MY SWEET GRAPPA REMEDIES

MY SWEET GRAPPA REMEDIES
di Akiko Ohku


Racconto al femminile sui generis, diario filmato di una donna quarantenne che non smette di interrogarsi su se stessa e sugli altri, My Sweet Grappa Remedies – nuovo lavoro della regista Akiko Ohku – richiede tempo per sintonizzarsi sulla propria lunghezza d’onda; ma ricompensa con una narrazione dalla sostanza indubitabile. Al Far East Film Festival 2020.

Rimedi duraturi

È un oggetto di difficile definizione, My Sweet Grappa Remedies, nuovo lavoro della regista Akiko Ohku presentato al Far East Film Festival 2020. Di difficile definizione innanzitutto per la sua insolita genesi: l’origine, infatti, è un romanzo dell’autore/performer giapponese Jiro (parte del duo comico Sissonne) che ha più volte interpretato il personaggio della protagonista nei suoi sketch. Proprio così: una storia quasi tutta al femminile – seppur rappresentazione davvero sui generis dell’universo femminile – ha avuto origine dalla mente di un uomo, che ha poi trovato anche modo di interpretarne direttamente la protagonista. Paradossi apparenti a parte, il film di Ohku sembra fatto apposta per scardinare gli stereotipi: in primis quelli sulle rappresentazioni cinematografiche di donne di mezza età su grande schermo. E lo fa, il film diretto dalla regista, in modo davvero singolare.

Scandendo il tempo della narrazione attraverso il diario della protagonista, My Sweet Grappa Remedies narra circa un anno della vita di Yoshiko Kawashima, quarantenne single impiegata presso una piccola azienda, introversa ma non solitaria, capace di porsi domande su se stessa e sugli altri col candore di un’adolescente. Yoshiko si lega agli oggetti, a cui assegna una sorta di personalità (in primis la sua bici, che accarezza come fosse un animale domestico) ma non disdegna gli esseri umani, a cominciare dalla sua collega e amica Wakabayashi, caratterialmente a lei opposta. Ad aiutare Yoshiko a rapportarsi agli altri in modo (paradossalmente) più lucido e consapevole, la “pozione magica” rappresentata dalle bevande alcoliche: soprattutto la grappa, a cui assegna un vero potere taumaturgico, senza disdegnare il vino rosso e il sakè. La fragilità mai esplicitata della protagonista viene mitigata dal calore dell’alcol, capace di farsi prodromo di un abbraccio umano.

Non ha una narrazione classica, My Sweet Grappa Remedies, ma procede in modo episodico attraverso il quotidiano della protagonista, facendoci entrare in modo discreto, quasi in punta di piedi, nel suo mondo: un mondo in cui il contatto umano è ricercato ma mai esplicitamente richiesto, in cui un rimprovero fatto dall’amica Wakabayashi, che contesta a Yoshiko di non averle rivelato che il giorno prima era il suo compleanno, diviene motivo di silenziosa gioia (“non sono mai stata così contenta di essere sgridata”, scrive sul suo diario). La vita di Yoshiko ha un’ulteriore svolta quando conosce Okamoto, un giovane di bella presenza che è stato compagno di università di Wakabayashi: i sentimenti contrastanti derivati dalla presenza del giovane – da cui la protagonista è fortemente attratta nonostante la differenza di età – sono di nuovo affidati al diario.

Su tutto My Sweet Grappa Remedies aleggia un registro narrativo lieve, privo di scossoni, che segue il mood dei sentimenti sussurrati della protagonista, affidati quasi come oggetti preziosi alle pagine del diario; e la consapevolezza, sempre più presente nel progredire della narrazione, di una personalità in divenire, irrisolta ma non per questo arresa a un’eterna adolescenza. La voglia inesausta di comprensione ed empatia che caratterizza l’atteggiamento di Yoshiko verso il mondo si fa anzi più forte col progredire del racconto, senza arrivare tuttavia a toni smaccatamente melò. Allo spettatore avvezzo ai registri espliciti di analoghe opere occidentali (e non solo) occorrerà probabilmente del tempo e dell’impegno per sintonizzarsi su questa sorta di diario filmato; un diario che chiede di adeguarsi ai tempi del suo racconto e alle sue modalità narrative, ma che restituisce sostanza e la narrazione di un’esistenza della cui credibilità non dubitiamo mai.

My Sweet Grappa Remedies poster locandina

Titolo originale: Amai osake de ugai
Regia: Akiko Ohku
Paese/anno: Giappone / 2020
Durata: 107’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Daichi Watanabe, Haru Kuroki, Hiroya Shimizu, Kanji Furutachi, Katsuya Koiso, Kazuhiro Nakahara, Kôzô Satô, Makoto Izubuchi, Tomoya Maeno, Yasuko Matsuyuki
Sceneggiatura: Jirou
Fotografia: Natsuyo Nakamura
Montaggio: Hiroyuki Yoneda
Musiche: Masaki Takano
Produttore: Kasumi Yao, Rina Takashima, Ujikatsu Ohmori
Casa di Produzione: Yoshimoto Kogyo Company

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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