SOMETHING BETTER TO COME

SOMETHING BETTER TO COME
di Hanna Polak


Già vincitore del premio per il Miglior Documentario nell’edizione 2015, Something Better to Come approda al Trieste Film Festival 2021 nella sezione Wild Roses: registe in Europa: un’ottima occasione per vedere o rivedere il documentario di Hanna Polak, racconto dal vivo di un arco di vita, storia di riscatto ed emancipazione capace di mantenere alla sua base un rigoroso naturalismo.

Tra i rifiuti, la vita

Un enorme oceano di spazzatura, che si estende a vista d’occhio, sormontato dal volo incessante dei gabbiani. In mezzo, come minuscole isole, baracche di fortuna costruite alla bell’e meglio, sede di un pezzo di umanità reietta e dimenticata. Umanità che cerca di sopravvivere nel luogo più degradato che si possa immaginare, raccogliendo avanzi di cibo e rifiuti utili, finendo a volte schiacciata dai mezzi di scarico dell’immondizia, ridotta a rifiuto ed elemento da smaltire essa stessa. Il luogo è la discarica Svalka, sita a meno di venti chilometri da Mosca; è la più grande discarica d’Europa e, incredibile a dirsi, ci sono esseri umani che la abitano. Tra questi, Jula, 10 anni all’inizio della narrazione di questo Something Better to Come, documentario crudo e sentito della regista Hanna Polak; Jula vive lì in mezzo con la madre alcolizzata, ha imparato presto a fumare, a bere e a sopravvivere nelle condizioni più estreme. Ma il suo sogno è quello di uscire fuori, di raggiungere quello skyline cittadino, perfettamente visibile dal territorio della discarica, che sembra tanto vicino, eppure si riduce a un miraggio per gli abitanti della Svalka.

Datato 2014, e tuttora ultimo lavoro per Hanna Polak (ma un nuovo film, come da lei stessa annunciato, è in produzione) Something Better to Come è tornato quest’anno al Trieste Film Festival, all’interno della sezione Wild Roses: registe in Europa – Focus Polonia. Si tratta di un ritorno, appunto, perché il film della regista di Katowice aveva già fatto parte della selezione del festival triestino nel 2015, uscendone anche vincitore del premio per il miglior documentario; solo una delle tante fasi, quest’ultima, di un percorso costellato di importanti riconoscimenti, che l’hanno visto ottenere anche (tra gli altri) il premio speciale della giuria all’IDFA di Amsterdam, la più grande manifestazione internazionale dedicata ai documentari. E guardando il film della Polak, in effetti, non si fa fatica a capire i motivi di tanto interesse (stupendosi semmai del disinteresse mostrato da altre realtà, prima tra tutte l’Academy): Something Better to Come è un’opera complessa, impegnata e impegnativa, girata nell’arco di ben 14 anni che hanno seguito passo passo la crescita della protagonista Jula.

Sembra, raccontato così, una sorta di Boyhood in versione documentaristica, il coming of age di un personaggio raccontato “dal vivo” in un contesto insolito come quello della discarica; ma laddove il film di Richard Linklater ricercava la verità (ivi compresa quella dello scorrere del tempo) nella convenzione e finzione delle immagini cinematografiche, quello della Polak cerca piuttosto la poesia in un contesto di estremo, quasi spietato realismo. È obiettivo ma al contempo empatico, l’approccio della regista verso i suoi personaggi (non solo Jula), sempre attento a mettere in relazione la vita della ragazza con quelle di chi la circonda, in primis una madre che si è arresa da tempo alla realtà di una vita prima impensabile, ma non ostacola il progetto di sua figlia di evaderne. Evita quasi sempre i giudizi, il film di Hanna Polak, ritraendo a tratti questi personaggi da lontano – in campo lungo sullo sfondo del loro impensabile habitat, a inseguire i camion di scarico e a raccogliere qualsiasi oggetto utile per la sopravvivenza; a tratti avvicinandosi e scrutandoli con sguardo partecipe nei dialoghi, facendo ampio uso di primi piani e fondendo felicemente l’approccio del documentario contemplativo con le caratteristiche di quello narrativo.

Il risultato sono circa due ore – a racchiudere 14 anni di vita – di rigoroso naturalismo alternato a sprazzi lirici, di speranza ostinata in un contesto dominato dalla resa e restituito in tutta l’amarezza che lo caratterizza, di slanci di solidarietà e condivisione contrapposti a manifestazioni di meschino egoismo (la visita a casa del nonno di Jula è, a questo proposito, un vero e proprio pugno allo stomaco). Sullo sfondo, c’è la storia, quella che ha dimenticato persone come Jula, condannandole all’invisibilità in primis politica: all’inizio di Something Better to Come, nel 2000, una radio rivela la salita al Cremlino di Vladimir Putin, mentre nel 2014, verso la fine del film, sentiamo quest’ultimo annunciare il suo impegno per ridurre la povertà e le disuguaglianze. L’arco di tempo seguito dal film, che ha dato conto della crescita e della presa di coscienza di un singolo personaggio, sembra al contrario immobilizzato dal lato del potere, che si replica perennemente seguendo i suoi rituali e le sue liturgie. Lo sguardo sulle istituzioni è tutt’altro che conciliante, ma sempre ben al di qua dell’approccio da pamphlet: la prospettiva è perlopiù ristretta, quasi intima, a mostrare una storia personale di coraggio, riscatto e volontà di emancipazione. La componente emotiva, quando richiamata, scaturisce in modo limpido dagli eventi, più che dalle sovrastrutture usate per metterli in campo (la stessa colonna sonora è usata con molta moderazione). Il risultato è assolutamente prezioso, un’opera di raro equilibrio capace di coniugare al meglio rigore e attenzione allo spettatore, lirismo e lucidità di sguardo.

Something Better to Come poster

Titolo originale: Something Better to Come
Regia: Hanna Polak
Paese/anno: Danimarca, Giappone, Paesi Bassi, Polonia, Stati Uniti / 2014
Durata: 98’
Genere: Documentario
Cast: Hanna Polak, Yula
Sceneggiatura: Hanna Polak
Fotografia: Hanna Polak
Montaggio: Hanna Polak, Marcin Kot Bastkowski
Musiche: Keaton Henson
Produttore: Anne Dillon, Ewa Laxa, Hanna Polak, Izabela Lopuch, Monika Jankowiak, Piotr Uzarowicz
Casa di Produzione: Active Child Aid Foundation, Danish Documentary Production, Hanna Polak Films, HBO Europe, Human Broadcasting The Netherlands, NHK

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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