SINISTER 2

SINISTER 2

Cimentandosi in Sinister 2 nel sequel di uno dei più interessanti horror degli ultimi anni, Ciaran Foy non riesce a trovare la giusta chiave di volta per un orrore che deve farsi forzatamente più esplicito; il risultato è un film di grana grossa, all'insegna di brividi estemporanei e poco contestualizzati.

Sbiaditi filmati maledetti

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Courtney, madre in fuga da un marito violento, si trasferisce coi suoi due figli in una casa in cui, anni prima, avvenne un orribile delitto. Appena giunto nella dimora, il piccolo Dylan inizia a soffrire di incubi e visioni notturne: in queste, un gruppo di bambini fantasma lo spinge alla visione di alcuni filmini in Super 8, in cui altrettante famiglie vengono brutalmente assassinate. Le visioni sembrano minare l’equilibrio psicologico del ragazzino, e i suoi rapporti col fratello Zach, mentre un investigatore privato pagato dal padre si aggira intorno alla casa. Intanto, l’ex vicesceriffo di King County, che seguì il caso del massacro della famiglia di Ellison Oswalt, continua a indagare sui delitti legati all’entità demoniaca di nome Bughuul; l’indagine dell’uomo lo porta a contatto con Courtney e i suoi due figli, che intuisce essere in pericolo.

Il primo Sinister, uscito nel 2012, si è segnalato a sorpresa come uno dei più riusciti e interessanti horror degli ultimi anni. Nonostante una messa in scena, in fondo, abbastanza convenzionale (legata a un’estetica della paura tutta contemporanea, finalizzata a massimizzare gli effetti della singola scena di spavento) il film di Scott Derrickson poteva vantare una sceneggiatura pressoché perfetta, in cui il climax orrorifico si mescolava bene a un’indagine “metafisica” ma dal taglio classico; ma soprattutto, il film di Derrickson sviluppava un’interessante riflessione sulla fascinazione/repulsione per l’immagine violenta, sul suo potere mesmerico e sulla sua capacità di sconfinare fuori dallo schermo.

Ora, la factory di Jason Blum, da una sceneggiatura dello stesso Derrickson, fa uscire con Sinister 2 un sequel che rappresenta la diretta prosecuzione della vicenda originale: cambia il nome in regia (ora in carico all’irlandese Ciaran Foy, già autore dell’horror Citadel), e non torna un nome “forte” nel cast come quello di Ethan Hawke. Tornano, invece, i temi portanti che già furono alla base dell’originale, uniti a una maggiore esplicitazione del potere malvagio, sulla psiche di chi guarda, degli homemade movies che ritraggono le vittime del demone: giocando ormai “a carte scoperte”, impossibilitato a replicare il graduale dipanarsi del mistero che caratterizzava il primo film, Foy tenta di approfondire le dinamiche di suggestione/condizionamento della visione dei Super 8, abbozzando anche, nel finale, un tentativo di riflessione metacinematografica sull’ossessione dell’autore.

Scomparsa la freschezza creativa del film originale, Sinister 2 vive di singole sequenze-shock, di singulti orrorifici in sé abbastanza risaputi, che puntano a soddisfare l’appassionato meno esigente. È comunque apprezzabile, malgrado l’esito non sia del tutto riuscito, il tentativo di approfondire una figura come quella del demone Bughuul, nonché di indagare nel dettaglio le dinamiche della sua azione sulla psiche dei due ragazzini (come da tradizione del genere, naturali recettori delle suggestioni sovrannaturali). Interessante, anche se non nuova, si rivela anche la giustapposizione tra la minaccia ultraterrena e quella fin troppo concreta che si annida in un’istituzione come la famiglia, incarnata da un individuo gretto e violento. È da ricordare inoltre il già citato (e ironico) tentativo di fare del metacinema, con l’ossessione della realizzazione a tutti i costi dell’opera, ad accomunare autori umani e non.

La grana dell’intera operazione è, comunque, decisamente più grossa rispetto a quella del film originale, e gli stessi temi che furono alla sua base ne risultano depotenziati e banalizzati. La sceneggiatura, esaurito l’elemento-novità del primo film, non riesce a trovare la chiave per rinnovare l’interesse per la vicenda, caratterizzandosi nel segno della prevedibilità; gli stessi, timidi tentativi di inserire elementi di novità (le trasmissioni radiofoniche, l’elemento musicale che si somma a quello visivo) si risolvono in un nulla di fatto.

Tutto giocato nel segno di un orrore più esplicito, privo della sottigliezza e dell’inquietudine che informavano di sé l’originale, Sinister 2 annoia quindi per gran parte della sua durata. Il carattere deficitario della scrittura si evidenzia anche in dialoghi improbabili, nella banalizzazione di un personaggio come quello del vicesceriffo interpretato da James Ransone, in una love story tra i due protagonisti che appare superficiale e pretestuosa. La regia di Ciaran Foy, decisamente più convenzionale e anonima di quella di Derrickson, inanella singole e prevedibili sequenze di spavento, senza riuscire mai a suscitare (e invero nemmeno a evocare) qualcosa che si avvicini a un reale senso di paura.

Scheda

Titolo originale: Sinister 2
Regia: Ciaran Foy
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2015
Durata: 97’
Genere: Horror
Cast: Dartanian Sloan, James Ransone, John Beasley, Lea Coco, Lucas Jade Zumann, Nick King, Robert Daniel Sloan, Shannyn Sossamon, Tate Ellington
Sceneggiatura: Scott Derrickson, C. Robert Cargill
Fotografia: Amy Vincent
Montaggio: Ken Blackhell
Musiche: tomandandy
Produttore: Scott Derrickson, Jason Blum, Brian Kavanaugh-Jones
Casa di Produzione: Blumhouse Productions, Automatik Entertainment, Possessed Pictures, IM Global, Gramercy Pictures
Distribuzione: Koch Media, Midnight Factory

Data di uscita: 03/09/2015

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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