A BELOVED WIFE

A BELOVED WIFE
di Shin Adachi


Diretto da Shin Adachi, A Beloved Wife è la storia di una famiglia povera e disfunzionale. La sua grottesca quotidianità è raccontata attraverso la prospettiva di Gota, padre e marito alle prese con una carriera fallimentare e una moglie esasperata. Al Far East Film Festival 2020.

Ritratto di una famiglia

“Questo film si basa su esperienze reali vissute da me e mia moglie. I personaggi rappresentati ci rispecchiano quasi in tutto”. È così che Shin Adachi, regista e sceneggiatore, presenta A Beloved Wife agli spettatori online della ventiduesima edizione del Far East Film Festival. Dalle sue parole si può dunque dedurre che quella raccontata nel film sia una storia pressoché autobiografica, e che il suo protagonista costituisca l’alter-ego del regista.

Al centro della vicenda ci sono Gota, sceneggiatore immaturo e svogliato, e la sua famiglia, di cui fanno parte la figlia piccola e la moglie Chika, sfinita dai fallimenti del marito sul quale riversa insulti e critiche di ogni tipo. Con la speranza di recuperare il rapporto con la propria moglie, Gota parte con la sua famiglia per una vacanza sull’isola di Shikoku, dando il via ad una serie di disavventure paradossali.

Soprattutto nella prima ora, A Beloved Wife fatica a intrattenere. La pellicola è però efficace nello sviscerare le dinamiche familiari in tutta la loro complessità e intimità. “Il film parla di una coppia e di cosa significa convivere per tanto tempo”, spiega Shin Adachi. Il regista, infatti, esplora moltissime tematiche: la difficoltà di fare il genitore e quella di essere marito o moglie; la perdita di fiducia e l’evoluzione di un rapporto matrimoniale; la riscoperta dell’intimità di coppia; i sogni giovanili e le disillusioni della vita adulta.

I personaggi sono volutamente esagerati nei loro difetti e comportamenti, divenendo un ritratto caricaturale del regista e di sua moglie ed esemplificando l’essere umano nella sua condizione peggiore. Gota è volgare, immaturo e bugiardo; Chika è assillante, aggressiva e scontrosa. Entrambi faticano a comunicare; nessuno dei due riesce a capire l’altro. A subirne le conseguenze è soprattutto la figlia, che è sempre testimone passiva delle continue discussioni e offese che derivano da un risentimento palpabile. È proprio la bruttura dei personaggi e della loro relazione che impedisce a chi guarda di sentirsi pienamente partecipe della vicenda: nonostante le sue due ore, il film accenna solo con brevissimi flashback alla storia d’amore nel suo momento più dolce. Lo spettatore vive quindi la pesantezza di una quotidianità fatta di litigi, urla e insulti, che rende il tutto più realistico a discapito di un qualsivoglia coinvolgimento emotivo.

Il tono pressoché leggero della pellicola è rovesciato nei minuti conclusivi, degenerando in un finale tragicomico e grottesco, quasi catartico per i suoi protagonisti. Seppur manchi di una significativa componente emotiva, il film di Shin Adachi è un prodotto che funziona nella sua volontà satirica: tratteggiando con credibilità le dinamiche tra i membri della famiglia che racconta, A Beloved Wife sfrutta la sua disfunzionalità per costruire momenti comici al limite dell’assurdo, divenendo un crudo ma godibile diario di vita.

A Beloved Wife poster locandina

Titolo originale: Kigeki Aisai Monogatari
Regia: Shin Adachi
Paese/anno: Giappone / 2019
Durata: 115’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Ami Tomite, Asami Mizukawa, Chise Niitsu, Daisuke Kuroda, Eri Fuse, Gaku Hamada, Kaho, Kayoko Okubo, Ken Mitsuishi, Shohei Uno, Tadashi Sakata, Yuumi Kawai
Sceneggiatura: Shin Adachi

Sara Di Nardo

Studentessa laureata in Journalism & Media, Culture and Identity presso la Roehampton University di Londra. Durante la mia permanenza in Inghilterra ho collaborato con il sito web cinematografico whatsontheredcarpet, e da settembre 2019 scrivo recensioni per Asbury Movies. Amo tutto ciò che è cinema e scrittura.

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