INSIDE OUT

INSIDE OUT

Arrivato dopo un periodo artisticamente incerto per la Pixar, Inside Out si rivela una delle migliori opere dello studio di John Lasseter: tecnicamente perfetto, dall'altissimo potenziale emozionale, il film di Pete Docter riesce a convincere e commuovere - senza ricorrere a scappatoie - larghe fasce di pubblico.

Le emozioni oggettivate

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La piccola Riley è cresciuta in una famiglia giovane, felice, amorevole. Vivace e curiosa, protetta ma anche stimolata dall’affetto dei suoi genitori, la bambina è stata finora guidata dalle emozioni che convivono, armonicamente, nella sua mente: Gioia, Rabbia, Disgusto, Tristezza e Paura. Ma i cambiamenti sono dietro l’angolo, e per l’undicenne Riley saranno particolarmente traumatici: la sua famiglia, a causa del nuovo lavoro di suo padre, è costretta infatti a trasferirsi dalla cittadina del Midwest in cui abitava, alla grande metropoli di San Francisco. Per la ragazzina il trasloco è un trauma: il mondo che conosceva non c’è più, la nuova casa le sembra un ambiente alieno, a scuola non riesce a integrarsi. Tra le emozioni di Riley, finora così in equilibrio, Rabbia sta prendendo il sopravvento, spingendo la ragazzina a una decisione drastica: scappare di casa e tornare, da sola, nella sua città natale. Nel frattempo, un incidente nel “quartier cerebrale” della mente di Riley provoca l’allontanamento di Gioia e Tristezza: lo squilibrio emozionale è così completo. Riuscirà Riley a recuperare le due emozioni ora mute, incapaci di guidarla, e a tornare così dalla sua famiglia?

Un compendio della “poetica” Pixar

Inside Out recensione

Dopo i nuovi, recenti episodi dei suoi fortunati franchise (Toy Story 3, Cars 2, Monsters University) e un prodotto dalla genesi tormentata (e solo parzialmente riuscito) come Ribelle – The Brave, la Pixar torna con Inside Out a un progetto totalmente originale. Presentato fuori concorso nell’ultimo Festival di Cannes (perché negargli la vetrina della competizione?) il film di Pete Docter arriva in Italia forte dell’ottima accoglienza ricevuta sulla Croisette, e di giudizi che hanno raccontato, per lo studio fondato da Steve Jobs, di una rinnovata freschezza creativa. Inside Out, in effetti, riassume un po’ tutte le caratteristiche che hanno fatto la fortuna della Pixar, traducendole in un soggetto che colpisce per vitalità, forza immaginifica, semplicità dell’idea e capacità di stratificazione: buoni sentimenti (che non si traducono in semplicismo), descrizione acuta della crescita e delle sue problematiche, attenzione alle psicologie e alla verosimiglianza dei caratteri, celebrazione del nucleo familiare come centro motore della società. Una linea che pare distanziarsi sempre più da quella seguita dagli studi concorrenti (principalmente Dreamworks e Blue Sky), disinteressandosi di inserire ammiccamenti, strizzatine d’occhio a genitori annoiati, gags e citazioni forzate di blockbuster recenti: l’unico rimando, qui, è nientemeno che a Chinatown di Roman Polanski, e già il carattere “colto” di una simile citazione dà tutta la misura della raffinatezza dell’operazione. Inside Out è un film che vuole parlare (più che mai) a un pubblico trasversale, ma che vuole farlo senza cercare scorciatoie: il film di Docter si affida piuttosto alla forza della sua narrazione, nonché a immagini capaci di generare, grazie a una tecnica sempre al servizio dell’emozione, un’inesausta meraviglia.

La vita delle emozioni

Inside Out recensione

La freschezza dell’idea, e la particolare felicità della vena creativa di Pete Docter (e dei co-sceneggiatori Meg LeFauve e Josh Cooley) traspaiono tutte dalla visione del film. L’aver voluto dare un carattere antropomorfo alle emozioni primarie, con l’idea di porle in una fantasiosa cabina di comando “cerebrale”, rappresenta una scelta insieme semplice e geniale: le caratteristiche dei cinque personaggi, il loro accurato design, nonché la scelta dei colori, rendono facile la loro “lettura” per un pubblico più giovane; senza nulla togliere, tuttavia, alla loro profondità e al loro potenziale simbolico. Per i più piccoli, sarà facile affezionarsi a queste emozioni oggettivate, dalle caratteristiche, anche fisiche, che facilitano l’empatia: il resto del pubblico, nondimeno, riuscirà a cogliere le sfumature di una storia che descrive, con divertimento e acume, le contrastanti pulsioni della mente umana, in una rappresentazione insieme fantasiosa e potente. Unitamente a questo, e a una tecnica che resta ai massimi livelli, Inside Out è anche (e soprattutto) un film che emoziona e commuove: e lo fa rappresentando senza mediazioni la vita, la gioia e il dolore della crescita di una ragazzina, gli affetti e le perdite, le vittorie e le sconfitte. Una rappresentazione straordinariamente forte, da cui non si può non restare coinvolti, a tratti travolti: la morale, che parla della necessità della compresenza di tutte le emozioni, potrà forse apparire scontata, e sulla carta sicuramente lo è. Ma è l’averla esplicitata al termine di una storia così coinvolgente, intrisa di meraviglia, sense of wonder e credibilità, a fare per il film di Docter la differenza: ci si commuove, senza la sensazione di essere stati ricattati.

Un film trasversale, e a più livelli

Inside Out rappresenta probabilmente (insieme al già citato Toy Story 3) il più alto conseguimento raggiunto dalla Pixar negli ultimi anni; e forse, in assoluto, uno dei suoi migliori prodotti. Si può forse sottolineare soltanto che la fascia di età più bassa – che pure il film punta, fortemente, a coinvolgere – non potrà probabilmente coglierne tutte le sfumature, le implicazioni psicologiche, i simbolismi disseminati, con sapienza e gusto, all’interno della sua storia. I più piccoli si divertiranno, cogliendo (com’è ovvio) solo il livello superficiale della storia di Riley e delle cinque componenti della sua personalità. Eventuali, ed auspicabili, visioni successive, ne potranno svelare gli altri livelli: segno ulteriore della trasversalità, e della capacità di rivolgersi a un pubblico più vasto possibile, di un’opera da non perdere.

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Scheda

Titolo originale: Inside Out
Regia: Pete Docter
Paese/anno: Stati Uniti / 2015
Durata: 94’
Genere: Animazione
Cast: Diane Lane, Bill Hader, Richard Kind, Amy Poehler, Carlos Alazraqui, Jess Harnell, Kyle MacLachlan, Laraine Newman, Lewis Black, Lori Alan, Mindy Kaling, Phyllis Smith, Bob Bergen, Danny Mann, Jan Rabson, John Cygan, Kaitlyn Dias, Mickie McGowan, Paris Van Dyke, Paula Poundstone, Sherry Lynn, Teresa Ganzel
Sceneggiatura: Josh Cooley, Pete Docter, Meg LeFauve
Montaggio: Kevin Nolting
Musiche: Michael Giacchino
Produttore: Jonas Rivera
Casa di Produzione: Pixar Animation Studios
Distribuzione: Walt Disney Pictures

Data di uscita: 16/09/2015

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Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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