TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI
di Martin McDonagh


Dramma di una comunità virato in commedia nera, affresco iperrealista e improntato allo sberleffo, Tre manifesti a Ebbing, Missouri è un film lucido, radiografia attraverso la quale il regista Martin McDonagh disseziona il corpo della provincia americana.

Il potere “bruciante” della testimonianza

Sono passati sette mesi da quando la giovane figlia di Mildred Hays, sedici anni, è stata brutalmente stuprata e uccisa nella cittadina di Ebbing, Missouri. Distrutta dal dolore, amareggiata per l’inerzia della polizia che non ha ancora effettuato nessun arresto, la donna noleggia tre cartelloni pubblicitari su una strada appena fuori città, esponendovi tre messaggi che suonano come un attacco diretto allo sceriffo Bill Willoughby, che la donna reputa il primo responsabile dell’impunità dell’omicida. Le autorità del posto, preoccupate per l’iniziativa di Mildred, cercano in tutti i modi di far rimuovere i messaggi, passando dalle pressioni formali e informali all’intimidazione: ma la donna continua imperterrita la sua battaglia, decisa a non far dimenticare il caso di sua figlia. Nel frattempo, la popolazione locale, che al tempo del crimine aveva solidarizzato con Mildred, sembra ora schierata compatta dalla parte dello sceriffo.

Dramma nerissimo virato in commedia iperrealistica, lucida e cinica analisi antropologica di una piccola comunità del sud degli Stati Uniti, presentata come immobilizzata in schemi mentali e modelli valoriali che si reiterano sempre uguali a se stessi, Tre manifesti a Ebbing, Missouri è stato il recente trionfatore ai Goldeng Globe (quattro riconoscimenti, tra cui quello per il miglior film), preparandosi a un analogo, possibile ruolo da protagonista nella prossima Notte degli Oscar. Un risultato che segna il grande salto, nella considerazione di pubblico e critica, per il regista britannico Martin McDonagh, già commediografo di successo, formatosi cinematograficamente nell’ambito del panorama indie inglese, ora approdato definitivamente nell’alveo hollywoodiano.

Con echi del cinema dei fratelli Coen (con le migliori opere dei quali condivide la protagonista Frances MacDormand) ma con un surplus di amarezza e disincanto nell’approccio al materiale (narrativo, umano) che lo compone, Tre manifesti a Ebbing, Missouri mette in scena una vicenda dolorosa e lacerante col piglio della commedia indie, dello sberleffo iperrealista, della favola contemporanea nera che ride di tutto, in primis di se stessa. Sono risate molto amare, che tuttavia non escludono, nel dipanarsi della storia, un fondo di speranza. L’apparente manicheismo della vicenda si complica e problematizza presto, i personaggi appaiono tutti scissi, sospesi tra la ricerca di una giustizia personale e l’allentamento di un legame comunitario di cui è rimasta solo l’eco, la sbiadita facciata.

Il dramma della protagonista, e di quei tre cartelloni che svettano nella polverosa notte di una strada fuori mano del Missouri, emblema di una coscienza che non ha gli strumenti per farsi azione, diviene dramma collettivo, una ballata che racconta da dentro una comunità esasperandone i tratti patologici, le idiosincrasie, l’incapacità di leggere l’umanità dei suoi singoli membri. Il linguaggio è quello di un cinema che utilizza al meglio i meccanismi della commedia grottesca, la recitazione improntata al parossismo di tutti i suoi protagonisti (perfetti nell’alchimia, a partire dalla MacDormand e da Sam Rockwell), persino gli incastri del thriller, per comporre un affresco collettivo di grande complessità e pregnanza umana.

Il film di Martin McDonagh ha dalla sua un meccanismo narrativo pressoché perfetto, una scrittura di grande equilibrio e credibilità, che esaspera i dialoghi e le situazioni solo quel tanto che basta per indurre consapevolmente la virata al grottesco, la risata amara che tuttavia non cancella il portato tragico (dalla concretezza quasi tangibile) della vicenda a cui assistiamo. Sfruttando una tecnica narrativa tesa allo svelamento progressivo dei singoli personaggi, (in)seguiti e analizzati nella loro complessità utilizzando velocità diverse (l’ultimo ad apparire “a tutto tondo” è quello di Sam Rockwell) McDonagh compone un affresco dalla straordinaria credibilità, la cui iniziale, apparente graniticità si spezza e problematizza nell’analisi dei suoi stessi rituali (le battute razziste, gli atteggiamenti maschilisti, le bevute notturne nel bar locale), mostrando una complessità che è quella della vita. Film di scrittura e d’attori, Tre manifesti a Ebbing, Missouri si giova anche di una fotografia accattivante, di alcune soluzioni estetiche di gran rilievo (due sequenze in particolare, che vedono il fuoco protagonista, restano impresse a lungo), di una direzione degli interpreti che organizza al meglio il suo materiale, sostanziando in modo perfetto la natura collettiva del racconto. Un risultato prezioso, capace di intrattenere col piglio del miglior cinema popolare, andando tuttavia a comporre un racconto umano di grande respiro e sostanza.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri poster locandina

Titolo originale: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri
Regia: Martin McDonagh
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2017
Durata: 115’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Abbie Cornish, Alejandro Barrios, Allyssa Barley, Amanda Warren, Brendan Sexton III, Caleb Landry Jones, Christopher Berry, Clarke Peters, Darrell Britt-Gibson, Eleanor T. Threatt, Frances McDormand, Gregory Nassif St. John, Jason Ledford, Jerry Winsett, John Hawkes, Kathryn Newton, Kerry Condon, Lucas Hedges, Malaya Rivera Drew, Peter Dinklage, Riya May Atwood, Sam Rockwell, Samara Weaving, Sandy Martin, Selah Atwood, William J. Harrison, Woody Harrelson, Zeljko Ivanek
Sceneggiatura: Martin McDonagh
Fotografia: Ben Davis
Montaggio: Jon Gregory
Musiche: Carter Burwell
Produttore: Ben Knight, Graham Broadbent, Martin McDonagh, Peter Czernin
Casa di Produzione: Blueprint Pictures, Film 4
Distribuzione: 20th Century Fox

Data di uscita: 11/01/2018

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *