BLUE JASMINE

BLUE JASMINE

In Blue Jasmine, Woody Allen delinea, con la donna borghese spiantata interpretata da Cate Blanchett, un personaggio femminile che è compendio di un quarantennio di carriera, descrivendo con straordinaria precisione meschinità e idiosincrasie della upper class newyorchese.

She wore Blue Jasmine

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La carriera recente di Woody Allen ha mostrato un carattere altalenante nella qualità, passando da opere che recavano in sé lo smalto dei tempi migliori (Basta che funzioni, Midnight in Paris) ad altre a dir poco discutibili, quando non superflue (Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, l’ultimo To Rome with Love). Il quasi ottantenne regista, deciso per ragioni “terapeutiche” (secondo quanto da lui stesso dichiarato) a dirigere un film all’anno, sembra aver voluto sacrificare la continuità nella qualità in favore della prolificità: una scelta che comunque, laddove riesce a produrre (anche) risultati come quello di questo Blue Jasmine, è più che benvenuta. Il film con protagonista Cate Blanchett, infatti, è indubbiamente tra i migliori della carriera recente di Allen, un’opera capace di gettare uno sguardo acido sull’ambiente dell’alta borghesia newyorchese – quell’ambiente da sempre conosciuto e frequentato dal regista – e di proporre nel contempo un ritratto femminile che si candida a entrare di diritto tra quelli più riusciti e penetranti del regista.

Dalle stelle… a San Francisco

Blue Jasmine, Sally Hawkins e Andrew Dice Clay nel film di Woody Allen
Blue Jasmine, Sally Hawkins e Andrew Dice Clay nel film di Woody Allen

Il plot di Blue Jasmine ha per protagonista il personaggio del titolo, donna ricca ed elegante che si trova costretta ad andare a vivere con la sorella dopo il disastro del suo matrimonio; suo marito Hal, infatti, uomo d’affari rivelatosi per il truffatore che era, si è suicidato dopo il suo arresto, lasciando la donna sola, al verde e priva di contatti con suo figlio. In uno stato di sostanziale indigenza e di estrema fragilità emotiva, Jasmine si fa ospitare a San Francisco dalla sorella Ginger, in procinto di iniziare a convivere col suo compagno Chili. Quest’ultimo incontra subito il giudizio negativo di Jasmine, che lo considera un perdente e un individuo di poco conto; un giudizio che si accompagna a quello più generale della donna sul suo nuovo ambiente di vita, così distante dello stile di vita della upper class di New York in cui era abituata a vivere. Jasmine, tra una nuova occupazione mal digerita (segretaria in uno studio odontoiatrico) e il velleitario progetto di diventare arredatrice, conosce il diplomatico Dwight, con cui sembra scattare una scintilla; ma la donna inizia a mentirgli, incapace lei stessa di accettare il suo attuale status.

Jasmine tra due mondi

Blue Jasmine, una scena con Cate Blanchett, Alec Baldwin e Andrew Dice Clay
Blue Jasmine, una scena con Cate Blanchett, Alec Baldwin e Andrew Dice Clay

La figura femminile interpretata da Cate Blanchett in Blue Jasmine rappresenta un po’, per Woody Allen, un compendio dei personaggi femminili (e non) da lui scritti in un quarantennio di carriera. Una donna preda delle sue nevrosi, fragile a dispetto di come si propone di apparire, ma soprattutto vittima (non) incolpevole di un ambiente come quello dell’alta borghesia: un ambiente capace di fagocitare gli individui privandoli di stimoli, cooptandone le ambizioni e riducendoli a semplici sopravvissuti. Jasmine, cieca di fronte alle meschinità (evidenti) dell’uomo che aveva sposato, si è ridotta a un guscio vuoto di sostanza umana, piacevolmente insensibile. Una vittima diventata carnefice, comodamente adagiatasi sui rituali, e le false certezze, di un mondo che le è poi crollato improvvisamente sotto i piedi. Allen, partendo dalla figura di Jasmine e descrivendone l’impatto col nuovo mondo, delinea un’opposizione tra upper class e proletariato che è solo apparentemente schematica: in realtà, bastano alla sceneggiatura poche battute per delineare due mondi, tanto precisi nella descrizione quanto apparentemente inconciliabili.

