MAESTRO

MAESTRO

Senza voler togliere nulla a una messa in scena studiata fin nel minimo dettaglio, ulteriormente arricchita da agili movimenti di macchina, dalle immortali musiche di Leonard Bernstein e da un ricercato (forse troppo patinato?) bianco e nero riguardante il passato del protagonista, Maestro si colloca, purtroppo, tra i numerosi biopic d’impronta prettamente classica, confondendosi con essi e mancando pericolosamente di personalità. In concorso all’80a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

L’uomo e l’artista

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Il grande compositore e direttore d’orchestra Leonard Bernstein (1918 – 1990) è una vera e propria leggenda non solo nel campo della musica classica, ma anche per aver composto numerose colonne sonore per il cinema, aggiudicandosi addirittura una nomination all’Oscar per le musiche di Fronte del porto (Elia Kazan, 1954). Bradley Cooper, affermatosi ormai da diversi anni come attore, ha debuttato alla regia nel 2018, realizzando il suo A Star Is Born e riscuotendo, complessivamente, una buona accoglienza da parte di pubblico e critica. Queste due personalità, dunque, si sono “incontrate” per la prima volta proprio in occasione dell’80a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, dove Maestro, opera seconda di Cooper e incentrato, appunto, sulla vita di Bernstein, è stato presentato in corsa per il Leone d’Oro.

Un amore anticonvenzionale

Maestro, Bradley Cooper e Carey Mulligan in una scena
Maestro, Bradley Cooper e Carey Mulligan in una scena del film

Nel realizzare Maestro, dunque, Cooper si è concentrato principalmente sul rapporto tra il protagonista (da lui stesso interpretato) e sua moglie Felicia Montealegre (qui impersonata da Carey Mulligan). Un rapporto tenero e romantico, ma anche piuttosto burrascoso (soprattutto a causa della bisessualità di lui). In poche parole, decisamente anticonvenzionale per l’epoca. Al contempo, le immortali musiche di Bernstein fanno da costante all’interno di un biopic sì classico, ma che, al pari con le esibizioni del protagonista, vuole presentarsi immediatamente come un’opera “imponente”. In poche parole, come un’opera che – per quanto riguarda approccio registico, tematiche e performance attoriali – già sembrerebbe guardare ai prossimi premi Oscar.

One man show

Maestro, Bradley Cooper in una sequenza
Maestro, Bradley Cooper in una sequenza del film

Già, perché di fatto, proprio come era stato nel precedente A Star Is Born, anche in Maestro vediamo Cooper nella doppia veste di attore e regista. Un ruolo, questo, che lo stesso sembrerebbe gestire nel complesso bene, avendo evitato, in entrambi i casi, di scadere eccessivamente nell’autoreferenzialità, pur puntando a tutti i costi a regalare al suo pubblico una performance “memorabile”. E infatti, Bradley Cooper nei panni di Leonard Bernstein convince. E non soltanto per quanto riguarda la straordinaria somiglianza fisica (e l’ottimo lavoro in sede di trucco). Ora, alla luce di ciò, perché questa sua opera seconda ci lascia tuttavia con non poche perplessità? Presto detto.

L’attenzione al dettaglio

Senza voler togliere nulla a una messa in scena studiata fin nel minimo dettaglio, che pensa in grande e che viene ulteriormente arricchita da agili movimenti di macchina (soprattutto per quanto riguarda l’apertura del lungometraggio), dalle immortali musiche di Bernstein (particolarmente d’impatto, a tal proposito, proprio i momenti riguardanti le sue esibizioni) e da un ricercato (forse troppo patinato?) bianco e nero riguardante il passato del protagonista, Maestro si colloca, purtroppo, tra i numerosi biopic d’impronta prettamente classica, confondendosi con essi e mancando pericolosamente di personalità.

Maestro, Bradley Cooper in una scena
Maestro, Bradley Cooper in una scena del film
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Questione di carattere

Non si è rivelata particolarmente “vincente”, infatti, la scelta di Bradley Cooper di concentrarsi, in questo suo Maestro, in particolare sul rapporto tra Bernstein e sua moglie Felicia (peraltro, romanzando parecchio il tutto). Sebbene anticonvenzionale per l’epoca, sebbene (cosa da non sottovalutare) in linea con i canoni oggi maggiormente richiesti da Hollywood (e non solo), tale rapporto, facendo praticamente quasi da protagonista assoluto, ha fatto sì che l’intero lungometraggio scadesse pericolosamente nel banale, senza differenziarsi particolarmente dai tanti, tantissimi biopic prodotti copiosamente soprattutto negli ultimi anni; e – soprattutto – senza sfruttare tutte le numerose potenzialità che una personalità e un artista come Leonard Bernstein avrebbe potuto offrire. Non sarà stato troppo azzardato, dunque, puntare addirittura al Leone d’Oro?

Gallery

Maestro, la locandina italiana del film

Scheda

Titolo originale: Maestro
Regia: Bradley Cooper
Paese/anno: Stati Uniti / 2023
Durata: 129’
Genere: Drammatico, Biografico, Musicale
Cast: Bradley Cooper, Maya Hawke, Miriam Shor, Sarah Silverman, Carey Mulligan, Sam Nivola, Alexa Swinton, Eric Parkinson, Gideon Glick, Michael Urie, William Hill, Anthony Gullotta, Gabe Fazio, Kate Eastman, Marko Caka, Matt Bomer, Nick Blaemire, Oraldo Austin, Oscar Pavlo, Sara Sanderson
Sceneggiatura: Josh Singer, Bradley Cooper
Fotografia: Matthew Libatique
Montaggio: Michelle Tesoro
Produttore: Bradley Cooper, Fred Berner, Kristie Macosko Krieger, Amy Durning, Steven Spielberg, Martin Scorsese
Casa di Produzione: Sikelia Productions, Fred Berner Films, Netflix, Amblin Entertainment, Joint Effort
Distribuzione: Netflix

Trailer

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Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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