IL FASCINO DELL’IMPOSSIBILE

IL FASCINO DELL’IMPOSSIBILE

Cineasta rigoroso, che da sempre persegue un'idea di cinema radicalmente lontana dal mainstream, Silvano Agosti dirige con Il fascino dell'impossibile un ammaliante documentario, in cui l'utopia rappresentata si sovrappone e si fonde col suo personale approccio alla Settima Arte.

Utopie concrete

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A Troina, paesino abbarbicato su una collina in provincia di Enna, opera da 60 anni una realtà unica in Sicilia: un centro specializzato nel trattamento e nella cura del ritardo mentale, aperto alle famiglie e riconosciuto dal Servizio Sanitario Nazionale. Il suo fondatore, il prete Luigi Orazio Ferlauto, fondò L’Oasi nell’immediato dopoguerra, spinto dall’assenza di strutture simili nel territorio siciliano, nonché dall’ignoranza che spingeva a considerare la presenza di un disabile in famiglia come un “castigo divino”. Col lavoro di volontari e personale specializzato, il centro è enormemente cresciuto nel corso di un sessantennio, divenendo luogo di speranza e inclusione, forte dell’inesauribile entusiasmo del suo fondatore: questi, ormai ultranovantenne, continua a progettare un suo ampliamento, arrivando a immaginare una vera e propria “città aperta” che ne sia protesi, luogo in cui disabili e abili convivano e si sostengano a vicenda. Il regista Silvano Agosti, casuale testimone delle attività dell’Oasi, ha deciso di raccontarle in un documentario, frutto della sua presenza nella struttura nell’arco di due anni.

L’incontro tra due personalità come quelle di Agosti e Ferlauto non poteva che produrre risultati fecondi. Emerge un’analogia, in effetti, tra l’approccio intransigente al cinema, umanista e utopico (nel senso migliore del termine) del cineasta bresciano, e la quotidiana battaglia nel sociale del sacerdote ultranovantenne, il suo sessantennale impegno che muove dalla cura della disabilità con l’ambizione di ricostruire un tessuto sociale e un modello possibile di convivenza. Nei sessanta minuti di questo Il fascino dell’impossibile (titolo che ben riassume in sé l’essenza del documentario) il parallelo viene fuori in modo chiaro, limpido, probabilmente voluto.

Il racconto della comunità retta da Ferlauto è emersione di un diverso approccio all’handicap, che vuole valorizzarne le peculiarità senza pietismi o moralismi di sorta: un approccio che interroga coscientemente, e inevitabilmente, sul mondo dei “normali” e sul potere di trasformazione – e rigenerazione – su di esso esercitato dagli ospiti della comunità, e che arriva ad immaginare e progettare una “città aperta”, pensata come modello di convivenza ed esaltazione delle diversità. Un modello dirompente e rivoluzionario, per le sue implicazioni sui rapporti sociali ed economici presenti nel territorio: non dissimile, in un altro campo, dall’altrettanto sovversiva idea di cinema che Agosti persegue da un trentennio, alla ricerca di un’autorialità che si svincoli dalle logiche industriali della Settima Arte.

Fa sempre bene rilevare come esista, e trovi occasionalmente un canale di visibilità, un cinema come quello di Agosti. Si può condividere o meno la radicalità del suo approccio all’immagine filmata, ma non se ne può non apprezzare il rigore. In questo Il fascino dell’impossibile, il lavoro del regista trova il suo ideale corrispondente nel racconto del centro animato da Ferlauto, in un documentario che segue una via opposta a quella di tante, recenti opere di cinema-verità (viene in mente il notevole Genitori, di Alberto Fasulo). Laddove Fasulo e molti suoi colleghi scelgono l’essenzialità, Agosti porta nel documentario il suo linguaggio lirico e a tratti visionario; laddove i primi giocano sul fuori campo e l’understatement, il secondo non ha paura di mostrare, rivelare.

I disabili di Agosti e Ferlauto (e i volontari che li assistono) si offrono alla macchina da presa senza remore, vengono seguiti dallo sguardo indagatore ed empatico del regista, riempiono con la loro solida presenza le enormi stanze e i corridoi della struttura. Lo fanno esaltandone il calore, vivificandone i volumi, integrandosi coi loro corpi nelle architetture, così vive e significanti, degli interni (frutto, come viene specificato, di materiali di scarto riutilizzati). I sessanta minuti de Il fascino dell’impossibile si rivelano così lirici e densi, capaci di ammaliare e coinvolgere nella visione intransigente e umana di convivenza (e arte) che accomuna soggetto e oggetto della rappresentazione, integrandosi con un commento sonoro (frutto della sinergia tra le composizioni di Ennio Morricone e l’evocativa voce di Thea Crudi) fatto di suggestione e sostanza.

Un bel documentario come questo Il fascino dell’impossibile può trovare un limite, probabilmente, solo nella sua breve durata, nonché in un approccio (ma si tratta di una scelta precisa) che predilige lo sguardo d’insieme all’indagine del singolo soggetto, la resa delle dinamiche che animano la vita della struttura alla ricostruzione puntuale delle vite di ospiti e volontari. Un cut più lungo (il totale del materiale filmato, ha rivelato il regista, consta di circa 22 ore) avrebbe forse consentito di indagare più a fondo le problematiche legate alla vita nella comunità, e le loro ricadute sui singoli; ma avrebbe anche rischiato di togliere armonia, rigore e compattezza all’opera. Una scelta, quella nel segno della ricostruzione d’insieme, di cui ci sentiamo quindi di comprendere (e in parte condividere) le ragioni.

Scheda

Titolo originale: Il fascino dell’impossibile
Regia: Silvano Agosti
Paese/anno: Italia / 2015
Durata: 63’
Genere: Documentario
Cast: Antonina Di Martino, Luigi Orazio Ferlauto
Sceneggiatura: Silvano Agosti
Fotografia: Silvano Agosti
Montaggio: Silvano Agosti, Giuliana Zamariola, Lorenzo Agosti
Musiche: Ennio Morricone
Produttore: Silvano Agosti
Casa di Produzione: Edizioni l’Immagine
Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà

Data di uscita: 23/01/2016

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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