FRIED BARRY

FRIED BARRY
di Ryan Kruger


Esordio nel lungometraggio del regista britannico – sudafricano d’adozione – Ryan Kruger, basato su un suo omonimo corto, Fried Barry gioca sull’accumulo di situazioni grottesche e sopra le righe, ma cade presto nella ripetitività, non sorretto da una sceneggiatura che sia sufficientemente varia e dinamica. Presentato nella sezione Le stanze di Rol del Torino Film Festival 2020.

A proposito di Barry

Il tema dell’alieno che entra abusivamente nel corpo di un’ospite umano è un sempreverde della fantascienza di ogni epoca, da un classico come L’invasione degli ultracorpi al new horror viscerale de La cosa, solo per citarne due degli esempi più noti. Nessuno, tuttavia, aveva finora pensato, come ha fatto il regista esordiente Ryan Kruger, a fare dell’individuo ospitante un acceso consumatore di droghe, vizio che verrà passato al parassita con effetti ora grotteschi, ora spaventosi. Questo Fried Barry, produzione sudafricana presentata nella sezione Le stanze di Rol del Torino Film Festival, mostra appunto un tossicodipendente – il Barry del titolo – che viene prima rapito da un’astronave aliena, e successivamente inoculato con la sostanza di uno dei suoi rapitori. Tornato sulla Terra, il “nuovo” Barry vivrà le disavventure più improbabili, tra l’assunzione di droghe sintetiche, il sesso sfrenato, e il trovarsi coinvolto suo malgrado nella violenza notturna che infesta la capitale sudafricana Cape Town.

Nasce da un omonimo corto dello stesso regista, Fried Barry, e la filiazione risulta abbastanza evidente guardando il film. Pur restando nell’ambito della pura exploitation, lo spunto iniziale è infatti talmente esile da non reggere le dimensioni del lungometraggio, cadendo presto nella ripetitività. Le avventure del Barry alieno nei bassifondi di Cape Town, l’orgia di sesso, droghe e violenza in cui il protagonista precipita, riescono a intrattenere per circa mezz’ora, prima di venire a noia anche per la sostanziale assenza di “scossoni” narrativi nella sceneggiatura scritta dallo stesso regista. La dimensione allucinata (e allucinogena) del viaggio di Barry provoca un moderato uso di grandangoli e un montaggio spesso serrato, all’insegna della saturazione visiva; tuttavia, detta saturazione non viene accompagnata da una narrazione che riesca a mantenere vivo l’interesse dello spettatore, componendosi di una serie di incontri slegati più che di una storia organica.

Sarebbe stato interessante far dialogare il Barry umano, prigioniero nel suo stesso corpo, col suo invadente ospite, ma Fried Barry non ha di queste aspirazioni, puntando piuttosto sull’accumulo di situazioni paradossali e grottesche, che vedono tutte protagoniste un Barry coinvolto suo malgrado nella disavventura di turno. Tra discoteche in cui droghe sintetiche vengono regalate come caramelle, rapporti sessuali occasionali che generano parti in tempi da record, passanti colpiti da infarto miracolosamente guariti, e covi sotterranei di maniaci che tengono prigionieri bambini, il film di Ryan Kruger si muove a un ritmo sostenuto ma non per questo capace di intrattenere davvero, con quantitativi di sesso e di scene splatter anche sorprendentemente contenuti, per un film che si colloca nella categoria dell’exploitation.

Restano moderatamente divertenti, in Fried Barry, le smorfie del protagonista Gary Green, un ibrido uomo/alieno che si muove a scatti come il personaggio di un videogioco, alcuni singoli momenti del film (la parentesi del ritorno di Barry a casa, con una serie di equivoci che ricordano lo smemorato, muto ispettore Cooper della terza stagione di Twin Peaks), e un finale in cui il protagonista assume una posa quasi cristologica, come un Salvatore profano che si prepara a tornare nei cieli da cui è venuto. Decisamente troppo poco per un film di circa 100 minuti, basato su uno spunto esile che tuttavia, con una sceneggiatura più fantasiosa e meno scollata, avrebbe potuto dar vita a un lavoro davvero divertente. Così com’è, Fried Barry resta un tentativo di intrattenere con situazioni politically incorrect poco efficaci – scollate come sono le une dalle altre – un protagonista che ha il volto e il physique du rôle giusti ma che non riesce a reggere da solo il peso del film, e un senso di tedio che arriva decisamente troppo presto, specie per un’opera teoricamente pensata per il pubblico dei drive-in e delle proiezioni di mezzanotte. Peccato.

Fried Barry poster locandina

Titolo originale: Fried Barry
Regia: Ryan Kruger
Paese/anno: Sud Africa / 2020
Durata: 99’
Genere: Commedia, Fantascienza, Horror
Cast: Alex Anlos, Bianka Hartenstein, Brendan Sean Murray, Brett Williams, Chanelle de Jager, Colin Moss, Cruz Dettmer, Deon Lotz, Gary Green, Graham Clarke, Grant Swanby, Hakeem Kae-Kazim, Joe Vaz, Joey Cramer, Jonathan Pienaar, Leon Clingman, Nic Rasenti, Paul Snodgrass, Pope Jerrod, Rory Acton Burnell, Ryan Kruger, Sean Cameron Michael, Steve Wall, Tamer Burjaq, Tuks Tad Lungu
Sceneggiatura: Ryan Kruger
Fotografia: Gareth Place
Montaggio: Stephen Du Plessis
Musiche: Haezer
Produttore: James C. Williamson, Ryan Kruger
Casa di Produzione: Enigma Ace Films, The Department of Special Projects

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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