THE DAY I FOUND A GIRL IN THE TRASH

THE DAY I FOUND A GIRL IN THE TRASH

Presentato nel concorso del Fantafestival 2022, The Day I found a Girl in the Trash è un insolito dramma sci-fi di produzione polacca, che parte dal genere distopico per trasformarsi in un road movie intimo, non privo di calore. I difetti non mancano, ma il progetto ispira simpatia e merita almeno una visione.

L’attivista e l’(ex) automa

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Il concorso del Fantafestival 2022 si apre con questo The Day I found a Girl in the Trash, insolito esempio di sci-fi distopica di produzione polacca. L’ambientazione nel paese dell’Europa dell’Est potrebbe far pensare ad Avalon, quasi dimenticato esordio nel cinema live action del maestro dell’animazione giapponese Mamoru Oshii; ma il film di Michal Krzywicki, attore che esordisce qui nella regia di un lungometraggio cinematografico, narra una storia dal taglio decisamente più “piccolo” rispetto a quella raccontata a suo tempo dal regista nipponico. Una scelta che si evidenzia sia nella rappresentazione del futuro portata dal film (un futuro abbastanza prossimo, privo di elementi iconografici caratterizzanti, che presenta una società esteriormente molto simile alla nostra), sia nel suo concentrarsi su due singoli personaggi, e sul loro carattere di emblema del contesto sociale rappresentato. Due personaggi che danno vita a quello che è in realtà un atipico dramma sull’identità, che parte dai territori della distopia per approdare a quelli più insoliti del road movie.

Szymon e Blue

The Day I Found a Girl in the Trash, Michal Krzywicki e Dagmara Brodziak in una sequenza
The Day I Found a Girl in the Trash, Michal Krzywicki e Dagmara Brodziak in una sequenza del film

Il film è ambientato nella notte di Capodanno del 2029, in una Polonia che ha adottato per i criminali la pena dell’”automazione”: chiunque si macchi di reati gravi viene condannato a indossare un collare che, intervenendo chimicamente sul suo organismo, lo trasforma in un automa privo di memoria e capacità di azione indipendente. Gli “automati” sono di fatto utilizzati come schiavi dalle amministrazioni pubbliche e dalle aziende private, sostituendo la normale manodopera. Per protestare contro questa pratica, l’attivista Szymon (interpretato dallo stesso regista) decide di suicidarsi pubblicamente alla vigilia del nuovo anno; il suo gesto, atteso dall’intera nazione, dovrebbe scuotere le coscienze e portare a una ribellione contro questa pratica. Poco prima di procedere, tuttavia, l’uomo trova nella spazzatura dietro casa una giovane che aveva subito il trattamento, il cui collare è stato rimosso da poco. Szymon accoglie in casa la ragazza (che dice di chiamarsi Blue) che gradualmente sembra iniziare a riacquistare volontà e coscienza autonome; l’attivista decide così di desistere dai suoi propositi e di aiutare la giovane a sfuggire alle autorità che la inseguono.

Distopia prossima

The Day I Found a Girl in the Trash, Dagmara Brodziak in una sequenza
The Day I Found a Girl in the Trash, Dagmara Brodziak in una sequenza del film

La prima parte di The Day I found a Girl in the Trash denuncia chiaramente la sua parentela coi classici del genere – pensiamo a Blade Runner, ma anche a opere successive come Strange Days di Kathryn Bigelow – specie in alcuni elementi visivi che ricorrono: la pioggia battente e le prevalenti riprese in notturna, le luci al neon, i toni accesi della fotografia (che in tutto il prologo sono all’insegna di una livida tonalità giallastra). Al regista non sembra interessare tanto l’inserimento di oggetti e forme che richiamino visivamente il futuro, quanto piuttosto la trasfigurazione di una realtà simile alla nostra in toni da incubo, che ne rendano evidente l’evoluzione/involuzione in senso disumanizzato. Tutta la prima frazione del film – dall’interessante prologo che mostra la liberazione della ragazza all’introduzione della figura del protagonista, con lo svelamento dei suoi propositi – è all’insegna della resa del contesto, dell’affresco politico di piccolo taglio, della delineazione di un personaggio che, dietro il suo gesto estremo, sembra celare una volontà di resa e un estremo atto di impotenza. Una prima parte, spezzata da alcuni criptici flashback (tra cui quello, frenetico, che precede il ritrovamento della ragazza), che collega in modo più marcato il film al suo filone di appartenenza.

Viaggio verso l’umano

The Day I Found a Girl in the Trash, una suggestiva immagine
The Day I Found a Girl in the Trash, una suggestiva immagine del film

È tuttavia nella sua seconda metà che The Day I found a Girl in the Trash inizia a battere territori meno usuali, e trova una sua dimensione più autonoma e originale. Quando i due protagonisti fuggono, diretti verso il confine con la Svezia, il film si trasforma in un road movie e in una specie di love story embrionale, illuminata soprattutto dagli scambi tra i due protagonisti – quasi sempre muti, demandati principalmente alla mimica facciale dei due interpreti: scambi a volte all’insegna di un sottile humour, la cui efficacia è aumentata dalle buone prove dell’attrice Dagmara Brodziak e dello stesso regista. In questo frangente, la vicenda rallenta anche nel ritmo, concedendosi una pausa sui festeggiamenti per il nuovo anno (osservati rigorosamente da lontano) e persino la classica sequenza degli sconosciuti dal cuore d’oro che aiutano i due fuggiaschi. Lo sguardo della regia diventa più caldo, quasi teso a recuperare nella dimensione intima e prosaica dell’interazione quotidiana (e in quella sempre efficace del racconto di viaggio) quel senso di umanità di cui, per tutta la prima parte del film, veniva denunciata la sottrazione.

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Blue, chi sei?

The Day I Found a Girl in the Trash, Michal Krzywicki e Dagmara Brodziak in una scena
The Day I Found a Girl in the Trash, Michal Krzywicki e Dagmara Brodziak in una scena del film

Opera che ispira simpatia, specie nel suo modo di rileggere in modo personale un genere ampiamente codificato (e ormai anche stereotipato, se si vuole), The Day I found a Girl in the Trash poteva spingersi ancora più in là nel suo sguardo ravvicinato sui suoi due protagonisti, approfondendo con più decisione il carattere e la storia della giovane del titolo. L’enigmatica Blue risulta un po’ sacrificata nella sua statura di (vero) personaggio, restando per quasi tutto il film elemento funzionale a un dramma che rimane, principalmente, appannaggio del protagonista maschile. Un peccato, considerate le premesse poste dalla scena – molto intensa – della sua liberazione, e soprattutto la bravura dell’attrice, che riesce a renderne con grazia la tenera, divertente fragilità. Qualche sequenza in più che coinvolgesse la ragazza, magari unita a qualche flashback che ne mostrasse le memorie, avrebbe reso più bilaterale la vicenda raccontata, e avrebbe senz’altro rafforzato i concetti – legati anche all’identità e alla memoria – che il film intendeva esprimere. Concetti che comunque, nella loro semplicità, emergono con sufficiente chiarezza nei 98 minuti di durata, in una storia che efficacemente, e con naturalezza, si sposta dalla dimensione politica e sociale a quella più piccola e intima. Un risultato inusuale che comunque merita almeno una visione.

The Day I Found a Girl in the Trash, la locandina

Scheda

Titolo originale: Dzien, w którym znalazlem w smieciach dziewczyne
Regia: Michal Krzywicki
Paese/anno: Polonia / 2021
Durata: 98’
Genere: Drammatico, Fantascienza
Cast: Anna Pentz, Dagmara Brodziak, Julian Krogulski, Marek Dyjak, Marek Kalita, Mateusz Trzmiel, Michal Krzywicki, Olga Milaszewska, Philippe Tlokinski, Weronika Humaj, Wojciech Kalita, Zbigniew Dabrowski
Sceneggiatura: Dagmara Brodziak, Michal Krzywicki
Fotografia: Lukasz Suchocki
Montaggio: Agnieszka Bialek
Musiche: Krzysztof A. Janczak
Produttore: Natalia Bednarska
Casa di Produzione: Telewizja Polska (TVP), Wonder Woman Production, Polski Instytut Sztuki Filmowej

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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