CAUSEWAY

CAUSEWAY

Dopo essere passato al Toronto International Film Festival, Causeway arriva in concorso alla Festa del Cinema di Roma 2022, in attesa di approdare dal 4 Novembre su Apple Tv+. L’opera prima della regista teatrale Lila Neugebauer è una storia di riabilitazione e di fuga da un’esistenza rispetto alla quale affrontare i rischi e gli orrori della guerra sembra essere la soluzione migliore.

Un lungo e difficile ritorno

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La giovane Lynsey (un’ottima Jennifer Lawrence, anche produttrice del film) è costretta a tornare dall’Afghanistan dove lavorava nel Corpo Ingegneristico dell’esercito, per una lesione celebrale causata da un’esplosione. Il percorso non è facile: incubi e attacchi di panico sono compagni inevitabili della riabilitazione e ancora più difficile è il ritorno a casa, alla vecchia vita. Ci sono tante piccole semplici azioni che appaiono impossibili, ma soprattutto c’è la quotidianità che serve solo a tappare il buco della propria esistenza in attesa di arruolarsi di nuovo. Se in The Hurt Locker (Kathryn Bigelow, 2008) l’idea fissa di rientrare nell’esercito puntava l’acceleratore sull’insostituibilità dell’adrenalina della guerra, il film diretto da Lila Neugebauer, su sceneggiatura di Elizabeth Sanders, Luke Goebel e Ottessa Moshfegh, pone l’accento su altri e diversi livelli.

Dare una definizione di buio

Causeway, Brian Tyree Henry e Jennifer Lawrence in una scena del film
Causeway, Brian Tyree Henry e Jennifer Lawrence in una scena del film di Lila Neugebauer

Causeway mostra com’è la vita di chi torna dal campo di battaglia, o meglio ancora: intende far vedere ciò che si cela dietro a vite come quella di Lynsey. La scappatoia da situazioni familiari difficili e/o disimpegnate, da un’esistenza priva di qualsiasi spiraglio di luce e ambizione, può assumere molteplici aspetti: l’alcolismo, lo spaccio, la prigione, o anche appunto l’esercito. La guerra può essere un luogo di salvezza, nonostante tutto quello che comporta, perché dà la sensazione di essere utili. Non c’è l’ideologia patriottica dietro questa scelta ma solo il disperato tentativo di dare un senso alla propria vita. Il conflitto cui fa riferimento la regista è l’Afghanistan ma potrebbe essere Waterloo oppure il Vietnam, dal momento che nulla ci viene mostrato della guerra in sé o di quanto avviene o è avvenuto laggiù.

(Ri)Cominciare a vivere

Causeway, Brian Tyree Henry in una scena del film
Causeway, Brian Tyree Henry in una scena del film di Lila Neugebauer

Non ci troviamo davanti a un film di denuncia come, per esempio, Redacted di Brian De Palma (2007), né a una pellicola incentrata sulla fascinazione che la guerra può esercitare in chi sceglie di parteciparvi. È piuttosto un film-confessione che gradualmente unisce due persone con differenti traumi del passato. Il rientro a casa di Lynsey infatti non si compone solo di medicine da prendere o piscine da pulire come lavoro in attesa di tornare in servizio, ma anche della conoscenza con il giovane meccanico James (Brian Tyree Henry), anch’esso alle prese con un trauma di cui porterà per sempre le cicatrici addosso. Coloro che hanno vissuto dei traumi sono gli unici che possono provare empatia l’uno con l’altro. Causeway diventa allora più di un semplice ponte sul fiume, ma unisce idealmente le due solitudini. Le piscine, su cui la macchina da presa indugia spesso e volentieri, sono il luogo del progressivo ritorno a una vita lavorativa presumibilmente normale, ma soprattutto lo spazio della resa dei conti tra i due protagonisti, la molla finale per accettare e andare avanti.

Da una trappola all’altra

Causeway, Jennifer Lawrence e Brian Tyree Henry in una scena del film
Causeway, Jennifer Lawrence e Brian Tyree Henry in una scena del film di Lila Neugebauer

Nel raccontare una tematica dalla filmografia piuttosto lunga, il rischio di cadere in facili clichè era altrettanto grande; questi, tuttavia, vengono evitati ricorrendo (furbescamente?) al tema dell’omosessualità, del femminismo (la protagonista è infatti una donna) o del colore della pelle (James è infatti un meccanico nero). La compassatezza del film riesce a bilanciare tutto questo. La regia della Neugebauer si compone spesso infatti di inquadrature fisse, di silenzi che ci invitano a stare con Lynsey e nella sua quotidianità. Le eccezioni alla regola sono rappresentate dal racconto su quanto accaduto realmente in Afghanistan, accompagnato da uno zoom che ci spinge a entrare dentro la storia. La fotografia di Diego Garcìa subisce una trasformazione diventando sempre più luminosa, come se seguisse il processo di riabilitazione e integrazione della protagonista. Causeway si rivela essere un’opera prima che mostra delle venature di coraggio, ma che poteva osare sicuramente di più.

Causeway, la locandina del film
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Scheda

Titolo originale: Causeway
Regia: Lila Neugebauer
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Durata: 93’
Genere: Drammatico
Cast: Russell Harvard, Clyde Risley Jones, Jaylen Moore, Samuel H. Levine, Han Soto, Donald Paul, Nick Hagelin, Frederick Weller, Brian Tyree Henry, Dean Denton, Jayne Houdyshell, Jennifer Lawrence, Linda Emond, Neal Huff, Stephen McKinley Henderson, Sue-Lynn, Will Pullen, Samuel Ali
Sceneggiatura: Luke Goebel, Ottessa Moshfegh, Elizabeth Sanders
Fotografia: Diego García
Montaggio: Robert Frazen, Lucian Johnston
Musiche: Alex Somers
Produttore: Jeffrey Penman, Jennifer Lawrence, Louise Lovegrove, Justine Ciarrocchi
Casa di Produzione: IAC Films, Excellent Cadaver, IPR.VC, A24
Distribuzione: Apple TV+

Trailer

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Jacopo Russo
Laureato in archeologia ma sempre con pericolose deviazioni cinematografiche, tali da farmi frequentare dei corsi di regia e sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho partecipato per alcuni anni allo staff organizzativo dell’Irish Film Festival presso la Casa del Cinema. Da qua, il passo per dedicarmi a dei cortometraggi, alcuni dei quali per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri”, è stato breve, condito anche dalla curatela di un incontro intitolato “La donna nel cinema giapponese”, focalizzato sul cinema di Mizoguchi, presso il cineclub Alphaville. Pur amando ovviamente il cinema nelle sue diverse sfaccettature, sono un appassionato di pellicole orientali, in particolare coreane, che credo occuperanno un posto rilevante nei futuri manuali di storia del cinema.

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