LA BATTAGLIA DEI SESSI

LA BATTAGLIA DEI SESSI

Raccontando il match tra Billie Jean King e Bobby Riggs – passato alla storia come La battaglia dei sessi – Jonathan Dayton e Valerie Faris confezionano un prodotto avvincente, che tuttavia denuncia qualche limite quando cerca di estendere il suo sguardo alla società americana degli anni '70 tout court.

Campo di battaglia

1973: la campionessa di tennis californiana Billie Jean King abbandona polemicamente gli U.S. Open, in segno di protesta contro il livello delle retribuzioni per le atlete donne, sensibilmente più basso rispetto a quello degli uomini. La donna si mette alla guida di un gruppo di atlete ribelli che condividono la sua battaglia, dando vita a un nuovo torneo nazionale. Mentre l’iniziativa della tennista ottiene un grande risalto presso i media statunitensi, l’ex campione di tennis (e ora giocatore incallito) Bobby Riggs intravede la possibilità di enormi guadagni sfidando apertamente la donna. In una società ancora ancorata ad un rigido sessismo, Riggs finisce per incarnare il più becero tradizionalismo maschilista: il match, che balza presto all’attenzione dei media di tutto il mondo, passerà alla storia come “la battaglia dei sessi”.

Alla sua opera terza, dopo due film caratterizzati da una dimensione da commedia indie (i fortunati Little Miss Sunshine e Ruby Sparks) la coppia formata da Jonathan Dayton e Valerie Faris, compagni sul set come nella vita, cambia registro e amplia le sue ambizioni. Quello che i due cineasti puntano a raccontare in questo La battaglia dei sessi, infatti, è molto più di un semplice evento sportivo e mediatico: il match tra la giovane Billie Jean King e lo stagionato Bobby Riggs rappresentò una sorta di spartiacque, un momento di passaggio in cui il tennis femminile statunitense (e non solo) avrebbe acquisito definitivamente uno status di eguale dignità rispetto al suo corrispondente maschile. Un passaggio che, in piena epoca di rivendicazioni femministe, avrebbe costituito uno dei tanti tasselli di una lotta per l’emancipazione destinata a protrarsi ben oltre il decennio (entusiasmante e contraddittorio) degli anni ‘70.

Andando a inserirsi in un filone fecondo e florido per il cinema statunitense, ovvero quello che lega importanti istanze sociali ad alcune iconiche figure dello sport (ne è un esempio il recente Race – Il colore della vittoria), il film di Dayton e Farris si muove costantemente tra la dimensione pubblica e quella privata dei due protagonisti, seguendone parallelamente (giustapponendoli) i diversi percorsi. In questo, la figura di una Billie Jean King magnetica e obliqua, interpretata con un’ottima aderenza mimetica da Emma Stone (reduce dall’Oscar per La La Land) si contrappone alla calcolata cialtroneria del Riggs col volto di Steve Carell, giocatore incallito e rappresentante di un maschilismo talmente sopra le righe da risultare (volutamente) difficile da prendere sul serio. C’è inoltre spazio, in una vicenda tipicamente calata nel suo tempo, per la love story clandestina (ma in seguito destinata a venire alla luce) della tennista con la sua parrucchiera, qui ben incarnata da una fragile Andrea Riseborough.

Abili nel descrivere (trasfigurandola) la dimensione più piccola e intima dei loro personaggi, Dayton e Faris danno il loro meglio laddove la sceneggiatura di La battaglia dei sessi si concentra sul privato dei due contendenti, esplorandone la quotidianità (e il suo conseguente sconvolgimento) e i rapporti con le figure a loro più prossime. In questo, molto fanno le ottime prove della Stone e di Carell, ma anche la scelta del grado di distorsione grottesca (funzionale, non tale da scadere nella caricatura) di alcune situazioni, in special modo quelle che coinvolgono la figura di Riggs. Interessante, anche se irrisolta, si rivela inoltre la love story della protagonista col personaggio interpretato dalla Riseborough, messa in scena con misura e intelligenza, in un approccio caratterizzato (all’interno di un contenitore certo non all’insegna dei toni sussurrati) dal giusto grado di credibilità e understatement.

Laddove amplia la sua visuale e punta a fare una più complessiva fotografia degli anni ‘70 e del sessismo in essi (ancora) insito, La battaglia dei sessi perde di efficacia, denunciando una certa convenzionalità di approccio. Tutto, nel portato “sociale” del confronto tra la King e Riggs, è delineato all’insegna dello schematismo, di un percorso semplicistico e risaputo che taglia con l’accetta i personaggi (tra questi, il gretto ex tennista col volto di Bill Pullman) e banalizza oltremodo la dialettica (sociale e culturale prima che sportiva) che il match incarnò. La sceneggiatura sceglie la via più facile per narrare i due opposti percorsi che portano i due contendenti l’uno di fronte all’altra, montando (laddove lo sguardo si allarga a una dimensione più ampia rispetto a quella più prossima ai due personaggi) un climax inutilmente e grossolanamente enfatico. Appesantito da una colonna sonora inutilmente invadente, il film pecca così di superficialità nella rappresentazione della dimensione collettiva dell’evento, denunciando la scarsa dimestichezza dei due registi con vicende dal respiro più ampio e tendenti a un approccio in certa misura “epico”.

La battaglia dei sessi (2017) poster locandina

Scheda

Titolo originale: Battle of the Sexes
Regia: Jonathan Dayton, Valerie Faris
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2017
Durata: 121’
Genere: Commedia, Biografico
Cast: Alan Cumming, Andrea Riseborough, Ashley Weinhold, Austin Stowell, Bill Pullman, Bridey Elliott, Cooper J. Friedman, Elisabeth Shue, Emma Stone, Enuka Okuma, Eric Christian Olsen, Fidan Manashirova, Fred Armisen, James Mackay, Jessica McNamee, Kaitlyn Christian, Lauren Kline, Lewis Pullman, Martha MacIsaac, Mickey Sumner, Natalie Morales, Sarah Silverman, Steve Carell, Tim Ransom, Wallace Langham
Sceneggiatura: Simon Beaufoy
Fotografia: Linus Sandgren
Montaggio: Pamela Martin
Musiche: Nicholas Britell
Produttore: Danny Boyle, Christian Colson, Karen Ruth Getchell, Robert Graf, Jeffrey Harlacker, Thomas Patrick Smith
Casa di Produzione: Decibel Films, TSG Entertainment, Fox Searchlight Pictures, Cloud Eight Films
Distribuzione: 20th Century Fox

Data di uscita: 19/10/2017

Trailer

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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