KONG: SKULL ISLAND

KONG: SKULL ISLAND
di Jordan Vogt-Roberts


Attualizzando l'icona di King Kong, ma spingendo al contempo sul suo lato più ludico, Jordan Vogt-Roberts dirige con Kong: Skull Island un curioso divertissment, con un sano mood da b-movie trasportato in un contesto da blockbuster.

Vita da re sull'isola dei mostri

1973: grazie alle tecnologie satellitari, la società paragovernativa Monarch scopre l’esistenza di un’isola nel Pacifico non ancora esplorata dall’uomo. L’agente William Randa, responsabile del progetto e convinto sostenitore di teorie scientifiche non convenzionali, riesce a ottenere dal governo la facoltà di reclutare una squadra per esplorare l’isola. L’uomo è convinto che sul luogo possano vivere specie non ancora conosciute alla scienza, che un tempo colonizzarono il pianeta. Giunta sul posto, la squadra, composta da scienziati, civili e militari, si imbatte in una gigantesca scimmia di nome Kong, che sentendosi attaccata reagisce abbattendo alcuni degli aerei giunti sull’isola. I superstiti si rendono presto conto che Kong è solo una delle incredibili creature che abitano l’isola: sul luogo è infatti in corso una guerra per il predominio del territorio, che vede l’enorme gorilla opposto a un’orda di spietati predatori, gli “strisciateschi”. Ma, tra i membri della squadra, il Colonnello Packard è strenuamente convinto della necessità di eliminare Kong…

In un periodo di franchise e di continuity spinta, di universi “estesi” oltre il singolo film – e a volte oltre le stesse dimensioni del medium cinematografico – anche i mostri classici del cinema fantastico vogliono (e ci mancherebbe) il loro posto al sole. Che King Kong sia stato già fatto oggetto una revisione recente (e che revisione) ad opera di un regista come Peter Jackson, in fondo poco importa. Il progetto della Legendary Pictures di far dialogare (e scontrare) il suo Godzilla (ri)nato nel 2014 e questo nuovo Kong, non può non solleticare il gusto, intrinsecamente bambino, del fan. In fondo, il cinema fantastico più ingenuo, quello di qualche decennio fa, a questi crossover ci aveva già abituato. E l’introduzione dei restanti mostri della giapponese Toho, Mothra, Rodan e King Ghidorah, suona in questo senso come più di una promessa.

Questo Kong: Skull Island nasce quindi con premesse ben diverse da quelle, all’insegna della filologia, che animarono il film di Jackson del 2005. A unire le due opere, solo la sontuosità del cast (qui con in prima linea Tom Hiddleston, Samuel L. Jackson, John Goodman e Brie Larson), le meraviglie digitali, la generale confezione da blockbuster. Ma non ci vuole molto ad individuare nel film di Jordan Vogt-Roberts (al suo attivo la commedia indipendente The Kings of Summer) uno spirito ben più irriverente e ironicamente giocoso, che mescola l’exploitation a frammenti di satira politica, che usa il soggetto per prendere di petto il rimosso del Vietnam attraverso la parodia di alcuni classici (Apocalypse Now su tutti). Un ritratto al fulmicotone dell’America anni ‘70 attraverso una delle sue icone fantastiche, che però sceglie di non prendersi (almeno al suo livello più diretto) troppo sul serio. Piuttosto, il regista preferisce qui letteralmente giocare coi mostri, di cui, a dispetto del realismo del digitale, non viene mai messo in dubbio il carattere fittizio.

Fin dal prologo, si intuisce quale sarà il mood di questo Kong: Skull Island: quello di Jordan Vogt-Roberts è un divertissment che ci immerge in un universo altro, in cui i mostri esistono, sono tanti e fanno un gran baccano; ma a guardarli da fuori non si può che restare con un gran sorriso stampato sulla bocca. Le meraviglie del digitale (e del 3D) si coniugano qui a un sano mood da b-movie, che gioca con l’accumulo di situazioni fantastiche e sopra le righe, smonta da subito ogni possibile climax emotivo, e aggredisce la verosimiglianza con spirito cartoonesco e sanamente naïf. L’eccesso, la voluta mancanza di misura, la calcolata frustrazione di qualsiasi senso di epica (compresa la mitologia che pure lo script abbozza) attraverso l’esibito macchiettismo dei personaggi, rendono il film un’operazione in sé interessante: un prodotto che tenta di trasportare nell’universo del blockbuster logiche estetiche nate altrove. I riferimenti al Vietnam, la pur affettuosa parodia del capolavoro di Coppola, la messa alla berlina dell’establishment militare americano, non tolgono nulla alla natura di un’operazione che resta sostanzialmente ludica: una natura che comunque non impedisce al regista di trarre, dal suo soggetto, gli umori sociali del periodo in cui sceglie di ambientare la storia.

Certo, la sostanziale mancanza di una vera sceneggiatura – intesa come racconto cinematografico coerente ed organico – si fa sentire, nonostante il voluto carattere sopra le righe dell’intera operazione. In un film che resta comunque un blockbuster, che nella confezione e nel cast (quest’ultimo ben poco ragionato) non fa nulla per nascondere la sua collocazione produttiva, si è molto meno disposti a perdonare la mancanza di controllo narrativo, nonché l’accumulazione a volte randomica di sequenze d’azione prive di vera funzionalità. Il recupero di un’idea di cinema da b-movie, per funzionare compiutamente, doveva probabilmente spingersi più in là, ed arrivare ad adottare una confezione ugualmente cheap: era opportuno riflettere, insomma, sul linguaggio di partenza e sul contesto produttivo di riferimento, come fecero ad esempio Tarantino e Rodriguez nel loro Grindhouse.

Ma questo tipo di operazione, evidentemente, non è nelle corde del regista Jordan Vogt-Roberts, che forse non vi era neanche interessato. Questo Kong: Skull Island resta quindi un divertissment che si fa guardare con piacere, che solletica con efficacia l’anima più ludica dello spettatore cresciuto con i film a cui rivolge il suo sguardo, ma che resta inevitabilmente prigioniero di uno steccato (quello del mainstream) che non vuole e non può abbattere.

Titolo originale: Kong: Skull Island
Regia: Jordan Vogt-Roberts
Paese/anno: Stati Uniti / 2017
Durata: 118’
Genere: Azione, Fantascienza, Fantastico
Cast: Allyn Rachel, Brie Larson, Corey Hawkins, Eugene Cordero, Jason Mitchell, Jing Tian, John C. Reilly, John Goodman, John Ortiz, Marc Evan Jackson, Miyavi, Richard Jenkins, Robert Taylor, Samuel L. Jackson, Shea Whigham, Terry Notary, Thomas Mann, Toby Kebbell, Tom Hiddleston, Will Brittain
Sceneggiatura: Dan Gilroy, Derek Connolly, Max Borenstein
Fotografia: Larry Fong
Montaggio: Richard Pearson
Musiche: Henry Jackman
Produttore: Alex Garcia, Jon Jashni, Mary Parent, Thomas Tull
Casa di Produzione: Legendary Pictures, Tencent Pictures
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 09/03/2017

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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