WAITING FOR THE BARBARIANS

WAITING FOR THE BARBARIANS
di Ciro Guerra


Waiting for the Barbarians, regia di Ciro Guerra (Oro verde), adatta un romanzo di successo forte del trio d’assi Mark Rylance, Johnny Depp e Robert Pattinson. Ma la riflessione su odio e convivenza, civiltà e barbarie, resta al livello delle buone intenzioni. Questa volta il cinema del colombiano Guerra, qui all’esordio in lingua inglese, non morde. In concorso a Venezia 2019.

Barbaro è chi il barbaro fa

La pressione del debutto in lingua inglese ha giocato un brutto scherzo a Ciro Guerra. Il 39enne colombiano, che con Waiting for the Barbarians è alla sua quinta regia per il cinema, aveva fatto la storia con la nomination all’Oscar straniero per El abrazo de la serpiente (2015) prima volta per un film colombiano, exploit bissato dalla nomination (con annessa pioggia di premi) di Oro verde – C’era una volta in Colombia (2018). Cinema d’atmosfera, conflitto tra modernità e tradizione, costruzione dell’immagine nel solco tra epico respiro e scavo nell’intimità. Questo di regola, perché stavolta le cose funzionano meno bene.

E dire che le premesse erano niente male. Almeno dal punto di vista del materiale di partenza. L’omonimo romanzo del sudafricano J. M. Coetzee, Nobel per la Letteratura nel 2003, tradotto in italiano con il titolo di Aspettando i barbari, batte un territorio non estraneo alle preoccupazioni stilistiche e espressive dell’autore colombiano. Che Ciro Guerra scelga per sé Waiting for the Barbarians, è del tutto logico.

Il premio Oscar Mark Rylance è il Magistrato, funzionario di uno sperduto avamposto desertico alla frontiera di un grande impero di cui non si fa il nome. Uomo mite e di buon senso, il suo governo del basso profilo e dei piccoli passi, un colpetto qui un colpetto lì, basta a garantire una pacifica e sonnolenta convivenza tra i locali, tribù di nomadi liquidati spregiativamente come “barbari”, e la popolazione della fortezza. Questo almeno fino al giorno in cui, spinto dal vento della capitale, arriva il Colonnello Joll.

Un Johhny Depp scuro nella divisa e ancor più scuro nell’anima, incorniciato da un paio di curiosi occhialini che posizionano il personaggio a metà strada tra le incursioni d’autore della prima fase della sua carriera e le stravaganze piratesche e più commerciali della seconda (e turbolenta) parte. Joll stronca le velleità di pensione del Magistrato occupandosi della sicurezza della regione per mezzo di sopraffazione razzista e torture sistematiche; ai danni dei barbari, ovviamente. Il caos che seguirà porterà a una crisi di coscienza nel protagonista. La sua scelta, etica e di cuore, il suo coinvolgimento con una misteriosa donna barbara, Gana Bayarsaikhan, produrrà precise conseguenze.

Nella superficiale giustapposizione tra la dignità di un approccio che accoglie e concilia le differenze per mezzo del confronto e della collaborazione, e la negazione di questo punto di vista, una violenza ignobile e insensata che finisce per alimentare lo stesso incendio che si proponeva di spegnere, Waiting for the Barbarians esaurisce il suo slancio. Evita, ma non completamente, di cedere allo stereotipo appoggiandosi all’estro dei protagonisti. Mark Rylance trova le chiavi per infondere quanta più profondità possibile al suo messaggero di buone intenzioni nella rivoluzione di coscienza che struttura il suo arco narrativo. Non ha il tempo Johnny Depp di ragionare sulla curiosa contraddizione che sta alla base del cuore nero del suo Colonello Joll: violenza che per sopravvivere chiama violenza, e se il nemico c’è, bene, se no lo si “fabbrica”. Allusioni alla contemporaneità. Sacrificato Robert Pattinson, variante più sadica e nervosa del personaggio di Johnny Depp, non protagonista curiosamente sacrificato, ai margini dell’inquadratura e del film. Da comprimario aveva brillato, pensiamo a Civiltà perduta (2016) di James Gray. Gana Bayarsaikhan funziona bene, lavorando sull’enigma della sua “diversità” etnica.

Waiting for the Barbarians è un film senza scintilla. Inibito, chissà, dall’insolito budget, dal pesante cast internazionale, dalla necessità di confrontarsi con una lingua altra, e forse spaventato dallo sdoganamento critico che lo consegna a un pubblico più ampio, Ciro Guerra relega il suo film al limbo del cinema delle buone intenzioni. La riflessione su civiltà e barbarie, questa via dell’odio che si mette l’abito buono e pretende di definirsi evoluta, è pienamente condivisibile ma si va poco oltre lo stereotipo. Manca il guizzo creativo, e narrativo, che accende la vita di frontiera. La cura dell’immagine e il pregio della ricostruzione, che allo stesso tempo è storica e fantastica, non nascondono una certa freddezza di fondo dell’operazione. Un film che non va al di là delle sue premesse, narcotizzato.

Waiting for the Barbarians poster locandina

Titolo originale: Waiting for the Barbarians
Regia: Ciro Guerra
Paese/anno: Italia, Stati Uniti / 2019
Durata: 112’
Genere: Drammatico
Cast: Adam Bensallah, Bill Milner, David Dencik, David Moorst, Dulguun-Erdene Garamkhand, Faical Elkihel, Gana Bayarsaikhan, Greta Scacchi, Gursed Dalkhsuren, Hami Belal, Haqi Ali, Harry Melling, Isabella Nefar, Johnny Depp, Joseph Long, Mark Rylance, Nayef Rashed, Paul Bazely, Robert Pattinson, Sam Reid, Simon Luca Oldani, Tserendagva Purevdorj, Wil Coban, Wissal Belgouzdmte
Sceneggiatura: J.M. Coetzee
Fotografia: Chris Menges
Montaggio: Jacopo Quadri
Musiche: Giampiero Ambrosi
Produttore: Andrea Iervolino, Brian W. Cook, Luca Matrundola, Michael Fitzgerald, Monika Bacardi, Olga Segura
Casa di Produzione: Iervolino Entertainment, Ithaca Pictures
Distribuzione: Iervolino Entertainment

Data di uscita: 24/09/2020

Francesco Costantini

Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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