GREENLAND

GREENLAND
di Ric Roman Waugh


Epigono di un filone “sempreverde” come quello del cinema catastrofico, Greenland mostra tutto il mestiere del regista Ric Roman Waugh: il risultato sono due ore di intrattenimento che, al netto di qualche incertezza di sceneggiatura, hanno l’unico torto di non dire molto di nuovo sul genere.

Bentornata apocalisse

Un genere “sempreverde” del cinema hollywoodiano, seppur declinato di volta in volta in chiavi diverse, è quello del disaster movie. Così, dopo la sua lettura muscolare e grafica in esempi come San Andreas, il filone catastrofico torna sul grande schermo per opera di Ric Roman Waugh, con Gerard Butler protagonista: una coppia, quest’ultima, che avevamo visto di recente al lavoro nell’action movie Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen. Greenland muove da una premessa molto semplice, diremmo basica: una cometa sta per precipitare sulla Terra, provocando una serie di sconvolgimenti climatici e ambientali destinati a mettere a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta. Mentre si aspetta che il frammento più grande della cometa – quello destinato a produrre le conseguenze più catastrofiche – si schianti sul suolo terrestre, una famiglia fugge attraverso il territorio statunitense per raggiungere una base sotterranea in Groenlandia. John e Allison stanno attraversando una fase di crisi coniugale, ma il pericolo imminente, e la salvaguardia del piccolo Nathan, contribuirà a rinsaldare il loro legame.

Dopo aver vestito i panni dell’action hero nella saga di Attacco al potere, di cui il già citato Angel Has Fallen è l’episodio più recente, Gerard Butler interpreta qui l’eroe quotidiano, quello che fa di tutto per mettere in salvo la propria famiglia in una situazione straordinaria. Un cambio di registro che l’attore scozzese invero soffre un po’, risentendo in alcune scene di una certa legnosità espressiva; ma non ci si fa quasi caso, in un prodotto dal ritmo privo di cadute, che mostra tutto il mestiere di un regista esperto come Ric Roman Waugh. Rispetto alle sequenze di devastazione urbana che caratterizzano altri esempi del genere, il regista opta qui per rapidi scorci apocalittici, restando incollato ai suoi tre protagonisti nelle varie evoluzioni della narrazione. In tutto ciò, in primo piano resta la forza del legame che unisce John, Allison e Nathan, nucleo fondante di una società che il cataclisma costringerà a ripartire su altre e diverse basi.

Greenland funziona piuttosto bene come puro prodotto d’intrattenimento, non facendo pesare le sue circa due ore di durata, in un racconto serrato e ben orchestrato dalla mano solida del regista statunitense. Quando il film cerca di farsi dramma familiare, tuttavia, le cose non funzionano altrettanto bene, con dialoghi che fanno sentire il peso di una certa convenzionalità. Si resta avvinti dalle peripezie dei tre personaggi, ma si finisce spesso per dimenticare la premessa della vicenda (un matrimonio in crisi), astraendola da ciò che si vede sullo schermo; non basta l’inserimento di alcuni flashback – invero piuttosto stucchevoli – per generare nello spettatore quell’empatia qui garantita solo dal coinvolgimento e dall’immedesimazione “fisica” portati dalle sequenze d’azione. Si resta anche un po’ perplessi per alcuni passaggi di sceneggiatura leggermente forzati (la prima separazione di Allison e Nathan) e per l’inserimento di alcuni personaggi (il padre della donna, interpretato da Scott Glenn) piuttosto superflui nell’economia della trama.

Epigono di un filone connaturato alla storia stessa del cinema hollywoodiano, Greenland ha il torto principale di non dire molto di nuovo su quello stesso filone: la sua ottima realizzazione tecnica non trova il corrispettivo in una sceneggiatura altrettanto convincente, laddove i personaggi principali restano abbozzati e poco incisivi, e le loro vicende precedenti alla trama risultano pretestuose. Resta, quello di Ric Roman Waugh, un buon prodotto d’intrattenimento, che – senza pretese di realismo o di attendibilità scientifica di ciò che mette sullo schermo – riesce a raccontare l’apocalisse rendendola attraente. Di questi tempi, ci si può accontentare.

Greenland poster locandina

Titolo originale: Greenland
Regia: Ric Roman Waugh
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2020
Durata: 119’
Genere: Azione, Catastrofico, Drammatico
Cast: Alan Pietruszewski, Andrew Huntoon, Anissa Matlock, Brandon Miller, Brandon Quinn, Claire Bronson, David Denman, Esosa Idahosa, Gary Weeks, Gerard Butler, Hayes Mercure, Hope Davis, Keegan Boos, Kermit Rolison, Kurt Yue, Madison Johnson, Merrin Dungey, Mike Senior, Morena Baccarin, Nicola Lambo, Okea Eme-Akwari, Randal Gonzalez, Rick Pasqualone, Roger Dale Floyd, Scott Glenn, Scott Poythress, Spencer Garret, Tracey Bonner
Sceneggiatura: Chris Sparling
Fotografia: Dana Gonzales
Montaggio: Gabriel Fleming
Musiche: David Buckley
Produttore: Alan Siegel, Basil Iwanyk, Bill Wohlken, Daniel Kaslow, Gerard Butler, Sébastien Raybaud
Casa di Produzione: Anton, G-BASE, Riverstone Pictures, STX Films, Thunder Road Pictures
Distribuzione: Lucky Red, Universal Pictures

Data di uscita: 08/10/2020

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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