché lo senta sepolto (2006) e il mediometraggio So che c’è un uomo (2009).

Titolo originale: Senza lasciare traccia
Regia: Gianclaudio Cappai
Paese/anno: Italia / 2016
Durata: 93’
Genere: Drammatico, Noir, Thriller
Cast: Aglaia Mora, Elena Radonicich, Fabrizio Ferracane, Giordano De Plano, Michele Riondino, Stefano Scherini, Valentina Cervi, Vitaliano Trevisan
Sceneggiatura: Gianclaudio Cappai, Lea Tafuri
Fotografia: Fabio Paolucci
Montaggio: Alessio Doglione
Musiche: Teho Teardo
Produttore: Gianclaudio Cappai, Lea Tafuri, Livia Barbieri, Massimo Ruggini
Casa di Produzione: Hirafilm, Mediasponsor, Obiettivo Energia
Distribuzione: Hirafilm, Il Monello film

Data di uscita: 16/04/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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