Vittime e/o carnefici

Blue Jasmine, Sally Hawkins e Louis C.K. in una scena
Blue Jasmine, Sally Hawkins e Louis C.K. in una scena

Il film di Allen si giova di una struttura narrativa intelligente, basata su un’alternanza di piani temporali capaci di svelare lentamente i diversi lati del carattere di Jasmine. Il suo background ci viene dischiuso davanti agli occhi in modo graduale, stimolando la necessaria empatia e facendoci prendere contatto con le radici delle sue nevrosi; un ritratto che trova il suo compimento solo nei minuti finali, in cui lo sguardo del regista emerge fino in fondo in tutto il suo carattere disilluso e pungente. Woody Allen descrive di nuovo, qui, un mondo che conosce in quanto è (anche) il suo mondo: in questo senso, nello sguardo del regista non manca l’empatia, e un certo grado di bonarietà persino nei ritratti (comunque privi di sconti) dei personaggi più negativi. Un esempio è quello del truffatore suicida Hal, colpevole eppure ingenuo, in qualche modo anch’egli vittima di un ingranaggio che non gli ha messo a disposizione gli strumenti per pensarsi – e realizzarsi – diversamente.

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Uno sguardo partecipe

Blue Jasmine, Cate Blanchett e Sally Hawkins (sullo sfondo) in una scena del film
Blue Jasmine, Cate Blanchett e Sally Hawkins (sullo sfondo) in una scena del film

È un’assenza di manicheismo, quella mostrata da Allen in Blue Jasmine, che parte della stessa protagonista, donna infettata da un ambiente sociale tossico e condannata all’oblio dei sentimenti, per proseguire con sua sorella Ginger (una efficace Sally Hawkins) e col suo compagno Chili: neanche i due, a dispetto della loro diversa collocazione sociale, si rivelano immuni dalla fascinazione per quel mondo luccicante e vacuo che per troppo tempo ha imprigionato Jasmine. Un ritratto d’insieme, quello del regista, che si completa coi personaggi di contorno (citeremmo il Dwight col volto di Peter Saarsgard e il già menzionato Chili, interpretato da Bobby Cannavale), sostanziando un’operazione che ci restituisce un Allen (per fortuna) in piena forma. Un regista che, come ai tempi migliori, cela dietro alla leggerezza un fondo amaro e cinico, riappropriandosi del racconto – e del piacere di narrare per immagini – con un soggetto chiaramente molto nelle sue corde. E pazienza se, nei prossimi anni, dovremo abituarci a continuare a vedere, da parte di Woody, opere di qualità discontinua: se i picchi qualitativi resteranno quelli di questo film, il prezzo da pagare sarà in fondo accettabile.

Blue Jasmine, la locandina italiana del film di Woody Allen

Scheda

Titolo originale: Blue Jasmine
Regia: Woody Allen
Paese/anno: Stati Uniti / 2013
Durata: 98’
Genere: Drammatico
Cast: Alden Ehrenreich, Alec Baldwin, Bobby Cannavale, Cate Blanchett, Glenn Fleshler, Louis C.K., Max Casella, Michael Stuhlbarg, Peter Sarsgaard, Sally Hawkins, Tammy Blanchard, Andrew Dice Clay, Charlie Tahan, Cloud Mykals, Gretta Sosine, Jaden Alexander, Jessiqa Pace, John Harrington Bland, Kim Kopf, London Freeman, Mahal Montoya, Steven Wiig, Tatiana Maricely, Tom Kemp, Vanessa Ross
Sceneggiatura: Woody Allen
Fotografia: Javier Aguirresarobe
Montaggio: Alisa Lepselter
Produttore: Helen Robin, Stephen Tenenbaum, Letty Aronson, Edward Walson
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 05/12/2013

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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