ALL THE BEAUTY AND THE BLOODSHED

ALL THE BEAUTY AND THE BLOODSHED

Il Leone d’Oro a Laura Poitras per All the Beauty and the Bloodshed fa storcere il naso, soprattutto per un approccio registico prettamente televisivo che, considerato nell’ambito di un concorso festivaliero come la Mostra del Cinema di Venezia, risulta inadeguato, specie se si pensa ai numerosi altri lungometraggi presenti. Eppure, alla fine, resta sempre l’encomiabile tentativo di valorizzare il cinema documentario mettendolo (come si sarebbe dovuto fare da anni) al pari del cinema di finzione.

Arte e politica

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La celebre fotografa Nan Goldin porta avanti ormai da anni battaglie contro la famiglia Sackler, colpevole di aver messo in commercio, tramite la sua casa farmaceutica Purdue Pharma, un potente oppioide con proprietà antidolorifiche, solito creare una forte dipendenza e che, nel corso degli anni, ha per questo causato la morte di numerose persone. La sua storia, dunque, ci viene raccontata dalla documentarista Laura Poitras (già Premio Oscar al Miglior Documentario per Citizenfour, realizzato nel 2014) in All the Beauty and the Bloodshed, vincitore del Leone d’Oro alla 79a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e coprodotto, appunto, dalla stessa Golding.

Passato e presente

All the Beauty and the Bloodshed, una foto del documentario
All the Beauty and the Bloodshed, una foto del documentario di Laura Poitras

Da bambina, Nan Goldin ha vissuto un terribile lutto a causa della prematura scomparsa di sua sorella maggiore Barbara, precedentemente trattata con tale medicinale. Questo avvenimento avrà un enorme peso sulla sua vita e, in qualche modo, influenzerà anche la sua futura produzione artistica. All the Beauty and the Bloodshed, dunque, ci mostra questo suo percorso nella lotta contro la famiglia Sackler (finanziatrice, tra l’altro, del Metropolitan Museum), partendo dai giorni nostri (immediatamente d’impatto la scena in cui vediamo l’artista protestare proprio dentro il MET con un nutrito gruppo di persone), per poi fare immediatamente un salto indietro nel tempo, quando, appunto, Nan Golding era ancora bambina.

I gloriosi anni Ottanta

All the Beauty and the Bloodshed, un'immagine del documentario
All the Beauty and the Bloodshed, un’immagine del documentario di Laura Poitras

All the Beauty and the Bloodshed, dunque, si sviluppa su due piani diversi: da un lato abbiamo la vita di Nan Goldin, i suoi inizi di carriera e la sua amicizia con molti esponenti della cultura queer statunitense anni Ottanta, dall’altro, appunto, le sue lunghe battaglie contro la suddetta casa farmaceutica, culminate nel 2017 con la fondazione del movimento PAIN (Prescription Addiction Intervention Now). Un approccio indubbiamente interessante, questo adottato dalla Poitras, che sa ben amalgamare passato e presente e che, in particolare per quanto riguarda l’affresco del panorama culturale anni Settanta e Ottanta, presenta la storia in modo immediatamente accattivante, piacevolmente trascinante nell’accompagnarci per mano in una realtà psichedelica e variopinta che tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo imparato a conoscere e amare.

Realtà e finzione

All the Beauty and the Bloodshed, un momento del documentario
All the Beauty and the Bloodshed, un momento del documentario di Laura Poitras

Due fili narrativi, dunque, che inizialmente sembrano correre su due binari paralleli, per poi finalmente incontrarsi e diventare un tutt’uno. Una scelta, la presente, indubbiamente interessante, che, tuttavia, non rende il nostro All the Beauty and the Bloodshed immune da determinati fattori “colpevoli” di avergli fatto perdere parecchi punti. Ciò riguarda, nello specifico, un approccio registico prettamente televisivo che, considerato nell’ambito di un concorso festivaliero come la Mostra del Cinema di Venezia, fa storcere il naso, specie se si pensa ai numerosi altri lungometraggi presenti. Ma sta bene. Alla fine, resta sempre l’apprezzabile tentativo di valorizzare il cinema documentario mettendolo (come si sarebbe dovuto fare da anni) al pari del cinema di finzione. E non è, forse, anche questo uno dei tanti compiti di un festival?

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Scheda

Titolo originale: All the Beauty and the Bloodshed
Regia: Laura Poitras
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 113’
Genere: Documentario
Cast: Nan Goldin, Marina Berio, Robert Suarez
Montaggio: Brian A. Kates, Joe Bini, Amy Foote
Musiche: Soundwalk Collective
Produttore: Howard Gertler, Nan Goldin, Yoni Golijov, Megan Kapler, John S. Lyons, Laura Poitras
Casa di Produzione: Praxis Films, Participant

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Marina Pavido
Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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