PADRENOSTRO

PADRENOSTRO
di Claudio Noce


Dramma a sfondo storico, mascherato da film sugli anni di piombo, Padrenostro di Claudio Noce fa penetrare lo spettatore nel mondo del piccolo Valerio, restituendo la fattura spesso onirica del suo sguardo, quasi come un contraltare alla straziante materialità dell’attentato subito da suo padre.

“A chi sei figlio?”

Quello degli anni di piombo è un periodo che non cessa di esercitare la sua attrattiva sul cinema italiano, venendo riesumato di tanto in tanto come soggetto di qualche importante produzione nostrana. Nel caso di questo Padrenostro, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e ora in sala, lo scopo è duplice: da una parte illuminare la realtà di quel periodo attraverso gli occhi di un soggetto “neutro” (un bambino), dall’altra offrire uno sguardo che si fa inevitabilmente autobiografico. Il film di Claudio Noce, infatti, si ispira alla reale vicenda del padre del regista, Alfonso, vicequestore che nel 1976 fu vittima di un attentato dei Nuclei Armati Proletari. Proprio il ferimento del protagonista Alfonso, che nel film ha il volto di Pierfrancesco Favino, è sequenza centrale del film di Noce, vista attraverso gli occhi di suo figlio di dieci anni, più volte riproposta colmando quei “buchi” della memoria che qualsiasi evento traumatico porta con sé.

Padrenostro sposa in toto lo sguardo infantile del piccolo Valerio, che poco dopo l’attentato viene a contatto con un ragazzo di qualche anno più grande, Christian, che diventa nel giro di poco il suo migliore amico. Gran parte del film viene giocata sul dubbio sulla materialità o meno del personaggio di Christian, sorta di mentore per Valerio e suo contraltare selvaggio e privo di legami; quasi un fantasma che appare a indirizzare le azioni del piccolo protagonista, un “secondo polo” di insegnamenti dopo quello, sempre presente, di suo padre Alfonso. La sceneggiatura segue da un lato il rapporto tra Alfonso e Valerio, fatto di poche parole e di intensi sguardi, dall’altro l’evoluzione del legame tra il piccolo protagonista e Christian, che forse è un personaggio reale, forse è la proiezione più libera e selvaggia dell’immaginazione del protagonista. A inframezzare la narrazione, il ricordo dell’attentato, una visione che la memoria non restituisce mai nella sua interezza, ma solo a sprazzi e immagini fulminanti.

Padrenostro riesce a pennellare con pochi, riusciti tocchi un rapporto padre/figlio atipico, basato più sul senso di protezione concreta che sulle parole, ponendolo a contrasto con l’assenza (apparente) di radici incarnata dalla figura di Christian. Proprio il tema delle radici (con quella domanda “A chi sei figlio?”, direttamente espressa in un passaggio del film) viene declinato dal film tra le figure contrapposte di Valerio e Christian, il cui rapporto, nella sua evoluzione, riserverà più di una sorpresa. Da quando la narrazione si sposta dalle pericolose strade della Capitale alla località di villeggiatura dove risiedono i parenti di Valerio, l’intimità del legame padre/figlio è ancor più in primo piano, ma viene anche messa alla prova da quella che sarà l’evoluzione imprevedibile dei fatti. Il regista gioca con le immagini facendoci adottare lo sguardo di Valerio, facendocene saggiare la natura onirica anche laddove impatta col ricordo, di straziante materialità, dell’attentato.

Dramma familiare a sfondo storico, mascherato da film sugli anni di piombo, Padrenostro si prende i suoi rischi quanto a retorica e a tentazioni melò esplicite, ma riesce a mantenersi equilibrato per gran parte della sua durata, affidandosi a un Favino come sempre molto efficace (insignito della veneziana Coppa Volpi per il miglior attore) e alle buone prove dei due giovani Mattia Garaci e Francesco Gheghi. Si rivela riuscita anche la scelta delle composizioni musicali, spesso improntate al progressive italiano del periodo (c’è un noto pezzo della PFM che ritorna in più di un passaggio del film), comunque tali da accompagnare la fattura per metà onirica, per metà concreta, delle immagini che passano sullo schermo. La svolta che la trama prende verso metà film toglie qualcosa quanto ad ambiguità, ma riesce a interessare lo spettatore e ad accompagnarlo fino a un finale dalla forte carica simbolica. Un risultato che in fondo rispetta e rispecchia le sue premesse.

Padrenostro poster locandina

Titolo originale: Padrenostro
Regia: Claudio Noce
Paese/anno: Italia / 2020
Durata: 120’
Genere: Drammatico
Cast: Anna Maria De Luca, Antonio Gerardi, Barbara Ronchi, Eleonora De Luca, Francesco Colella, Francesco Gheghi, Lea Favino, Marco Pancrazi, Mario Pupella, Mattia Garaci, Pierfrancesco Favino, Simone Chiacchiararelli
Sceneggiatura: Claudio Noce, Enrico Audenino
Fotografia: Michele D'Attanasio
Montaggio: Giogiò Franchini
Musiche: Mattia Carratello, Stefano Ratchev
Produttore: Andrea Calbucci, Maurizio Piazza, Pierfrancesco Favino
Casa di Produzione: Lungta Film, PKO Cinema & Co., Tendercapital Productions, Vision Distribution
Distribuzione: Vision Distribution

Data di uscita: 24/09/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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