LA MACCHINAZIONE

LA MACCHINAZIONE
di David Grieco


Tentando di raccontare l'omicidio di Pier Paolo Pasolini, David Grieco confeziona con La macchinazione un prodotto non riuscito, che vorrebbe seguire la strada dell'inchiesta ma appesantisce la sua costruzione con una serie di sovrastrutture e vezzi estetici ai limiti del kitsch.

Un delitto virato in kitsch

2 novembre 1975: all’Idroscalo di Ostia, nelle prime ore del mattino, viene ritrovato il cadavere di un uomo percosso e straziato. Poco dopo, il corpo sarà identificato come quello di Pier Paolo Pasolini. Per il delitto viene accusato e condannato Pino Pelosi, diciassettenne che frequentava il poeta e aveva con lui una relazione. Ma, fin dall’inizio, sono numerosi i dubbi che si addensano intorno alla sentenza, a partire dalla probabile presenza di altre persone nel luogo del delitto, fino alle indagini che Pasolini stava conducendo su alcune trame relative allo stragismo italiano, e ai suoi incontri col non identificato scrittore che usava lo pseudonimo di Giorgio Steimetz. Le indagini confluiranno poi nel romanzo-inchiesta Petrolio, uscito postumo nel 1992. I dubbi sulla versione ufficiale, che vuole il solo Pelosi come responsabile del delitto, e l’ipotesi di una congiura facente capo ai potentati politici ed economici, ai servizi segreti, e ad ambienti dell’estrema destra, sono riassunti nel libro di David Grieco La macchinazione, ispiratore di questo suo omonimo film.

È un lavoro, quello di Grieco, che a oltre quarant’anni di distanza vorrebbe rendere conto di quella che, per la cultura italiana e per la vita del paese nel suo complesso, resta una ferita aperta. Un evento, la tragica morte di Pasolini, che in un periodo drammatico come quello degli anni ‘70 va a inserirsi in una rete di trame tuttora impossibili da districare, che hanno visto il nostro paese teatro di una guerra solo in minima parte facente capo ai suoi protagonisti. Il delitto Pasolini, con i tanti dubbi sulla sua ricostruzione, e le tante ipotesi alternative, si inserisce tuttora tra quelli che possiamo definire (con un certo grado, inevitabile, di semplificazione), i “misteri d’Italia”. Il cinema, tra i tanti mezzi espressivi del poeta, ha già indagato questo evento (e la figura di Pasolini nel suo complesso) in più di un’occasione: tra queste, il film-ricostruzione di Marco Tullio Giordana Pasolini, un delitto italiano, il misconosciuto Nerolio di Aurelio Grimaldi, e il più astratto – nonché più centrato sulla figura del poeta in sé, e sui suoi ultimi giorni – Pasolini di Abel Ferrara.

Ora, a tentare di dare un ulteriore contributo alla ricerca della verità (e all’indagine su una figura che non smette di affascinare) giunge proprio Grieco, che con La macchinazione traduce in immagini il suo omonimo saggio. Nel progetto dello scrittore e regista italiano, che già aveva rifiutato di collaborare alla stesura dello script per il film di Ferrara, c’è in realtà più di un intento polemico verso il non apprezzato lavoro del collega americano: libro e film nascono, secondo le parole di Grieco, come una sorta di “riparazione” a quella che secondo il regista sarebbe stata “un’ultima, oscena lapide cinematografica sulla vita e la morte di Pier Paolo Pasolini”. Nonostante la polemica dichiarazione di intenti di Grieco, comunque, il suo film sceglie un’ottica diversa e complementare rispetto a quella di Ferrara: intima, visionaria e morale (non moralista) quella del regista americano, politica, divulgativa e composita quella dell’italiano. A vestire i difficili panni di Pasolini troviamo qui un inedito Massimo Ranieri, contornato da uno stuolo di comprimari di lusso comprendente Milena Vukotic, Roberto Citran e Libero de Rienzo.

Scegliendo la strada dell’inchiesta filmata, ma appesantendo inopinatamente il film di una serie di sovrastrutture e stilemi che sfiorano il kitsch, Grieco confeziona purtroppo un prodotto cinematograficamente deludente. Cercando di rifarsi all’asciuttezza e visionarietà di un maestro come Francesco Rosi, il cineasta italiano dimentica il rigore, dissemina la pellicola di parentesi inutili, perde sovente di vista la ricostruzione e si mostra smanioso di esibire una malintesa autorialità. Inutili (e gratuite) alternanze di bianco e nero e colore si sommano a didascalismi involontariamente ridicoli (le immagini virate al negativo a seguire l’annuncio del furto dei negativi di Salò o le 120 giornate di Sodoma) e a sequenze in digitale (l’ultima è la più significativa) di cui sfugge l’utilità nell’economia narrativa del film.

Una generale sciatteria registica, quella di questo La macchinazione, che risulta aggravata dalla performance sottotono di Massimo Ranieri, evidentemente fuori parte e poco convinto in un ruolo non nelle sue corde; ma sottolineeremmo anche il carattere grottescamente posticcio dell’accento romano di Matteo Taranto (era così difficile doppiarlo?) Così, il film di Grieco finisce per vanificare la sua pur presente urgenza divulgativa, in un prodotto artisticamente non riuscito, tanto esteticamente vacuo da risultare respingente anche per chi si fosse accostato con interesse al suo soggetto.

Titolo originale: La macchinazione
Regia: David Grieco
Paese/anno: Francia, Italia / 2016
Durata: 115’
Genere: Biografico, Drammatico
Cast: Alessandro Sardelli, Catrinel Marlon, François-Xavier Demaison, Libero De Rienzo, Massimo Ranieri, Matteo Taranto, Milena Vukotic, Paolo Bonacelli, Roberto Citran, Tony Laudadio
Sceneggiatura: David Grieco, Guido Bulla
Fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Francesco Bilotti
Musiche: Roger Waters
Produttore: Dominique Desforges, Dominique Marzotto, Lionel Guedj, Vincent Brançon
Casa di Produzione: Montfluor Film, Propaganda Italia, To Be Continued
Distribuzione: Microcinema

Data di uscita: 24/03/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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