BONES AND ALL

BONES AND ALL

Non si può dire che sia mancato il coraggio, a Luca Guadagnino, nel proporre al grande pubblico una vicenda come quella di Bones and All; tuttavia il nuovo film del regista italiano, ben diretto ed efficace nella sua dimensione psicologica, non sfrutta appieno le tante suggestioni che un tema come quello del cannibalismo avrebbe potuto offrire. Specie in un contesto come quello del cinema italiano attuale. Alla Mostra del Cinema di Venezia 2022.

Cannibal Road

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A quattro anni da Suspiria, discusso remake-reimagining del film omonimo di Dario Argento, Luca Guadagnino sceglie ancora la Mostra del Cinema di Venezia come platea per la presentazione del suo nuovo, atteso Bones and All. Un film per cui c’era una notevole curiosità, questo nuovo lavoro di Guadagnino, che per il regista italiano segna l’ennesima virata di genere, stavolta nel segno di una love story on the road con al centro il tema del cannibalismo. Guardando il film, ispirato al romanzo omonimo della scrittrice statunitense Camille DeAngelis, si può fare intanto una prima considerazione, non strettamente legata alla sua qualità: Guadagnino, coerentemente con quanto ha sempre affermato nelle interviste, non è regista che si adagi su una formula già sperimentata, scegliendo piuttosto di battere strade sempre nuove, non necessariamente esenti da rischi. Magari facendo, a volte, degli errori. Ciò è stato vero per un (non) remake come Suspiria – espansione e ripensamento del lavoro di Argento, più che sua replica – giunto dopo il successo internazionale di Chiamami col tuo nome; ed è vero a maggior ragione per questo nuovo film, in cui la love story incontra la diversità – quella che la società impedisce persino di nominare – in un singolare incontro tra coming of age e horror sociale e umano.

Maren e Lee

Bones and All, Timothée Chalamet e Taylor Russell in una sequenza del film
Bones and All, Timothée Chalamet e Taylor Russell in una sequenza del film di Luca Guadagnino

La vicenda di Bones and All, ambientata negli anni ‘80, ha per protagonista il personaggio di Maren, diciottenne da sempre soggetta a istinti cannibali che vive con suo padre; questi, dopo l’abbandono della madre, ha sempre cercato di proteggere la ragazza, auspicando che i suoi istinti potessero essere in qualche modo limitati. Poco dopo l’iscrizione in un nuovo liceo, tuttavia, la fame di Maren si risveglia, provocando l’aggressione e il ferimento di una sua compagna di scuola; la ragazza e suo padre si ritrovano così costretti all’ennesima fuga, al termine della quale l’uomo decide di non poter più aiutare sua figlia.

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Il padre di Maren lascia alla ragazza una audiocassetta in cui le comunica che d’ora in poi dovrà cavarsela da sola; la ragazza, munita solo del suo vecchio certificato di nascita, si mette così in cerca di sua madre, che non ha mai conosciuto. Nel tragitto, Maren incontra Lee, un ragazzo che scopre avere la sua stessa inclinazione; tra i due nasce dapprima una forte complicità, poi un’amicizia che sfocia presto nell’amore. Maren e Lee si metteranno così in viaggio attraverso il territorio statunitense, in cerca della madre della ragazza ma soprattutto di un modo di accettare la propria essenza, e di trovare una possibile convivenza coi propri istinti.

L’insostenibile concretezza degli eighties

Bones and All, Timothée Chalamet e Taylor Russell in una scena del film
Bones and All, Timothée Chalamet e Taylor Russell in una scena del film di Luca Guadagnino

