E POI C’È KATHERINE

E POI C’È KATHERINE
di Nisha Ganatra
Voto: 6,5

Più frutto della mente creativa della sceneggiatrice/co-protagonista Mindy Kaling, che non della messa in scena di Nisha Ganatra, E poi c’è Katherine si regge, oltre che sulle buone prove delle due attrici, su un non banale sguardo su logiche e degenerazioni dell’intrattenimento televisivo americano.

Donne sull’orlo di una crisi di audience

Non dirà forse molto ai più, il nome di Mindy Kaling, attrice e sceneggiatrice statunitense che è l’anima, e la mente creativa, dietro questo E poi c’è Katherine. Il volto della Kaling, d’altronde – più che a un pugno di commedie americane e ad alcune fortunate serie televisive (tra tutte, l’hit The Office) è associato a una sit-com di grande successo negli USA, The Mindy Project, giunta in Italia con qualche anno di ritardo, e certo legata a un modello di comicità al femminile tipicamente americano. E proprio al dietro le quinte di un mondo televisivo tutto americano, con le sue regole e le sue peculiarità, qual è quello dei late-night talk show, è legato questo lavoro diretto dalla regista di origini canadesi Nisha Ganatra, esordio da sceneggiatrice cinematografica della Kaling; quest’ultima, nel film, in qualche modo sdoppia il suo personaggio (e la sua storia) nei caratteri opposti e complementari delle due protagoniste: l’inossidabile Katherine Newbury da una parte, donna di spettacolo arrivata e apparentemente cinica col volto di Emma Thompson, e la Molly interpretata dalla stessa Kaling, sorta di Cenerentola metropolitana che ha l’occasione di una vita nel lavorare col suo idolo.

E poi c’è Katherine vuole farsi riflessione su un contesto produttivo dalla consistenza effimera e dalle regole più che mai aleatorie, in cui il successo è concetto volatile e sempre legato al capriccio estemporaneo dell’audience: un capriccio che, nel mondo dei social e dei feedback immediati e “H24”, può evolvere davvero in tempo reale, decretando successo o fallimento di un format nel giro di poche ore. Ed è in questo contesto che seguiamo la parabola della stagionata protagonista interpretata dalla Thompson, da decenni al timone di un fortunato show televisivo notturno, che sta per perdere la conduzione del suo programma a causa di un consistente calo di ascolti; quando la conduttrice, più per ragioni di facciata che per altro, assume nel suo staff di sceneggiatori l’inesperta Molly, questa si rivela inaspettatamente in grado di sintonizzarsi più e meglio degli altri sui gusti del pubblico, portando la necessaria carica di novità – unita a una schiettezza che riporta sulla terra l’ingessata crew alle dipendenze della donna – che riesce a rivitalizzare lo show. Nel giro di pochi giorni, Katherine sembra tornata in cima alle preferenze del pubblico; ma la donna – oltre che con una produzione ormai decisa a sostituirla – dovrà lottare con la sua stessa indisponibilità nell’accettare l’altrui contributo creativo.

Guarda prevalentemente alla sophisticated comedy americana, il film di Nisha Ganatra, declinandola però in un contesto tutto al femminile, e facendo un interessante spaccato di un mondo televisivo poco frequentato dal cinema, oggetto negli ultimi anni di importanti quanto poco approfondite trasformazioni. È acido e riuscito, in questo E poi c’è Katherine, lo sguardo su un “femminismo” che, incarnato nella pionieristica figura della protagonista (prima donna alla conduzione di una trasmissione notturna) ha finito per incamerare in sé logiche di successo, gestione industriale e modello di presentazione del prodotto al pubblico, tipiche del mondo maschile. Una “donna che odia le donne” che la Thompson delinea con una ricerca continua ma mai gratuita della battuta al fulmicotone, tradotta in una serie di gag che – specie nell’interazione con gli attoniti membri dello staff – esasperano e virano al grottesco un carattere credibile e concepito con consapevolezza. Un carattere che trova il suo opposto/complemento nella Molly interpretata dalla stessa sceneggiatrice, alter ego all’insegna della schiettezza naïf e di una concretezza che – lascito della sua precedente esperienza lavorativa – era stata abbandonata dalla protagonista, seduta nella sua effimera illusione di un acquisito “posto al sole”. Un posto al sole di cui il rapace – e a suo modo più onesto – mondo dello showbiz non tarda a ricordarle l’illusorietà.

Sorta di two-women movie (ci si passi il neologismo) retto dall’accostamento e giustapposizione tra i rispettivi caratteri (e portamenti) delle due protagoniste, E poi c’è Katherine vive anche di una sceneggiatura di buona fattura, che riduce il ruolo della regista a quello di mera, corretta quanto un po’ anomima metteuse en scène. Riuscito nello sguardo tutto interno (ed evidente frutto di frequentazione diretta) sul mondo che vuole rappresentare, arguto anche quando tocca le logiche – e le contraddizioni – del femminismo moderno, nella sua comunque importante incarnazione del MeToo, il film è tuttavia un po’ imbrigliato nella sua necessità di rispettare le tappe di una favola contemporanea, tradotte in una certa prevedibilità – e a tratti scarsa credibilità – dei suoi principali snodi di trama. Limiti, questi ultimi, che sfociano in un finale poco riuscito, che sembra rivelare da un lato un’eccessiva fretta di chiudere la vicenda, dall’altro l’incapacità di portare a compimento in modo adeguato il climax precedentemente – e abilmente – costruito. La morale è leggermente risaputa, ma comunque lo sguardo, per larghi tratti, convince e rivela una pregnanza superiore alla media dei prodotti analoghi. In una commedia dal carattere mainstream, confezionata con un occhio prevalente – se non esclusivo – al pubblico che condivide col soggetto che mette in scena, la bilancia pende comunque dal lato positivo.

Titolo originale: Late Night
Regia: Nisha Ganatra
Paese/anno: USA / 2019
Durata: 102’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Emma Thompson, Mindy Kaling, Hugh Dancy, Reid Scott, Amy Ryan, John Lithgow, Denis O’Hare, Max Casella, Paul Walter Hauser, John Early, Megalyn Echikunwoke, Ike Barinholtz, Annaleigh Ashford, Halston Sage, Marc Kudisch, Seth Meyers, Bill Maher, Jake Tapper
Sceneggiatura: Mindy Kaling
Fotografia: Matthew Clark
Montaggio: Eleanor Infante
Musiche: Lesley Barber
Produttore: Ben Browning, Jillian Apfelbaum, Mindy Kaling, Howard Klein
Casa di Produzione: FilmNation Entertainment, 30West, Imperative Entertainment, 3 Arts Entertainment, Kaling International
Distribuzione: Adler Entertainment

Data di uscita: 12/09/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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