GLI SPIRITI DELL’ISOLA

GLI SPIRITI DELL’ISOLA

Gli spiriti dell’isola è una parabola sul genere umano e sui rapporti interpersonali all’interno di ogni singola comunità, grande o piccola che sia. Martin McDonagh, con intelligenza e senza retorica, ci ha così regalato un ritratto semiserio di ciò che eravamo e di ciò che siamo, all’interno del quale non mancano importanti riferimenti storici alla sua stessa terra d’origine. In concorso alla 79a Mostra del Cinema di Venezia.

C’era una volta un piccolo villaggio...

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Tra i titoli sicuramente più attesi in concorso alla 79a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia v’è indubbiamente Gli spiriti dell’isola (in originale The Banshees of Inisherin), ultima fatica dell’ormai acclamato cineasta di origini irlandesi Martin McDonagh. Pur essendo, questo, soltanto il suo quarto lungometraggio, il regista ha infatti avuto modo di lasciare decisamente il segno all’interno del panorama cinematografico contemporaneo. Si potrebbe addirittura affermare – senza paura di esagerazione alcuna – che i suoi film sono in grado di mettere d’accordo praticamente tutti, indipendentemente dalle preferenze di ogni singolo spettatore. Senza voler fare un salto troppo indietro nel tempo, infatti, basti pensare per esempio all’ottimo Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (2017), anch’esso presentato in concorso a Venezia, dove si è aggiudicato il Premio Osella alla Miglior Sceneggiatura.

Nemiciamici

Gli spiriti dell'isola, Brendan Gleeson e Colin Farrell in una scena
Gli spiriti dell’isola, Brendan Gleeson e Colin Farrell in una scena del film

Tornando ai giorni nostri, Gli spiriti dell’isola mette in scena la singolare storia di Padraic (impersonato da Colin Farrell) e Colm (Brendan Gleeson), amici di vecchia data che vivono sulla remota isola di Inisherin, appunto, e sono soliti trascorrere i loro pomeriggi nel pub del loro villaggio a parlare del più e del meno. Tutto cambia improvvisamente quando Colm decide di punto in bianco che il suo amico non gli va più a genio, e addirittura non sopporta più che questi gli rivolga la parola (se ciò dovesse accadere sarebbe disposto addirittura a tagliarsi le dita della mano, a scapito del suo hobby di suonare il violino). Padraic, ovviamente, non riesce a comprendere e ad accettare tale comportamento. A cosa porterà questa insolita situazione?

Ieri come oggi

Gli spiriti dell'isola, Colin Farrell e Barry Keoghan in una scena
Gli spiriti dell’isola, Colin Farrell e Barry Keoghan in una scena del film

Gli spiriti dell’isola è ambientato nel 1923. Praticamente cento anni fa. All’epoca, come ben sappiamo, non esistevano i social e, soprattutto in un piccolo paesino rurale come quello in cui vivono i protagonisti, le distrazioni erano ben poche. Era molto facile, dunque, sentirsi soli e isolati dal resto del mondo, sebbene in lontananza si potessero sentire spari ed esplosioni a causa della guerra civile. Pur non essendo stati ancora inventati i moderni mezzi di comunicazione, dunque, Martin McDonagh ci mostra come alcune dinamiche siano rimaste praticamente identiche: non si toglieva l’amicizia dai social network, ma ci si limitava a togliere il saluto e a ignorare qualcuno, non si poteva insultare qualcuno su Facebook, ma ci si “limitava” a imbrattare la sua porta di casa con il sangue delle proprie dita appena mozzate e via discorrendo, fino alle più estreme e impensabili soluzioni.

Noi e la società

Gli spiriti dell'isola, Kerry Condon in una scena
Gli spiriti dell’isola, Kerry Condon in una scena del film

Una serie di eventi paradossali e talvolta grotteschi, dunque, sono a tratti addirittura esilaranti. E persino man mano che si va avanti con la messa in scena, i cambi di registro risultano ben amalgamati all’interno del lungometraggio. Gli spiriti dell’isola è una parabola sul genere umano e sui rapporti interpersonali all’interno di ogni singola comunità, grande o piccola che sia. Martin McDonagh, con intelligenza e senza retorica, ci ha regalato un ritratto semiserio di ciò che eravamo e di ciò che siamo, all’interno del quale non mancano importanti riferimenti storici alla sua stessa terra d’origine.

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Innocenti creature

Gli spiriti dell'isola, Colin Farrell in una sequenza
Gli spiriti dell’isola, Colin Farrell in una sequenza del film

Particolarmente degno di nota, a tal proposito, è lo stesso villaggio in cui la storia di Gli spiriti dell’isola si svolge: un villaggio completamente immerso nel verde e circondato dal mare (ulteriormente valorizzato nella sua bellezza suggestiva da riusciti totali e panoramiche), in cui le case in pietra – seppur accoglienti – possono essere considerate quasi delle prigioni, a seconda di quanto ci si senta isolati dal mondo e dalla gente. In un contesto, dunque, in cui sembra non esserci più attenzione e voglia di comunicare con il prossimo (se non per osservare con morbosa curiosità la sua vita), gli unici ad aver mantenuto una parvenza di umanità e di purezza sono proprio gli animali. Compagni fedeli nei giorni più tristi, gli animali sembrano comprendere meglio di chiunque altro chi si prende cura di loro. Potranno mai restare immuni alla follia degli esseri umani? Si salvi chi può!

Gli spiriti dell'isola, la locandina italiana

Scheda

Titolo originale: The Banshees of Inisherin
Regia: Martin McDonagh
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti, Irlanda / 2022
Durata: 109’
Genere: Drammatico
Cast: Barry Keoghan, Brendan Gleeson, Colin Farrell, David Pearse, Jon Kenny, Kerry Condon, Gary Lydon, Pat Shortt, Sheila Flitton
Sceneggiatura: Martin McDonagh
Fotografia: Ben Davis
Montaggio: Mikkel E.G. Nielsen
Musiche: Carter Burwell
Produttore: Graham Broadbent, Peter Czernin, Martin McDonagh, Jo Homewood, Peter Kohn
Casa di Produzione: Searchlight Pictures, Metropolitan Films International, Blueprint Pictures, Film 4, Fox Searchlight Pictures
Distribuzione: Walt Disney Pictures

Data di uscita: 02/02/2023

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Marina Pavido
Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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