BOTOX

BOTOX
di Kaveh Mazaheri


Esordio nel lungometraggio di finzione del regista iraniano Kaveh Mazaheri, Botox esplora la dimensione della colpa e quella della rimozione, riuscendo a risultare empatico verso le sue due protagoniste senza per questo cadere nel moralismo o nel film a tesi. In anteprima mondiale al Torino Film Festival 2020.

Due sorelle e un segreto

È un film che unisce il thriller e la riflessione sulla disabilità, Botox, esordio nel lungometraggio di finzione dell’iraniano Kaveh Mazaheri, presentato in anteprima mondiale al Torino Film Festival. Il film racconta l’odissea di due sorelle, Akram e Azar, che vivono col fratello Emad in una tenuta nei sobborghi di Tehran. Akram, la sorella maggiore, è autistica e intellettualmente disabile, e deve subire spesso le angherie di suo fratello, che si barcamena tra lavori precari. A mantenere la famiglia è Azar, impiegata in un centro di chirurgia estetica; nel frattempo, un ingegnere amico di famiglia propone alla donna di trasformare la loro serra in una piantagione di funghi allucinogeni, progetto che trova la ferma opposizione di Emad. Quando, dopo l’ennesimo insulto da parte di suo fratello, Akram ha una reazione inconsulta, succede l’irreparabile: Emad muore, e le due sorelle sono costrette a farne sparire il cadavere. Akram e Azar raccontano a tutti che Emad è fuggito in Germania, mentre il progetto della serra può partire; ma perpetuare la bugia diventa sempre più difficile, specie per Akram, che sembra aver dimenticato l’accaduto, ed essere convinta che suo fratello sia ancora vivo.

È un noir spogliato di qualsiasi orpello, Botox, che fa dell’essenzialità – visiva e narrativa – la sua principale cifra stilistica: in questo, il film di Mazaheri ricorda un po’ i drammi di Asghar Farhadi, senza tuttavia aspirare a uno sguardo analogamente ampio sulle dinamiche della società iraniana. Qui, tutto è concentrato sul microcosmo delle due sorelle, sul segreto che aleggia su di loro, sul senso di colpa che accompagna le loro vite dopo la morte di Emad e sulle fughe oniriche di Akram, sempre più distaccata dalla realtà e imprevedibile. L’aspirazione di Azar, già costretta a vendere un’illusione di giovinezza (il botox) è quella di migliorare la propria posizione sociale e assicurare un futuro più tranquillo a lei e alla sorella; anche per questo, la donna si fa complice della morte di Emad, con lo scopo di portare avanti il progetto della piantagione di funghi e lasciare un lavoro che non la aggrada. In controluce, nella vicenda di Akram e Azar si può vedere un ritratto di una società ancora fondamentalmente patriarcale, in cui è l’uomo di famiglia a prendere le decisioni permettendosi anche di sottoporre ad angherie l’elemento femminile più debole (la sorella disabile).

Col progredire della storia, la narrazione di Botox si concentra sempre più sul personaggio di Akram, intrappolato tra la colpa e la rimozione, e sul ricordo di un rapporto con il fratello che era comunque all’insegna della dipendenza. In questo processo, la messa in scena di Mazaheri si fa sempre più scarnificata e l’atmosfera progressivamente più lugubre, mentre la regia si affida ai primi piani e alla recitazione inquieta della protagonista Sussan Parvar, nascosta da un velo di impassibilità solo apparente; una prova complementare a quella sempre più spaesata della sorella minore, interpretata da Mahdokht Molaei. Lo sguardo del regista mantiene la giusta distanza – senza risultare per questo freddo o poco empatico – dalle sue due protagoniste, narrandone il dramma da vicino (ed entrando anche nella dimensione onirica delle visioni di Akram) ma evitando la trappola del moralismo o del film a tesi: quello raccontato in Botox è un dramma familiare di cui vengono colte tutte le implicazioni e le conseguenze, ma scevro da giudizi di merito sui suoi personaggi. La scelta del finale – coraggiosa e anticonvenzionale – conferma la visione del regista, capace di raccontare un dramma “da dentro” senza per questo scivolare nel facile pietismo o affidarsi a scorciatoie melodrammatiche per generare il giusto coinvolgimento.

Botox poster locandina

Titolo originale: Botox
Regia: Kaveh Mazaheri
Paese/anno: Canada, Iran / 2020
Durata: 97’
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: Elaheh Farazmand, Hanieh Mofleh, Mahdokht Molaei, Mahnaz Oftadehnia, Maryam Najafi, Mohsen Kiani, Morteza Khanjani, Sara Rostam, Soroush Saeidi, Sussan Parvar
Sceneggiatura: Kaveh Mazaheri, Sepinood Najian
Fotografia: Hamed Hosseini Sangari
Montaggio: Pooyan Sholevar
Musiche: Milad Movahedi
Produttore: Kaveh Mazaheri, Soroush Saeidi
Casa di Produzione: 3bros Film, Darvash Film

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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