ENDLESS

ENDLESS
di Scott Speer


Endless – ultima fatica del giovane regista Scott Speer - risulta in tutto e per tutto un lavoro inconsistente, che percorre strade più e più volte battute, penalizzato ulteriormente da un lavoro di scrittura maldestro e da una regia che di soluzioni pacchiane al proprio interno ne vede fin troppe.

Oltre la vita

Particolarmente prolifico, da qualche anno a questa parte, il giovane regista statunitense Scott Speer. E se, nel complesso, i suoi lungometraggi hanno attirato in sala un sostanzioso numero di spettatori, è anche vero che le storie da lui predilette sono quelle che riguardano il complicato mondo degli adolescenti, in cui – perché no? – a volte fa capolino anche qualche elemento fantasy. O, comunque, tematiche come l’amore e la morte. Questo è il caso del recente Sei ancora qui, di Il sole a mezzanotte (entrambi del 2018), così come di Endless, la sua ultima fatica.

Ancora una volta, dunque, ci troviamo di fronte a un’appassionata storia d’amore tra due adolescenti. Ancora una volta, eventi inaspettati metteranno a dura prova i due protagonisti. Riley (Alexandra Shipp) e Chris (Nicholas Hamilton) sono giovani, carini e innamorati. Chris ha una passione per le moto, mentre Riley sembra avere uno spiccato talento per il disegno. Anche se i due sembrano apparentemente agli antipodi, in realtà sono molto affiatati. Una sera, al ritorno da una festa, però, i giovani vengono coinvolti in un incidente d’auto, a seguito del quale Chris perde la vita. Per Riley è un duro colpo, fino a quando non ha l’impressione di riuscire a comunicare con il suo ragazzo dall’aldilà.

Cosa ci ricorda – almeno alla lontana – una trama del genere? Impossibile non pensare all’ormai cult Ghost (Jerry Zucker, 1990). E, di fatto, Scott Speer sembra proprio essercisi ispirato. Basti anche solo pensare alla scena in cui Chris insegna a Riley come tagliare i pomodori (che, a loro volta, ricoprono quello che a suo tempo era il ruolo della creta). Ma tale scena – così come l‘intero lungometraggio – è ben lontana dal restare impressa nella memoria degli spettatori. Perché, di fatto, il presente Endless risulta in tutto e per tutto un lavoro inconsistente, che percorre strade più e più volte battute, penalizzato ulteriormente da un lavoro di scrittura maldestro e da una regia che di soluzioni pacchiane al proprio interno ne vede fin troppe.

Numerosi set up – pay off (il motivo per cui il neo amico-defunto di Chris decide di restare a vagare sulla terra, la decisione di Riley di preferire gli studi artistici a un ben più concreto futuro da avvocato) vengono tirati in ballo in modo promettente, per poi non essere ripresi mai più o, addirittura, trovare una pseudo soluzione senza alcun reale conflitto da superare. E sono proprio tutte queste piccole sottotrame a rivelarsi la parte più debole dell’intero lungometraggio. Un lungometraggio che potrebbe essere definito, molto in generale, come la messa in scena dell’elaborazione di un lutto, che punta tutto sulla storia d’amore tra i due giovani protagonisti e sul dolore di Riley.

Ma quanto sono azzeccate, in fin dei conti, queste soluzioni attuate da Speer? Tornando con la mente a Ghost, ci sembra naturale come personaggi ben scritti – e ben interpretati – sequenze riuscite e a loro modo innovative e, soprattutto, una sottotrama thriller, abbiano fatto sì che un lavoro del genere potesse a suo modo restare impresso nell’immaginario collettivo. Endless, purtroppo, non si avvicina neanche lontanamente a un risultato del genere. E, alla fine dei giochi, ci sembra soltanto l’ennesimo, maldestro dramma adolescenziale, mal scritto e prevedibile, ulteriormente penalizzato da una regia pomposa e da un commento musicale costante e (involontariamente) disturbante.

Ma Scott Speer, si sa, sembra a suo modo aver trovato la sua strada. E data la costante linea registico/narrativa perseguita, sembra anche non volerla abbandonare poi così presto. Questa è la realtà. Prendere o lasciare.

Endless poster locandina

Titolo originale: Endless
Regia: Scott Speer
Paese/anno: Stati Uniti / 2020
Durata: 95’
Genere: Drammatico, Fantastico, Sentimentale
Cast: Aaron Pearl, Alexa Barajas, Alexandra Shipp, Andrew Habib Bloomfield, Barbara Meier, BJ Harrison, Bradley James, Catherine Lough Haggquist, Denise Wolfe, Dennis Cound, DeRon Horton, Eddie Ramos, Famke Janssen, Ian Tracey, Kalani Laimana, Melanie Walden, Nicholas Hamilton, Patrick Gilmore, Paul Cousins, Spencer Bach, Vince Walzak, Zoë Belkin
Sceneggiatura: Andre Case, Oneil Sharma
Fotografia: Frank Borin, Mark Dobrescu
Montaggio: Sean Valla
Musiche: Nik Freitas, Todd Bryanton
Produttore: Basil Iwanyk, Benjamin DeWalt, Danielle Masters, Douglas Falconer, Erica Lee, Gabriela Bacher, Kevin DeWalt, Sean Finegan
Casa di Produzione: Film House Germany, Ingenious Media, Minds Eye Entertainment, Rapid Farms Productions, Summerstorm Entertainment, Thunder Road Pictures
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 23/09/2020

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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