L’ambientazione negli anni ‘80 non deve trarre in inganno, facendo pensare (erroneamente) a un’opera che si ponga nel solco della tendenza nostalgica per quel decennio in voga nel periodo corrente; l’iconografia più tipicamente eighties, nelle zone rurali e nei piccoli centri urbani attraversati dai personaggi di Taylor Russell e Timothée Chalamet, resta pressoché assente, mentre la scelta musicale si pone piuttosto (in gran parte) nel segno di un alternative country privo di una collocazione temporale precisa. Gli anni ‘80 servono a Guadagnino per imbastire un incontro – e delineare un ambiente sociale, atto a circondare e definire i due protagonisti – privo delle mediazioni tecnologiche oggi usuali, insieme a una fuga e a una ricerca che restino nel segno della fisicità, prive dell’ausilio (o dell’ostacolo) dell’interconnessione onnisciente – e onnipresente – dei social media. Bones and All, e questo è un altro punto che va ascritto a suo favore, racconta una vicenda che per la sua (voluta) ingenuità, e per la precarietà avventurosa e fisica che mette in scena, non poteva che essere ambientata negli eighties. Eighties qui decisamente più realistici di quelli spesso raccontati da cinema e televisione, che ospitano anche un’immaginaria società parallela – quella cannibale – atta a replicare molte delle discriminazioni e delle meschinità del mondo esterno.

La dialettica mancata

Bones and All, Timothée Chalamet e Taylor Russell in un'immagine del film
Bones and All, Timothée Chalamet e Taylor Russell in un’immagine del film di Luca Guadagnino

A dispetto del suo tema, Bones and All è innanzitutto un road movie e una storia d’amore adolescenziale, oltre che un romanzo di formazione che segue le più classiche tappe del genere (compresa la crisi e il riavvicinamento). La buona chimica che si instaura tra i due protagonisti – tra i quali comunque sceglieremmo Taylor Russell, più convincente nella resa di un personaggio giovane e alle prese con un percorso di consapevolezza e autoaccettazione – si affianca a una convincente resa del loro rapporto, alla ricerca di un impossibile equilibrio tra aspirazione alla normalità e ritaglio di uno spazio possibile per il più antisociale degli istinti. Proprio la delineazione di questo istinto, invero – e la sua interazione con uno dei decenni più “cannibali” (nel segno del consumismo) che la storia recente ricordi – rappresenta uno dei principali punti deboli del film di Guadagnino; la resa della pulsione cannibale e delle sue implicazioni resta tutta interna alla love story tra i due protagonisti, a una componente psicologica che non entra (quasi) mai in dialettica con l’esterno. La stessa ricerca che muove tutta la prima parte del film – quella della madre di Maren – si risolve in un esito insoddisfacente, imponendo una svolta di trama un po’ meccanica e non sufficientemente sottolineata.

Il provocatorio tema di Bones and All, insomma, mutuato dal romanzo originale, poteva offrire suggestioni ancor più profonde, che restano qui invece limitate alle parentesi oniriche e ai flash di memoria del personaggio interpretato da Chalamet; flash risolti nello svelamento di un background familiare di cui non si fatica troppo a indovinare i contorni. Resta insoddisfacente, in definitiva, anche la risoluzione finale della vicenda, demandata a un personaggio (di cui non sveliamo i contorni) che avrebbe forse meritato più spazio e una delineazione psicologica più attenta. Nel suo coraggio “tematico”, insomma, Bones and All avrebbe potuto probabilmente osare ancora di più, con uno sviluppo che fosse pienamente coerente con le sue premesse. Peccato, ma ci si può accontentare.

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Scheda

Titolo originale: Bones and All
Regia: Luca Guadagnino
Paese/anno: Stati Uniti, Italia / 2022
Durata: 130’
Genere: Horror, Drammatico, Sentimentale
Cast: André Holland, Chloë Sevigny, Jake Horowitz, Mark Rylance, Michael Stuhlbarg, Taylor Russell, Timothée Chalamet, Claudio Encarnacion Montero, David Gordon Green, Ellie Parker, Francesca Scorsese, Hannah Aileen Barlow, Jessica Harper, Johanna McGinley, Kendle Coffey, Madeleine Hall, Max Soliz, Pete Law, Sue Hopkins, Tom O'Brien
Sceneggiatura: David Kajganich
Fotografia: Arseni Khachaturan
Montaggio: Marco Costa
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross
Produttore: Lorenzo Mieli, Gabriele Moratti, David Kajganich, Francesco Melzi d'Eril, Luca Guadagnino, Lisa Muskat, Marco Morabito, Theresa Park, Peter Spears
Casa di Produzione: Tenderstories, Excelsa, Serfis, MeMo Films, Wise, Immobiliare Manila, Vision Distribution, 3 Marys Entertainment, The Apartment, Frenesy Film Company, Per Capita Productions, Ela Film
Distribuzione: Vision Distribution

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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