OCULUS – IL RIFLESSO DEL MALE

OCULUS – IL RIFLESSO DEL MALE

Ampliando un suo precedente cortometraggio, Mike Flanagan offre con Oculus - Il riflesso del male un elegante saggio delle sue capacità, sfruttando in modo efficace la dialettica tra passato e presente, e offrendo uno sguardo sull’infanzia che l’avvicina (idealmente) alla migliore narrativa di Stephen King.

Il passato riflesso

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Tra tutti gli oggetti utilizzati, classicamente, dal cinema horror per generare paura, quello dello specchio riveste da sempre una particolare importanza. Presente in modo “laterale” in molte pellicole di genere (viene da pensare a Profondo rosso e a Shining) ma anche al centro di lavori come Candyman – Terrore dietro lo specchio e il coreano Into the Mirror (senza dimenticare l’inquietante Lo specchio, episodio della serie Storie incredibili sceneggiato da Steven Spielberg e diretto da Martin Scorsese), lo specchio è da sempre fonte di fascino e paura, proprio per la sua doppia natura di strumento atto a svelare il sé, e porta ipotetica verso un mondo altro, letteralmente rovesciato. Proprio su questo dualismo si basa l’idea di Oculus – Il riflesso del male, lungometraggio che il regista Mike Flanagan ha diretto come estensione di un suo corto del 2006, intitolato Oculus: Chapter 3 – The Man with the Plan. Il corto, vincitore di vari premi in festival specializzati, si basava su un’idea semplice ed essenziale: un uomo, da solo in una stanza bianca in compagnia di un antico specchio, che tentava di dimostrare che era stato proprio l’oggetto, anni prima, a spingere suo padre a compiere un terribile delitto. Un’idea che lo stesso Flanagan, otto anni dopo, ha ampliato e sviluppato, aggiungendovi un nuovo personaggio e una diversa cornice.

Specchio delle mie trame

Oculus - Il riflesso del male: lo specchio maledetto venduto all'asta
Oculus – Il riflesso del male: lo specchio maledetto venduto all’asta in una scena del film di Mike Flanagan

La trama di questo Oculus – Il riflesso del male è incentrata sul personaggio di Tim Russell, giovane che fu ritenuto responsabile, dieci anni prima, del brutale omicidio dei suoi genitori. Uscito dopo tanto tempo dall’ospedale psichiatrico in cui era rinchiuso, il giovane ritrova sua sorella Kaylie, ora come allora convinta della sua innocenza. La ragazza, infatti, pensa che il reale responsabile della morte dei suoi genitori sia un antico specchio, che era stato acquistato dalla famiglia poco tempo prima; a sostegno della sua tesi, Kaylie ha raccolto una lunga lista di informazioni sui precedenti proprietari dell’oggetto, tutti morti di morte violenta. La giovane riesce così a ritrovare lo specchio in un’asta e a tornarne in possesso, determinata a dimostrare l’innocenza di suo fratello, oltre che a neutralizzare il potere malefico del manufatto. Kaylie decide di tornare nella casa di famiglia dove si consumò il delitto, disponendo lo specchio nella stanza principale e circondandolo di videocamere; Tim, nonostante la sua convinzione di essere stato davvero il colpevole della morte dei genitori, e la sua voglia di chiudere i conti col passato, accetta di prendere parte all’esperimento, impreparato a ciò che accadrà.

La fonte del male

Oculus - Il riflesso del male: Karen Gillan sfida la maledizione dello specchio
Oculus – Il riflesso del male: Karen Gillan sfida la maledizione dello specchio nel film di Mike Flanagan

Mike Flanagan, regista già fattosi notare nel circuito dell’horror indipendente (tra le sue regie il precedente, apprezzato Absentia) utilizza per la storia un taglio di regia classico, che un po’ paradossalmente gioca a sottrarre anziché a mostrare. Un paradosso in termini, questo, vista la natura essenzialmente visiva dell’oggetto al centro della trama; eppure, Oculus – Il riflesso del male è un film estremamente parsimonioso in ciò che mostra, che sceglie piuttosto di suggerire e di giocare sulle ellissi narrative. Lo specchio stesso, per gran parte della durata del film, resta al centro della stanza che è la sua location principale, più presenza minacciosa che reale generatore di visioni; non è sulla sua superficie che si gioca la sua malìa e la sua opera di distorsione della realtà, ma piuttosto nel regno dell’allucinazione, del condizionamento psichico, di una percezione che viene gradualmente deviata, mescolando in modo sempre più inestricabile realtà e visioni. La regia centellina sapientemente questo processo, facendo un uso parco dell’effetto-shock e limitando il più possibile i momenti – più esplicitamente “di genere” – di palese stravolgimento della realtà: il tutto con lo scopo di aumentare il potenziale orrorifico dell’oggetto, la sua carica di minaccia e il suo fascino archetipico. Una sorta di generatore di malvagità, tanto riflessa sulla sua superficie quanto proiettata all’esterno.

