KLONDIKE

KLONDIKE

La sezione Best Of della 17a Festa del cinema di Roma è stata ulteriormente impreziosita da Klondike, una produzione turco/ucraina che anticipa di pochissimo l’invasione russa avvenuta a febbraio scorso. La pellicola rende impossibile distogliere lo sguardo da questo conflitto, di cui viene fornita allo spettatore un’esperienza sensoriale e una riflessione sulle dinamiche che ne possono scaturire.

Tragedia nella tragedia

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Irka (Oksana Cherkashyna), incinta di sette mesi, e suo marito, Tolik (Serhi Shadrin) vivono in una casa isolata, vicino al confine con la Russia. La loro vita nella fattoria, già precaria durante la guerra del Donbass, viene ulteriormente sconvolta dapprima dal lancio erroneo di un missile compiuto dai separatisti, e poi dall’abbattimento del volo Malaysia Airlines 17, avvenuto il 17 Luglio 2014.

Nessuna corsa all’oro quindi, cui il titolo di questo film, Klondike, sembra far beffardamente riferimento; al massimo la ricerca dei resti delle 298 vittime dell’aereo abbattuto, e forse del significato da dare all’assurdità degli eventi, cosa che risulta impossibile per tutti i personaggi.

Che fare?

Klondike, Sergey Shadrin in una sequenza del film
Klondike, Sergey Shadrin in una sequenza del film di Maryna Er Gorbach

Diverse sono le prospettive sul conflitto incamerate nella vicenda: il fratello di Irka, Yaryk (Oleh Scherbina) è un nazionalista che accusa Tolik di tradimento in un crescendo di tensioni verbali e fisiche; l’amico della coppia Sanya (Oleh Shevchuk) è un separatista che forse davvero crede all’arrivo dei russi, oppure lo fa solo per convenienza, e i suoi consigli all’amico Tolik sono un invito ad agire per non avere problemi. Klondike mostra diverse sfaccettature del conflitto ai suoi inizi, riuscendo a rendere bene la confusione che può scaturire da determinati eventi. Tolik, accusato dal cognato, verso il quale peraltro mostra un po’ di carattere, in realtà sembra non saper bene che posizione prendere visto che le sue azioni non vanno in una direzione chiara. Ma quanto si può resistere senza schierarsi davvero? Poi c’è il rapporto di coppia con Irka che, nel corso del film, diventa sempre più ostile al marito. Dalla dolcezza con cui si apre la pellicola, si arriva al punto di arrivare a chiedersi cosa leghi in realtà marito e moglie e se ci sia mai stato realmente qualcosa a unirli.

La casa senza muro

Klondike, Sergey Shadrin in una scena del film
Klondike, Sergey Shadrin in una scena del film di Maryna Er Gorbach

La guerra raccontata in Klondike è sempre presente ma viene spesso espressa tramite il rumore, praticamente mai sul campo; aerei che sfrecciano, il suono delle sirene, rumore di mezzi militari in movimento. L’unico posto in cui sembra possibile una labile parvenza di normalità (dormire su un letto, vedere un notiziario o una partita di calcio, dimostrare un po’ di affetto) è negli spazi chiusi, come una stalla in cui accudire la propria mucca e soprattutto in casa. Ma quella di Irka e Tolik ha una parete abbattuta, ed è evidente che tutto ciò che è al suo interno non può essere realmente al sicuro. È impossibile infatti tenere fuori l’esterno e, anche quando questo viene fatto, è del tutto inutile: le porte o il telo con cui viene tamponata la situazione sono facilmente squarciabili dai mercenari russi. Riparare la casa è un concetto sul quale Irka e Tolik insistono molto, e farlo “come fanno in Europa” è un desiderio che crea ancora più distanza tra la vita della coppia e il resto del mondo.

Quale futuro

Klondike, Oksana Cherkashyna in un'immagine del film
Klondike, Oksana Cherkashyna in un’immagine del film di Maryna Er Gorbach

Le vicende di Irka e Tolik sono il tramite con cui Maryna Er Gorbach (autrice della sceneggiatura) fornisce una visione brutale delle tensioni tra Russia e Ucraina, di cui il film, presentato all’ultimo Sundance Film Festival e al Festival di Berlino, ha anticipato di pochissimo gli ultimi sviluppi. Con una tendenza a spegnersi troppo in alcuni passaggi del suo incedere, Klondike è un’opera che nella sua cupezza riesce a raccontare molto bene il conflitto. Lo sguardo con cui la regista osserva gli eventi è gelido, fatto di lunghe panoramiche con cui mostrare il paesaggio rurale e l’interno dell’abitazione della coppia, con movimenti di macchina che vanno in senso orario e antiorario e i personaggi che entrano ed escono dall’inquadratura. Fa eccezione solo l’indimenticabile finale, in cui la camera si sofferma sul volto di Irka, l’unica capace di un atto di coraggio in un mondo fatto di crudeltà e indifferenza; del resto, Klondike è una pellicola esplicitamente dedicata alle donne ucraine alle quali forse, con la nascita della figlia della coppia, viene affidato un messaggio di speranza per il futuro. Già, ma con quali prospettive?

Klondike, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Klondike
Regia: Maryna Er Gorbach
Paese/anno: Turchia, Ucraina / 2022
Durata: 100’
Genere: Drammatico, Guerra
Cast: Oksana Cherkashyna, Amdrii Iaroshevskii, Anatolij Ohorodnyk, Artur Aramyan, Danylo Savchenko, Evgeniy Efremov, Nadir Samedov, Oleg Shcherbina, Oleg Shevchuk, Oleksiy Konovalenkov, Sergey Shadrin, Serhii Momot, Tetiana Misik
Sceneggiatura: Maryna Er Gorbach
Fotografia: Svyatoslav Bulakovskiy
Montaggio: Maryna Er Gorbach
Musiche: Zviad Mgebry
Produttore: Svyatoslav Bulakovskiy, Mehmet Bahadir Er, Maryna Er Gorbach
Casa di Produzione: Protim Video Production, Kedr Film

Trailer

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Jacopo Russo
Laureato in archeologia ma sempre con pericolose deviazioni cinematografiche, tali da farmi frequentare dei corsi di regia e sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho partecipato per alcuni anni allo staff organizzativo dell’Irish Film Festival presso la Casa del Cinema. Da qua, il passo per dedicarmi a dei cortometraggi, alcuni dei quali per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri”, è stato breve, condito anche dalla curatela di un incontro intitolato “La donna nel cinema giapponese”, focalizzato sul cinema di Mizoguchi, presso il cineclub Alphaville. Pur amando ovviamente il cinema nelle sue diverse sfaccettature, sono un appassionato di pellicole orientali, in particolare coreane, che credo occuperanno un posto rilevante nei futuri manuali di storia del cinema.

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