SECONDA PRIMAVERA

SECONDA PRIMAVERA
di Francesco Calogero


Ispirandosi in parte alla Nouvelle Vague, in parte agli incastri del destino di certo cinema del sudest asiatico, Francesco Calogero dirige con Seconda primavera un'atipica love story, non sempre equilibratissima ma dall'indiscutibile magnetismo.

L'obliquo scorrere del tempo

Andrea, architetto cinquantenne, ha perso anni fa sua moglie Sofia, morta in un tragico incidente. L’uomo si è chiuso in un isolamento perenne, incapace di costruire altre relazioni, tormentato dai ricordi della donna amata. A spezzare la solitudine di Andrea arriva Hikma, giovane magrebina dal volto e dal temperamento simili a Sofia. Hikma, ripudiata da suo fratello, è da poco rimasta incinta di Riccardo, un trentenne sposato e insoddisfatto della sua vita coniugale. I due si sono conosciuti casualmente durante un veglione di Capodanno, durante il quale Andrea è stato involontario fautore del loro incontro; ma il temperamento incostante e ondivago di Riccardo fa presto in modo che la loro relazione naufraghi; non prima, tuttavia, che Hikma abbia dato alla luce una bambina. La ragazza, insieme alla piccola, si rifugia così nella dimora di Andrea, quella che l’architetto ha per anni condiviso con la consorte scomparsa.

Francesco Calogero, nome di punta del cinema indipendente italiano, racconta con Seconda Primavera un’atipica e personale love story. Un’opera che segna l’esordio della casa di produzione Polittico, fondata dallo stesso regista; qui Calogero ha potuto, forse per la prima volta, confezionare un prodotto totalmente personale, gestendone e controllandone in prima persona ogni componente. Una commedia incentrata sugli incontri/scontri delle vite di quattro personaggi, surriscaldata da un registro grottesco, in cui un intreccio palesemente debitore alla Nouvelle Vague francese (sono chiari i rimandi alle migliori opere di Erich Rohmer) si fonde con una scansione temporale insolita, che ricorda gli incastri del caso e i giochi del destino di certo cinema orientale (vengono in mente i minimali ritratti di Hong Sang-soo, ma anche l’ineluttabilità dello scorrere del tempo del classico di Kim Ki-Duk Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera).

Quello di Calogero è un prodotto sicuramente insolito, decentrato e di difficile classificazione in un panorama standardizzato come quello italiano attuale. Gli incastri della trama, le reiterazioni del destino, il lento disvelamento delle storie di ognuno dei personaggi, vanno a comporre un quadro composito, magari a tratti sghembo e poco centrato, ma non privo di un suo singolare magnetismo. I quattro personaggi, in modo esplicito, incarnano ognuno una diversa stagione della vita, in una descrizione che trova il suo corrispondente figurativo nel giardino del protagonista: segno ed emblema, quest’ultimo, nella sua immagine, del tempo che scorre, in una logica ciclica che valorizza il mutamento così come la reiterazione. Un elemento il cui rivelatorio contatto aiuterà, in modi diversi, ognuno dei personaggi coinvolti.

Il tono di questo Seconda primavera, sempre così in bilico tra il realismo minimale e un umorismo di matrice grottesca, spesso a un passo dal precipitare nel macchiettismo, mostra una sua peculiare efficacia; un insieme di registri che reggono il film in un equilibrio a tratti precario, ma che di esso costituiscono, con la loro alternanza e interazione, buona parte del fascino. La regia di Calogero, dal taglio classico malgrado il carattere sopra le righe della narrazione, riesce anche a valorizzare le prove degli interpreti, oltre alle peculiarità e al fascino degli ambienti (su tutti, il giardino del protagonista, centro nevralgico e luogo simbolico per eccellenza della vicenda).

L’equilibrio di tono ricercato (e per larghi tratti raggiunto) dal regista, rischia comunque in più occasioni di infrangersi in un’insistenza gratuita sul mood grottesco, che finisce per sottrarre credibilità e sostanza al tutto. Una sceneggiatura non priva di limiti e sbavature, quella scritta dallo stesso Calogero, che inoltre “chiede” troppo allo spettatore sul piano delle ellissi temporali e degli eventi lasciati fuori campo: una vicenda che si snoda nell’arco (complessivo) di un anno e mezzo, aveva forse bisogno di un respiro e di un’estensione temporale più ampi. Una necessità di sintesi (non gestita al meglio) che finisce per togliere spessore e pregnanza anche ad alcuni personaggi, tra i quali si segnalano la Rosanna interpretata da Anita Kravos, e il fratello della protagonista, col volto dell’attore di origini tunisine Hedy Krissane. Limiti che in parte intaccano l’efficacia narrativa di Seconda primavera, minandone la compattezza ma non scalfendone la singolare malìa estetica.

Titolo originale: Seconda Primavera
Regia: Francesco Calogero
Paese/anno: Italia / 2015
Durata: 108’
Genere: Drammatico
Cast: Angelo Campolo, Anita Kravos, Antonio Alveario, Claudio Botosso, Desirée Noferini, Gianluca Cesale, Hedy Krissane, Nino Frassica, Tiziana Lodato
Sceneggiatura: Francesco Calogero
Fotografia: Giulio Pietromarchi
Montaggio: Mirco Garrone
Musiche: Sandro Di Stefano
Produttore: Francesco Calogero
Casa di Produzione: Polittico
Distribuzione: Mariposa Cinematografica

Data di uscita: 04/02/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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