QUALCOSA DI MERAVIGLIOSO

QUALCOSA DI MERAVIGLIOSO

Una nuova vita da ricominciare daccapo. Un permesso di soggiorno che sembra quasi impossibile da ottenere. E poi, non per ultima, una grande, grandissima passione. Questa è la storia del giovane Fahim, protagonista di Qualcosa di meraviglioso, ultimo lungometraggio firmato Pierre-François Martin-Laval.

Il bambino, nato in Bangladesh e partito insieme a suo padre alla volta di Parigi, è bravissimo nel gioco degli scacchi e per questo motivo viene invogliato dai suoi genitori a coltivare la propria passione. Al punto da iscriversi, nonostante le numerose difficoltà, ai corsi tenuti da uno dei migliori scacchisti della Francia.

Qualcosa di meraviglioso – ispirato a una storia realmente accaduta – è, innanzitutto, un’apologia dei buoni sentimenti, in cui la speranza è davvero sempre l’ultima a morire. Ed ecco che, fin dai primi minuti, ci viene da pensare al fortunato e pluripremiato The Millionaire, diretto da Danny Boyle nel 2008, in cui veniva messa in scena una storia analoga a quella del giovane ragazzo (con la differenza che il protagonista, invece di prendere parte a un prestigioso torneo di scacchi, doveva partecipare alla trasmissione Chi vuol essere milionario?). Ma non è tutto. Vi sono, infatti, anche diversi momenti che ci ricordano la precedente pellicola di Boyle, soprattutto per quanto riguarda le scene in cui il bambino immagina sua madre lontana e la vede danzare proprio come, a suo tempo, aveva fatto Freida Pinto (che in The Millionaire era la fidanzata del protagonista).

Seppur chiaramente meno patinato del prodotto di Boyle, tuttavia, Qualcosa di meraviglioso focalizza la propria attenzione innanzitutto sul dramma di un padre e di un figlio e, in un secondo momento, sul desiderio di quest’ultimo di affermarsi nel suo campo. Di conseguenza, è proprio il gioco degli scacchi – insieme a tutti i numerosi elementi d’interesse a esso correlati – a passare qui in secondo piano. A non venire sfruttato come necessario, nonostante tutte le sue potenzialità. Indubbiamente interessante, d’altro canto, è il rapporto che viene a instaurarsi tra il piccolo Fahim e il suo insegnante (un ottimo Gérard Depardieu); tuttavia, manca quella necessaria complessità che una storia fortemente correlata a un gioco così complicato richiederebbe.

Il regista, dal canto suo, ha optato per un taglio prettamente melodrammatico e di denuncia sociale, mettendo in scena le particolari condizioni in cui sono costretti a vivere i clandestini in Francia. Il risultato finale è un prodotto di sicura presa sul pubblico, che punta chiaramente alla lacrima facile, ma che, in fin dei conti, tende a rimanere piuttosto anonimo, perfettamente nella media per quanto riguarda film puliti e dignitosi – ma anche senza infamia e senza lode – che ogni anno vengono realizzati.

Qualcosa di meraviglioso è, dunque, nel complesso, un lavoro “senza macchia”, ben girato e ben scritto (con tanto di momenti leggeri e divertenti, tra cui l’impacciato corteggiamento di Depardieu nei confronti della direttrice della scuola in cui insegna, o i maldestri tentativi del padre di Fahim di imparare la lingua francese), ma che non riesce del tutto a “fare la differenza”, mancando decisamente di mordente e senza rappresentare una vera e propria novità all’interno del panorama cinematografico del passato e del presente.

Qualcosa di meraviglioso (2019) poster locandina

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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