Un puzzle da ricostruire

Oculus - Il riflesso del male: Brendon Thwaites e Karen Gillan in una tesa sequenza
Oculus – Il riflesso del male: Brendon Thwaites e Karen Gillan in una tesa sequenza del film

Come si accennava, la sceneggiatura sceglie di fare un largo uso di ellissi narrative, sfruttando con efficacia la sua struttura divisa tra passato e presente: le immagini che mostrano la tragedia consumatasi nell’infanzia dei due protagonisti sono sapientemente alternate a quelle del presente, tutto concentrato sull’esperimento che la giovane Kaylie (ben interpretata da Karen Gillan) porta avanti con cura quasi maniacale. Il montaggio sceglie di giocare sul meccanismo del parallelismo e dell’assonanza, rivelando gradualmente le analogie tra passato e presente, e colmando in corso d’opera i vuoti dell’uno e dell’altro piano temporale; i personaggi rivedono e ritrovano se stessi da bambini, ricostruendo insieme allo spettatore la loro storia. Tutta la prima frazione del film è incentrata sulla dialettica tra il razionalismo di Tim (interpretato dall’attore Brenton Thwaites), che è disposto a prendersi tutta la responsabilità della tragedia avvenuta dieci anni prima – negando ogni ipotesi di coinvolgimento del sovrannaturale – e la caparbietà di Kaylie, sicura del ruolo giocato dallo specchio e fermamente decisa a svelarne il potere malefico. Proprio la gestione sui tempi lunghi di questo contrasto, in realtà, rappresenta l’unico limite evidente della sceneggiatura di Oculus – Il riflesso del male: col progredire della trama, infatti, il personaggio di Tim fa un’evoluzione troppo brusca, finendo per convincersi anzitempo (e senza obiezioni) della giustezza delle tesi della sorella. La sceneggiatura, quando si trova a gestire una progressione sempre più rapida e incalzante degli eventi, perde un po’ di vista le psicologie, che con tanta efficacia aveva delineato nelle sue fasi iniziali.

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Un padre spirituale

Oculus - Il riflesso del male: Garrett Ryan e Annalise Basso in una drammatica sequenza
Oculus – Il riflesso del male: Garrett Ryan e Annalise Basso in una drammatica sequenza del film

Resta comunque apprezzabile, nel film di Mike Flanagan, la scelta di svelare in itinere gli eventi che furono premessa alla storia, in particolare quelli che portarono alla reclusione del giovane protagonista; una scelta che permette allo spettatore di ricostruire il puzzle insieme ai personaggi, fornendo solo alla fine un quadro completo della vicenda. Non proprio un meccanismo nuovo, questo – per il cinema horror e non solo – portato tuttavia avanti qui con buona sapienza narrativa, e con un’efficace gestione degli incastri di trama. Colpisce in particolare quella dialettica tra il presente e il passato, e quell’attenzione precipua al mondo dell’infanzia, che paiono legare il cinema di Flanagan alla narrativa di un autore come Stephen King: qui, come nelle migliori storie di King, il bambino riesce a vedere la minaccia prima dell’adulto, proprio laddove questa, indisturbata perché invisibile a un occhio ormai distratto, attenta alla sua stessa vita. Ed è proprio lo stesso bambino, diventato adulto, che viene chiamato anni dopo a chiudere i conti con ciò che lo terrorizzò, come premessa per poter vivere pienamente la sua vita: il parallelo con un romanzo come It, vera e propria bibbia per i lettori di King, è del tutto evidente. Una storia (che probabilmente lo stesso Flanagan conosce bene) che condivide col film anche lo sguardo privilegiato sul personaggio-bambino, figura viva che necessita di essere richiamata (insieme alla sua purezza di sguardo) per affrontare ad armi pari l’orrore.

Al netto dei suoi difetti, e di una costruzione narrativa che non è riuscita a portare avanti fino in fondo le sue premesse, Oculus – Il riflesso del male resta sicuramente un prodotto apprezzabile, superiore sia visivamente che narrativamente alla media degli horror – almeno quelli mainstream – usciti nel corso degli ultimi anni. Una sorta di saggio delle capacità di un regista come Mike Flanagan, ancora abbastanza giovane (il suo anno di nascita è il 1978) ma già con una solida – ancorché piuttosto oscura – carriera alle spalle. La sua concezione della paura, così classica e “pura”, ma sorretta da una riflessione teorica e da uno studio attento sulle psicologie, potrà senz’altro risultare foriera di interessanti sviluppi nell’immediato futuro.

Oculus - Il riflesso del male: la locandina italiana

Scheda

Titolo originale: Oculus
Regia: Mike Flanagan
Paese/anno: Stati Uniti / 2013
Durata: 105’
Genere: Horror
Cast: Courtney Bell, Justin Gordon, Karen Gillan, Miguel Sandoval, Rory Cochrane, Alexandra Beer, Allison Boyd, Amanda Spears, Annalise Basso, Ashley Bonds, Bennett Wayne Dean Sr., Bob Gebert, Brenton Thwaites, Brett Luciana Murray, Doris Dean, Elisa Victoria, Garrett Ryan, James Lafferty, Kate Siegel, Katee Sackhoff, Katie Parker, Scott Graham, Scott Mitchell
Sceneggiatura: Mike Flanagan
Fotografia: Michael Fimognari
Montaggio: Mike Flanagan
Musiche: The Newton Brothers
Produttore: Marc D. Evans, Morgan Peter Brown, Justin Gordon, Jason Poh, Joe Wicker, Trevor Macy
Casa di Produzione: Blumhouse Productions, Intrepid Pictures, MICA Entertainment, WWE Studios, Lasser Productions
Distribuzione: M2 Pictures

Data di uscita: 10/04/2014

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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