GRETEL E HANSEL

GRETEL E HANSEL
di Oz Perkins


Prendendo la fiaba dei fratelli Grimm come traccia iniziale, valorizzandone gli elementi più cupi e aggiungendovi suggestioni proprie, Oz Perkins dirige con Gretel e Hansel un horror ipnotico e suggestivo, che bandisce le derivazioni più di consumo del genere e gioca con lo spettatore alle sue regole.

Sangue e marzapane

Una delle fiabe più saccheggiate dal cinema viene fatta rivivere, per la prima volta, in toni esplicitamente horror. Una scelta, quella del regista Oz Perkins (figlio del grande Anthony) per questo Gretel e Hansel, che valorizza gli elementi più cupi e violenti già presenti nel racconto originale, immergendone la storia in un medioevo imprecisato, in cui la crudeltà è quasi conditio sine qua non per sopravvivere: la miseria è ovunque, e i bambini sono costretti a trovare la propria strada autonomamente. Gretel e Hansel, sorella e fratello abbandonati da una madre che non può più badare a loro, si imbattono prima in un cacciatore che dà loro riparo e li indirizza verso i boscaioli, poi nella casa di una vecchia da cui sentono provenire profumo di torta. La donna, apparentemente amichevole, li ospita e li rifocilla abbondantemente, ma non passerà molto tempo prima che questa dimostri di essere portatrice di un oscuro segreto.

La fiaba dei fratelli Grimm contiene già in nuce elementi orrorifici, ma la sceneggiatura di Gretel e Hansel non si limita a valorizzare questi ultimi, operando al contrario una vera e propria riscrittura della storia. Una riscrittura che si fa meta-testo laddove parte da una fiaba nella fiaba, quella della bambina col cappellino rosa raccontata nel prologo, e spezza il carattere manicheo e immobilizzato nei ruoli del racconto originale: già a partire dal titolo, il film fa capire di voler valorizzare maggiormente il personaggio di Gretel, protagonista nel film di un percorso di crescita personale e di una vera e propria presa di coscienza. Ma, laddove il focus della storia è mantenuto sul personaggio interpretato da Sophia Lillis (già interprete dei due It) non manca una complementare valorizzazione della figura di Hansel, strumento di evoluzione per il personaggio principale e catalizzatore della forza maligna che abita la casa e i boschi intorno. Nel suo rifiuto del manicheismo, il film fornisce motivazioni ben definite anche alla strega, villain tutt’altro che scontato nella sua evoluzione.

La regia di Perkins si rivela ipnotica e avvolgente, bandendo i picchi emotivi e i jumpscares e costruendo lentamente l’atmosfera minacciosa, ma anche dal forte fascino evocativo, che circonda la casa in cui si svolge la storia. Il regista aveva già diretto una ghost story sui generis come Sono la bella creatura che vive in questa casa, e l’operazione lì compiuta sul filone delle case maledette è in fondo simile a quella vista qui sul genere della fiaba: si parte da elementi ben codificati nell’immaginario dello spettatore, per poi rovesciarne gli esiti e piegarne i tratti alla propria ricerca sul genere. Gretel e Hansel è storia di formazione che problematizza struttura e filosofia della fiaba, rovesciandone il carattere morale e frammentandone la tessitura. La valorizzazione dell’elemento orrorifico del racconto originale passa per la descrizione di un contesto sociale dominato dalla crudeltà, in cui i ruoli di vittima e carnefice possono scambiarsi in ogni momento.

Ricco di suggestioni eterogenee (l’abbondanza come facciata illusoria che nasconde il Male, il bosco quale emblema del distacco dal grembo materno), solo in parte mutuate dalla fiaba originale, Gretel e Hansel potrebbe lasciare perplessi quegli spettatori che si attendessero una rilettura più esplicitamente orrorifica e “grafica” del materiale originale. Il film di Oz Perkins chiede allo spettatore di addentrarsi nel suo mondo adeguandosi al suo passo, mostrando una notevole eleganza formale e valorizzando al meglio il fascino delle sue location, ma mettendo da parte la componente più esplicita e “urlata” del genere. La sua forza sta nella capacità di far parlare un testo senza tempo agli spettatori del 2020, senza tuttavia cedere al gusto più modaiolo e di consumo del genere stesso. Un’operazione raffinata ma forse non per tutti i palati, un po’ penalizzata da una collocazione distributiva (nel bel mezzo dell’estate, con gran parte dei cinema ancora chiusi) che potrebbe ingannare sulla sua reale fattura.

Gretel e Hansel poster locandina

Titolo originale: Gretel and Hansel
Regia: Oz Perkins
Paese/anno: Canada, Irlanda, Stati Uniti, Sud Africa / 2020
Durata: 87’
Genere: Fantasy, Horror
Cast: Abdul Alshareef, Alice Krige, Beatrix Perkins, Charles Babalola, Darlene Garr, Donncha Crowley, Fiona O'Shaughnessy, Giulia Doherty, Harry O'Cualacháin, Ian Kenny, Jessica De Gouw, Jonathan Delaney Tynan, Jonathan Gunning, Manuel Pombo, Melody Carrillo, Nessa Last, Samuel Leakey, Sophia Lillis
Sceneggiatura: Rob Hayes
Fotografia: Galo Olivares
Montaggio: Josh Ethier, Julia Wong
Musiche: Robin Coudert
Produttore: Brian Kavanaugh-Jones, Fred Berger, Gemma Levinson
Casa di Produzione: Automatik Entertainment, BRON Studios, Orion Pictures
Distribuzione: Koch Media

Data di uscita: 19/08/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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