SOLA AL MIO MATRIMONIO

SOLA AL MIO MATRIMONIO
di Marta Bergman


Con un approccio registico fatto unicamente di camera a spalla e con un copiosissimo uso di primi piani e dettagli, in Sola al mio matrimonio la regista Marta Bergman è perfettamente riuscita a rappresentare per immagini un mondo di cui – ancora al giorno d’oggi – si sa davvero molto poco, evitando ogni pericolosa retorica in merito e facendoci entrare fin da subito in empatia con la giovane protagonista.

Due mondi a confronto

Vero e proprio film rivelazione al Riff 2019, già presentato in anteprima al Festival di Cannes 2019 all’interno della sezione Acid, Sola al mio matrimonio, per la regia di Marta Bergman, ci trasporta in un mondo in cui il tempo sembra essersi definitivamente fermato; un mondo che, incontrandosi successivamente con il mondo contemporaneo, fatica a entrare in sintonia con esso.

È questo il mondo della giovane Pamela (impersonata da un’ottima Alina Serban), una ragazza Rom che vive insieme a sua nonna e alla figlioletta di poco più di un anno. La ragazza, desiderando disperatamente un futuro migliore per lei e sua figlia, decide di iscriversi a un’agenzia matrimoniale, al fine di trovare un uomo che la ami per quello che è e che possa darle qualche speranza in più per un futuro roseo. La giovane, così, farà la conoscenza di Bruno, un uomo tranquillo e pacato che lavora e vive in Belgio; e – di nascosto da tutti – deciderà di partire per raggiungerlo. Le cose, tuttavia, non saranno sempre così facili.

Un film pieno di vita, questo Sola al mio matrimonio. Pieno di vita come la sua giovane protagonista, ma anche – allo stesso tempo – perfettamente in grado di far male, di colpire nel segno, con una giusta dose di lucidità al proprio interno che fa sì che lo stesso non si riveli mai banale o scontato. La regista Marta Bergman, dal canto suo, si concentra perennemente sulla ribelle Pamela, seguendola nella sua quotidianità con fare zavattiniano e mostrandoci tutto unicamente attraverso i suoi occhi, attraverso il suo punto di vista. Persino nei momenti in cui il soprannaturale subentra nel reale.

Ed è forse proprio questo l’unico, vero anello debole all’interno del presente Sola al mio matrimonio. Se, infatti, da un lato è indubbiamente interessante inserire all’interno della messa in scena elementi soprannaturali o onirici, è anche vero che nel presente contesto la cosa è ascritta solamente a un paio di brevi scene, senza un necessario sviluppo in merito e senza che la stessa abbia una qualche rilevanza all’interno del lungometraggio stesso.

Poco male, però, perché, di fatto, con un approccio registico fatto unicamente di camera a spalla e con un copiosissimo uso di primi piani e dettagli, la regista è perfettamente riuscita a rappresentare per immagini un mondo di cui – ancora al giorno d’oggi – si sa davvero molto poco, evitando ogni pericolosa retorica in merito e facendoci entrare fin da subito in empatia con la giovane protagonista. Una protagonista che, di fatto, non è assolutamente priva di macchia. Una protagonista le cui scelte sono, spesso e volentieri, alquanto discutibili. Eppure, nonostante tutto, una protagonista umana, vera, viva e pulsante, praticamente perfetta nel suo essere imperfetta e che, quasi da sola, è in grado di reggere circa due ore di lungometraggio.

Soprattutto grazie a lei, dunque, Marta Bergman è riuscita a far sì che questo suo Sola al mio matrimonio ottenesse i consensi che ha avuto. Grazie a lei e grazie anche a uno script complessivamente pulito, onesto e in grado di farci sentire parte di un mondo tutto nuovo. Proprio come è stato, nei mesi precedenti, per il pregevole Carmen y Lola (per la regia di Arantxa Echevarria), fedele e appassionata immagine di una comunità gitana ai giorni nostri.

Sola al mio matrimonio poster locandina

Titolo originale: Seule à mon mariage
Regia: Marta Bergman
Paese/anno: Belgio / 2018
Durata: 122’
Genere: Drammatico
Cast: Achille Ridolfi, Adela Avram, Alexandra Dina, Alina Serban, Christophe Hermans, Dana Voicu, Didier Biot, Gabriel Horvath, Johan Leysen, Jonas Bloquet, Karin Tanghe, Lara Persain, Maria Baciu, Marian Samu, Marie Denarnaud, Mory Kourouma, Onu Niculae, Rebeca Anghel, Tom Vermeir, Viorica Tudor
Sceneggiatura: Boris Lojkine, Katell Quillévéré, Laurent Brandenbourger, Marta Bergman
Fotografia: Jonathan Ricquebourg
Montaggio: Frédéric Fichefet
Musiche: Vlaicu Golcea
Produttore: Ada Solomon, Arlette Zylberberg, Caroline Bonmarchand, Cassandre Warnauts, Jean-Yves Roubin, Sophie Leclercq, Tanguy Dekeyser
Casa di Produzione: Avenue B Productions, Bruxelles Capitale, Centre National du Cinéma et de L'image Animée (CNC), Charbon Studio, Frakas Productions, HI Film Productions, Proximus, Radio Télévision Belge Francophone (RTBF), Wallimage, Zélila Films
Distribuzione: Cineclub Internazionale Distribuzione

Data di uscita: 05/03/2020

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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